[Recensione] Prey – Mooncrash

Di Andrea "Geo" Peroni
15 giugno 2018

Erano mesi ormai che si sapeva: Arkane Studios, che disseminava indizi sui social network neanche troppo nascosti, stava lavorando a qualcosa di nuovo su Prey. Lo splendido shooter sci-fi uscito nel 2017, che condivide ispirazioni dai vari BioShock e Dishonored, è stato premiato da noi con un ottimo giudizio nella relativa recensione, che vi lasciamo qui nel caso la vogliate leggere o rileggere nel caso lo abbiate già fatto. Nonostante il successo commerciale di Prey non sembra sia stato affatto eclatante, Bethesda sembra voler puntare ancora sul gioco e sui suoi instancabili ragazzi di Arkane, che proprio in occasione dell’E3 2018 hanno svelato il progetto: Mooncrash, un DLC di Prey reso disponibile dal 12 giugno e davvero molto particolare. Se pensate di trovarvi di fronte ad un’esperienza che ricalca quella di Prey, vi sbagliate. Scoprite perché nella nostra recensione.

Versione provata: PlayStation 4.

C’È QUALCOSA, LÀ FUORI

Mooncrash si pone come una sorta di spin-off di Prey, una nuova esperienza nello stesso universo narrativo del gioco di Arkane Studios col quale condivide atmosfere e tematiche ma che si differenzia per meccaniche davvero molto particolari. Come suggerisce il nome, il DLC è ambientato sulla Luna, più precisamente nella base lunare di Pytheas costruita dalla TranStar e dove qualcosa sta accadendo. O è già accaduto. Oppure no? Tutto quello che vivremo in Mooncrash è in realtà una simulazione, un gigantesco programma ideato dagli scienziati della TranStar per fungere da esercitazione di sopravvivenza nel caso in cui sopraggiunga un’emergenza come quella vissuta da Morgan Yu su Talos. I Typhon, del resto, sono una potenziale e mortale minaccia, e sottovalutarli potrebbe essere un disastro. Meglio sfruttare le conoscenze su di loro per ipotizzare scenari apocalittici e preparare la fuga da Pytheas. Oppure c’è qualcosa sotto?

Per l’intera durata di Mooncrash, la cui esperienza può occupare almeno 10 ore di gioco, avrete la sensazione di trovarvi sì in una simulazione, come vi verrà detto all’inizio, ma che sembra ci sia sotto qualcosa di più. Possibile che la minaccia Typhon sia divenuta realtà anche su Pytheas, riproponendo i disastri già visti su Talos? O è tutto falso, qualcosa di programmato ad hoc, comprese le registrazioni dell’equipaggio completamente decimato e che parlano di tremori nel sottosuolo lunare, persone possedute e alieni inarrestabili? Pur non allacciandosi direttamente alla storia di Prey e Yu, buona parte della bontà narrativa di Mooncrash si nasconde proprio in questa lore, fatta di tanti piccoli indizi che permettono di ricostruire gli avvenimenti. Ma, ancora una volta, parliamo di cose realmente accadute o di una simulazione? Il quesito ci ha accompagnato per un bel po’, e sarebbe stupido darvi una risposta qui. Il compito di capire cosa stia accadendo tocca a voi.

Al di là di questi curiosi aspetti narrativi legati a Pytheas, lo scopo della simulazione è quello di riuscire a fuggire dalla stazione lunare sani e salvi, e nella fattispecie cercare di farlo con tutti i 5 protagonisti di questo DLC. All’inizio ne avremo solamente uno a disposizione, un semplice addetto della stazione che deve riuscire a raggiungere sano e salvo una capsula di salvataggio per fuggire. Completando questa missione, si sblocca un altro personaggio, che a sua volta ha un altro obiettivo da completare, e così via. La simulazione, in sé, rappresenta l’intero corso della nostra esperienza, che grazie però al sistema ideato da Arkane finisce col risultare sempre differente dall’ultima volta che l’avete sperimentata.

