[Recensione] Shenmue I & II – Ritorno al glorioso passato

Di Andrea "Geo" Peroni
27 agosto 2018

Ci sono alcuni giochi che hanno fatto la Storia, con la s maiuscola. Super Mario Bros. e Donkey Kong sono considerati i progenitori dei platform, Ultima definì alcuni canoni dei giochi di ruolo negli anni ’80 che ancora oggi serie come Final Fantasy e Dragon Quest si portano appresso, Half Life ampliò il concetto di FPS e consentì la definitiva evoluzione del genere a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio con la successiva espansione degli sparatutto a macchia d’olio. Shenmue, di Yu Suzuki, un signore che sul suo curriculum ha anche cosucce dl calibro di Virtua Fighter e Ferrari F355 Challenge, è un altro di questi illustri videogiochi che si meritano un posto nella hall of fame. D3T, dietro ordine di SEGA, ha avuto l’onore di riportare sui nostri schermi questa storica e straordinaria serie, che l’anno prossimo, dopo lustri di attesa, si arricchirà finalmente del terzo e conclusivo capitolo. Una versione rimasterizzata dal titolo Shenmue I & II, uscita lo scorso 21 agosto, che ha fatto riaffiorare antichi ricordi, e che ha messo in luce, anche a distanza di anni, come il visionario Suzuki fosse un passo avanti a tutti.

Versione provata: PlayStation 4.

LO SPECCHIO DEL DESTINO

Tutti, bene o male, conosciamo la storia di Shenmue, ma è giusto rievocarla specialmente per le nuove generazioni. Shenmue ha inizio quando Ryo Hazuki, un giovane ragazzo giapponese esperto di arti marziali, rincasa in una fredda giornata invernale del 1986, trovandosi di fronte allo scontro tra suo padre e il misterioso e spietato Lan Di. Il padre, in fin di vita, confiderà a Lan Di ciò che l’uomo vuole sapere: l’unicazione di un oggetto alquanto criptico, un medaglione verde chiamato Specchio della Fenice (Phoenix Mirror in lingua originale, data l’assenza di una traduzione in italiano). Trafitto dal dolore, il giovane Ryo non si perde d’animo, e anzi pochi giorni dopo essere rinvenuto dallo scontro fisico con Lan Di inizia a dare la caccia all’assassino di suo padre, per vendicarlo e scoprire cosa si nasconde dietro allo specchio.

Ryo inizierà così una lunga avventura, che dal Giappone alla Cina – ambientazione di Shenmue II – lo porterà ad avvicinarsi sempre di più all’organizzazione di Lan Di, e alla vendetta tanto desiderata. Quella che può sembrare una banale storia di caccia al cattivone non rispecchia minimamente ciò che racconta davvero Shenmue. Intrighi, organizzazioni segrete, persino elementi sovrannaturali. Un lungo filo conduttore che accompagna il videogiocatore dai primi istanti di Shenmue fino al clamoroso finale del secondo capitolo, che lasciò i giocatori nel 2001 a bocca aperta e in attesa del terzo fatidico capitolo che avrebbe chiuso i conti tra Ryo e i suoi veri rivali.

COSA RAPPRESENTA SHENMUE

Oltre ad una storia che finalmente avrà la sua meritatissima conclusione il prossimo anno con Shenmue III, cosa rappresenta davvero Shenmue? Perché questo gioco, o ancor meglio questa serie, si trascina dietro ancora oggi una fanbase così solida e una fama tanto importante? Partendo dall’idea di una tradizionale avventura dinamica, una caccia al cattivo che avrebbe avuto come protagonista il buon Ryo, Yu Suzuki concepì un apparato d’insieme che poi sarà lo Shenmue che conosciamo e che farà scuola negli anni a venire. Dividendo l’azione in macroaree, Shenmue si presenta come una sorta di progenitore degli open world, con ampi quartieri da visitare, negozi dai quali acquistare oggetti, persone con le quali chiacchierare, addirittura incontri casuali di tanto in tanto che sì non sbloccano alcunché e non influiscono sulla trama ma che rappresentavano qualcosa di mai visto. La rappresentazione del mondo di Shenmue era quella di un mondo vivo, con uomini, donne, bambini, anziani, lavoratori, animali, veicoli, ma che soprattutto cambia volto con il passare del tempo, tangibile non solo grazie all’orologio onnipresente su schermo. Vi ricorda qualcosa, tutto questo? Grand Theft Auto, tanto per dirne uno, che con la sua natura sandbox prende ampia ispirazione dal mitico gioco di Suzuki. Ma non finisce qui.

Durante le fasi di combattimento, il gioco si trasforma in un picchiaduro in 3D con tanto di combo da eseguire dopo averle apprese in vari modi e con l’ausilio di Fuku, sempre pronto a fare pratica con noi sulle arti marziali. In questo caso, giochi come Yakuza e Sleeping Dogs hanno preso pienamente spunto dalla natura di Shenmue, tramutando quella che qui era solo una meccanica per i combattimenti in un punto cardine per costruire un intero gioco, o una clamorosa serie proprio come nel caso di Yakuza. E come se non bastasse, in tutto questo turbine di meccaniche mai viste prima di allora e agglomerati ludici che diedero vita a giganti del futuro, ecco che il buon Suzuki si prese la briga di inserire, a giuste dosi, una meccanica già presente in passato ma che deve il suo nome solamente al creatore di Shenmue, i quick time event. Pratica ormai abusata in alcuni giochi, i QTE hanno vissuto grazie a Shenmue il loro grande momento di lancio nell’industria ludica, tanto dall’essere sfruttati in serie di varia natura come God of War, i giochi di Quantic Dream, Kingdom Hearts, Resident Evil e così via.

