[Recensione] Remothered: Tormented Fathers

Remothered: Tormented Fathers Recensione
Di Ruggiero
13 agosto 2018

Per recensire un videogioco è molto importante considerare, oltre i classici fattori, anche il momento storico in cui esso è stato concepito e sviluppato. Specie poi se si parla di un survival horror, un genere in continuo divenire nel tempo. Ogni epoca ha avuto le sue tendenze, basti pensare ad esempio al passaggio dalla visuale isometrica al character relative, per terminare con la telecamera in prima persona, allora possiamo dire che Remothered: Tormented Fathers è tutto fuorché un horror di categoria. Questa produzione, tutta italiana, di Chris Darril e Stormind Games è un agglomerato di influenze e frutto di un’attenta ricerca, un videogioco con una propria identità e una propria forza, quella delle idee. Scopriamone di più insieme.

Versione testata: PlayStation 4

Orrore e Mistero

Remothered: Tormented Fathers – attualmente disponibile per Xbox One, PlayStation 4 e PC – è il primo capitolo di una cupa trilogia. Al centro delle vicende troviamo Rosemary Reed, una donna dal misterioso passato che decide di addentrarsi nella villa del Dr. Felton per indagare sulla scomparsa della figlia di quest’ultimo: Celeste. Qui ha inizio tutto, non si torna indietro. Ci facciamo strada nella mansione, lungo i suoi corridoi, per una chiacchierata con Richard Felton. L’abitazione non è poi così accogliente, fuori piove e l’atmosfera fa pensare a tutto tranne che a un finale felice. Raggiunto Felton cominciamo a fargli delle domande, ma l’interrogatorio non va come dovrebbe, siamo di troppo: veniamo invitati ad andarcene. Chiaramente questo non ci scoraggia e con uno stratagemma riusciamo comunque a rientrare. Stavolta però la calma quasi investigativa lascia spazio malauguratamente a un senso di smarrimento e di forte ansia, la certezza di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Tuttavia bisogna andare avanti, bisogna scoprire dov’è Celeste.

Remothered: Tormented Fathers Recensione

Alla base dell’intera esperienza ludica c’è una forte impronta esplorativa. La progressione della trama è di fatti legata ad alcuni enigmi ambientali, la cui risoluzione ci garantirà libero accesso a quelle zone precedentemente irraggiungibili, mentre gli aspetti più oscuri della trama sono sviscerati in documenti e ritagli di giornale nascosti in giro. Ma non pensate che scoprire l’ignoto sia un lavoro da poco. Villa Felton è a tutti gli effetti un fitto labirinto in cui non è affatto semplice né bello orientarsi: gli stalker (così vengono chiamati i nostri antagonisti) sono vivi, si spostano all’interno della casa e non ci daranno pace fino ad averci trovati e uccisi. Rispetto alla minaccia costante degli stalker il giocatore ha poche scelte che rientrano nella sfera dell’hide and seek, quindi fuggire, ferire i nemici o usare lo stealth, meccaniche su cui il team ha lavorato duramente dando vita ad una intelligenza artificiale feroce e che va oltre il semplice compito di seguirvi e uccidervi, memorizzando persino i vostri spostamenti.

Siamo all’inferno?

L’anima oscura e claustrofobica di Remothered è ciò su cui gli sviluppatori hanno puntato di più. Le frenetiche fasi di inseguimento, i jumpscare e l’assenza di momenti di rottura mettono il giocatore in uno stato di continuo turbamento (ci è capitato di essere catturati nell’unico istante in cui abbiamo distolto lo sguardo dallo schermo, ed eravamo ben nascosti in un armadio), un tipo diverso di paura che non ha necessariamente a che vedere con lo splatter o con il sovrannaturale. Tutto frutto di una buona dose di immedesimazione propiziata dal sistema di gioco e da una sapiente direzione artistica che ha saputo giocare con il binomio palette cromatica-contrasto di luci.
Lo dicevamo prima e lo riconfermiamo, Remothered è un bagaglio di influenze, tanto nel gameplay quanto nella trama dai forti tratti psicologici. La regia quasi filmica, la scrittura, sono di alto livello e la nostra curiosità non si è spenta nemmeno al termine della nostra esperienza. Alla fine siamo rimasti con più interrogativi di quanti non ne avessimo all’inizio, interrogativi a cui presumibilmente verrà data una risposta con i prossimi capitoli.

I colori scuri e gli spazi bui non riescono però a nascondere le imperfezioni di questo indie italiano. Prendendo confidenza con il sistema di gioco abbiamo compreso lo schema principale seguito (e ripetuto) dagli antagonisti ed è venuto meno il senso di impotenza che aveva condizionato le prime fasi del nostro cammino. Ci sono stati inoltre alcuni problemi durante le interazioni con luoghi e oggetti di villa Felton a causa di un sistema piuttosto impreciso, tarato non alla perfezione, il che ha reso più difficoltosa la gestione di alcune situazioni. La longevità ne ha rimesso per l’assenza di livelli di difficoltà più elevati e di contenuti aggiuntivi, difficilmente il gioco si presterà a nuove partite senza un pretesto per farlo.

Non aprite quella porta

A livello tecnico Remothered: Tormented Fathers funziona senza troppi intoppi. I modelli contano un discreto numero di poligoni e sono animati fluidamente se non si tiene conto di alcune imperfezioni. Abbiamo registrato cali nei frame ma è successo in poche occasioni e quasi sempre in momenti di grande stress per la console. Bug ne abbiamo trovati, anche se non in gran numero. Ci riferiamo per lo più a problemi di compenetrazione tra il modello di Rosemary e quello del killer in ambienti stretti, in quei casi l’hitbox della protagonista è scomparsa e siamo diventati “immortali”. Il bug che più ci ha sorpreso ha prodotto una schermata nera al posto del menu principale dopo aver assistito ai crediti finali.
La volontà di dare una forte impronta di terrore a Remothered è passata dal comparto audio del gioco, una delle sezioni migliori e di maggior cura. Le musiche sono state composte niente di meno che da Nobuko Toda, famosa compositrice giapponese che ha lavorato a produzioni del calibro di Metal Gear Solid e Kingdom Hearts, con un risultato assolutamente funzionale e in linea con i canoni del gioco. Le terribili melodie da lei ideate svolgono gran parte del lavoro nella creazione di atmosfere dark e poco tranquille e non è da poco riuscire a integrare una figura così importante nel proprio progetto. L’impatto visivo è stato buono e conta poche sbavature se non l’utilizzo esagerato di alcuni effetti di sfocatura per i filmati. L’ultima nota di interesse riguarda il doppiaggio. Il cast delle voci include nomi importanti come il premio BAFTA Adam Harrington e la fattura è buona, duole per la sola presenza della lingua inglese per il parlato. I nostrani dovranno accontentarsi di leggere i sottotitoli in italiano.

PUNTI DI FORZA

  • Claustrofobico e ansiogeno
  • Trama cinematografica

PUNTI DEBOLI

  • Sistema di interazione imperfetto e bug da risolvere
  • Situazioni ripetute

La forza di Remothered: Tormented Fathers, come dicevamo, sta tutta nelle idee su cui è stato costruito. Questo indie italiano si è dimostrato angosciante, interessante e molto concreto, motivo per cui abbiamo scelto di promuoverlo. Quality over quantity.



Gamer sin dalla tenera età, è impegnato nel tentativo di trasformare la sua passione in lavoro. Scrive di videogiochi con lo stesso entusiasmo che Carlos Matos ha per la vita.