SEMPRE DIVERSO

Gli sviluppatori di Prey hanno pensato bene, per Mooncrash, di ispirarsi ad una metologia di gameplay roguelike. Nel DLC ritroviamo infatti parecchi degli elementi distintivi di questo genere: quando il personaggio muore permanentemente, la simulazione finisce oppure continua solo se abbiamo altri personaggi sbloccati e da utilizzare; parte degli oggetti, quelli legati ad esempio ai progetti di costruzione degli equipaggiamenti, rimangono in nostro possesso; al termine di una simulazione, poi, accumuliamo progressivamente Punti Sim che possiamo spendere per i successivi tentativi, acquistando armi sin da subito per rendere più veloce e semplice la nostra esperienza di gioco.

Più che roguelike, comunque, per Prey: Mooncrash sarebbe più giusto parlare di meccaniche roguelite, che riprendono cioè buona parte dei tratti distintivi del primo modificandone però alcune caratteristiche. La grande base lunare di Pytheas, che potremo visitare in tutto il suo splendore condito da un level design sempre sopraffino, rimane invariata nell’aspetto lungo tutte le simulazioni, ma la posizione dei nemici, la tipologia di questi nemici e la presenza di dati oggetti da cercare, variano da partita a partita, nel tentativo di offrire un’esperienza differente ogni qualvolta ci lanciamo in una nuova simulazione. Tentativo riuscito: mentre siamo riusciti a completare alcune simulazioni in relativa tranquillità, altre, nonostante la presenza di più personaggi giocabili da utilizzare, sono state particolarmente ostiche, a causa ad esempio della presenza di qualche nuovo nemico come un gigantesco e mortale Typhon capace di nuotare letteralmente sotto il suolo e che capta le vibrazioni. Praticamente inarrestabile, se non prendete un po’ di confidenza con il gioco.

Cosa ci rimane a fine simulazione, una volta che abbiamo terminato i personaggi? Tutti i nostri Punti Sim che possiamo riutilizzare in simulazioni successive, i progetti, le capacità acquisite (ma non le abilità Neuromod, attenzione), e l’esperienza che ci siamo fatti, esplorando cunicolo per cunicolo la stazione di Pytheas. Ogni simulazione è un’avventura a sé stante, un modo di giocare diverso per noi, già ammaliati da Prey. Mooncrash ne conserva il gunplay, il feeling con le armi, i poteri acquisibili con le Neuromod che abbiamo imparato a padroneggiare su Talos I e i nemici, i maledetti ed enigmatici Typhon, ma si tratta di qualcosa di profondamente diverso dal suo progenitore, e molto ben riuscito al pari dell’originale.

PUNTI DI FORZA

  • Una nuova e diversa esperienza da vivere nel mondo di Prey
  • Nuove meccaniche apprezzate

PUNTI DEBOLI

  • Il prezzo potrebbe tenere lontano qualcuno

Ci aspettavamo un DLC molto diverso per Prey, maggiormente improntato sulla narrazione senza abbandonarne meccaniche survival e shooter, ma Mooncrash ha un sapore molto differente, inaspettato ma che funziona. Le atmosfere sono rimaste totalmente invariate rispetto a Talos: visitare la grande base lunare di Pytheas è un viaggio sempre carico di tensione, di incertezza e di pericoli, che spesso non riusciamo neppure a prevedere vista la proceduralità con la quale le simulazioni si susseguono. Le meccaniche roguelike pensate per questo contenuto consentono di vivere un’avventura simile per certi versi a Prey, e completamente differenti per altri, ma che ci dicono una cosa ben precisa: Arkane sa fare perfetti centri anche esplorando modi di giocare inconsueti, adattando la loro più recente e importante opera ad un modello di videogioco prima impensabile ma che funziona. Il prezzo di circa 20€ potrebbe effettivamente tenere lontano qualcuno, ma considerate le almeno 10 ore per portare a termine il tutto. Inoltre, se non avete mai acquistato Prey potete portarvi a casa l’intero pacchetto ad un ottimo prezzo, e quella è davvero un’offerta irrinunciabile. Se non avete mai dato una chance al gioco, farlo adesso in occasione del ritorno in grande stile (sono state aggiunte anche due modalità al gioco principale) è il momento giusto.

Grazie a Bethesda Italia per il codice review di Prey: Mooncrash.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.