Shenmue è questo, cari giovani lettori: è il passato di buona parte di quello che vediamo oggi nel nostro medium preferito. Shenmue è un grande racconto, una grande storia, ma anche un capolavoro di innovazione e inventiva, tanto che anche in Shenmue II ci ritroviamo di fronte a qualche nuova chicca che testimoniava una repentina evoluzione. Difficile, davvero difficile capire per quale motivo il mondo stia ancora oggi, dopo 17 anni dal secondo capitolo, attendendo la conclusione della storia di Ryo e della serie Shenmue, alla quale molti devono tanto. Difficile inoltre dire se davvero Shenmue III potrà avere lo stesso impatto che ebbero i suoi due illustri predecessori. Ma si può tranquillamente affermare che molti dei capolavori che oggi viviamo siano discendenti del capolavoro di Yu Suzuki che farà scuola, forse, per sempre.

RIGUARDO LA REMASTERED…

Al netto di quelle che sono le considerazioni su un titolo intramontabile come Shenmue, e relativo sequel, dobbiamo soffermarci ora sulla disamina degli aspetti puramente grafici e tecnici di questa rimasterizzazione ad opera di D3T. In questo senso, il gioco sente tutto il peso degli anni su di sé, di questi lunghissimi 19 anni che separano la sua originaria release su Dreamcast da quella attuale sui moderni sistemi. Gli sviluppatori si sono premurati di modificare l’interfaccia risistemando alcune icone, e di rimappare alcuni controlli per semplificare l’approccio ai moderni giocatori. Mentre il movimento può essere eseguito sia con la levetta sinistra che con la croce direzionale, la telecamera ora viene mossa grazie alla levetta destra, rimanendo però saldamente ancorata a pochi metri da Ryo.

A proposito del sistema di movimento e della telecamera, il gioco mostra evidenti limiti se confrontato con il mondo moderno. Muovere Ryo, specialmente in spazi stretti come corridoi, piccole stanze e aree contenute, è faticoso e necessita di parecchi minuti per farci su la mano, poiché anche operazioni oggi banali come il cambio di direzione sono lenti da eseguire e comportano l’intera rotazione del corpo. La telecamera, poi, non aiuta, limitata dal dover essere sempre vicino al protagonista e dall’impossibilità di muoverla durante i combattimenti, nei quali un nemico può tranquillamente sorprenderci alle spalle. Negli scontri contro più avversari questo può essere davvero fastidioso.

L’audio gracchiante non impedisce di godere del buon doppiaggio originale, ma ci dispiace constatare che, così come in passato, la localizzazione italiana è stata completamente dimenticata. Sul fronte visivo, è stata fatta una buona pulizia generale dell’immagine, con contorni molto più definiti e texture più nitide. I modelli dei personaggi restano però molto squadrati, e sono frequenti i pop-up di elementi dello scenario in lontananza. Il passaggio ai 16:9 durante le fasi di gioco – le cutscene sono rimaste a 4:3 – ha inoltre provocato alcuni effetti indesiderati. Capita di tanto in tanto di assistere a scene di fuga di un NPC che si arresta dopo pochissimi metri mostrando la sua immobile figura. La causa è nei pattern di questi personaggi, che erano stati attentamente pianificati per non essere più d’intralcio in quei momenti con la visuale a 4:3, ma naturalmente sono problemi ai quali si può dare ben poco significato. Abbiamo invece riscontrato alcuni bug grafici nel corso delle iniziali cutscene della storia di Shenmue I (la telecamera resta fissa su un oggetto e non ci mostra altro, ma sentiamo solo il suono) e qualche piccolo glitch nelle vaste aree, ma niente, fortunatamente, che rovinasse l’esperienza di gioco. Un lavoro di rimasterizzazione che, riconosciamo, non deve essere stato facile, ma a giudicare dalle apparenze sembra sia stato fatto davvero il minimo sindacale per riportare in HD i due titoli.

PUNTI DI FORZA

  • Due capolavori della storia videoludica
  • Una storia ricca di sentimento, fascino, passione

PUNTI DEBOLI

  • Il sistema di movimento è invecchiato malissimo
  • Telecamera
  • Graficamente è stato fatto il minimo sindacale

Il lavoro di D3T non deve essere stato semplice, ammettiamolo. I primi due Shenmue sono giochi del SEGA Dreamcast, datati rispettivamente 1999 e 2001, fanno ormai parte di un passato lontano, e un lavoro di rimasterizzazione “tradizionale”, che non ha niente a che vedere con raccolte come Crash Bandicoot N. Sane Trilogy e Spyro Reignited Triogy, si porta sempre con sé una scia di problemi, grafici e tecnici su tutti. Il sistema di movimento è molto legnoso, la telecamera vi darà parecchi grattacapi. Ma parliamo pur sempre di Shenmue, una serie che 19 anni fa rivoluzionò un genere, che introdusse elementi che ancora oggi ritroviamo nei più amati videogiochi, e che ha dalla sua una storia rimasta nel cuore di tutti i suoi fan, cosa davvero rara di questi tempi. Mettere le mani su Shenmue I & II non significa ritrovarsi con un grande lavoro di restauro dei due capolavori, ma significa principalmente recuperare proprio questi due capolavori, che soprattutto i giovani di oggi, che amano questo medium e che vogliono approfondire la sua splendida storia, dovrebbero giocare. Per capire il futuro, occorre guardare al passato, e Shenmue è il passato migliore da cui cominciare.

Un ringraziamento a Koch Media Italia per la copia stampa di Shenmue I & II.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.