Retrogaming – SNES, la “quasi PlayStation”

Di Andrea "Geo" Peroni
14 febbraio 2017

Perché “quasi PlayStation“, intanto per cominciare? La risposta arriverà poco più avanti, ma vi basti sapere che il Super Nintendo Entertainment System, o SNES, avrebbe potuto rappresentare una collaborazione che al giorno d’oggi sarebbe più un’utopia che una possibilità reale. Forse, ma questo non potremo mai saperlo, fu anche uno dei fattori che diedero alla console un successo stratosferico per l’epoca, ancora oggi bramata e desiderata in tutto il mondo. Questo retroscena e molto altro ancora nella retrospettiva odierna su una delle console più importanti, vendute e di successo della storia videoludica, il successore di quel NES che aveva lanciato Nintendo tra i grandi e che fu papà di una console di così tanta importanza per il futuro.

BISOGNO DI CAMBIAMENTO

Lo SNES venne probabilmente materializzato nelle menti di Nintendo nel momento in cui SEGA lanciò sul mercato il suo SEGA Mega Drive, nel 1988. Il Nintendo Entertainment System aveva fino a quel momento fatto registrare ottime vendite sia in Giappone che nel resto del mondo, sfornando anche titoli di indubbia qualità come Super Mario Bros., The Legend of Zelda, Dragon Quest (all’epoca chiamato ancora Dragon Warrior e sviluppata da un ancora indipendente Enix), Castlevania e Final Fantasy, ancora oggi serie considerate tra le più importanti sul panorama videoludico. Il Mega Drive della grande rivale stava però soppiantando la console nel cuore dei videogiocatori, con dalla sua un eccellente parco titoli guidato dall’astro nascente Sonic, creato appositamente per mostrare l’estrema velocità di calcolo che la console permetteva. Serviva dunque qualcosa di più, uno slancio di potenza, una nuova rappresaglia sul mercato che riportasse il potere nelle mani della Grande N: una nuova console. Secondo la dirigenza Nintendo, i tempi per una nuova generazione di console erano giusti, e approfittando dell’ascesa SEGA decisero appunto di mandare progressivamente in pensione il NES e iniziare a pensare al futuro. Fu anche in quei momenti, all’inizio della progettazione della console, che un altro colosso dell’intrattenimento iniziò a collaborare con Nintendo per la nuova home console.

Sony e Nintendo furono infatti ad un passo dal realizzare una console in comune

Sony e Nintendo furono infatti ad un passo dal realizzare una console in comune (o quasi), una collaborazione che come abbiamo detto in apertura è oggi più un’utopia che una valida possibilità. Alla fine degli anni ’90 invece questa non era solo una possibilità, ma qualcosa di concreto che, dopo mesi di lavoro, decisioni e ripensamenti, finì però col non vedere la luce del giorno. Nintendo aveva infatti deciso che lo SNES sarebbe stato dotato di una particolare periferica esterna per l’utilizzo dei CD-ROM, e tale accessorio, che non era mai stato nelle corde della società, venne affidato a Sony. Le due aziende continuarono in un tira e molla per vari anni: dopo l’accordo del 1988, le due aziende si separano e Nintendo ufficializza una nuova partnership con Phillips (1991), dopo che lo SNES era già in commercio; nuova collaborazione che dura però pochi mesi, dopo i quali Nintendo e Sony cercano di riaprire un dialogo e ricominciano a lavorare alla periferica per SNES. Cosa però ha impedito a questa “quasi PlayStation” (questo era il nome della periferica) di uscire sul mercato? Ancora una volta, Nintendo: l’azienda di Kyoto, evidentemente non convinta del lettore CD, chiude i ponti con Sony a pochi mesi dal lancio e abbandona il progetto. È anche colpa di questa fallimentare collaborazione se, pochi anni dopo, Sony si getterà ufficialmente sul mercato dei videogiochi con la prima PlayStation

IL DEBUTTO

Lo SNES uscì in Giappone nel 1990, precisamente il 21 novembre, ma il suo debutto sugli altri mercati del mondo avverrà parecchi mesi dopo (in Europa addirittura nel 1992) e accompagnato addirittura, talvolta, da diverse diciture (in Corea lo SNES è conosciuto come Super Cowboy), e proprio questi ritardi nella distribuzione furono una delle cause della sua poca iniziale diffusione. Mentre sul suolo nipponico il Super Famicom distrusse le vendite del SEGA Mega Drive (conosciuto anche come SEGA Genesis in alcuni mercati), quest’ultimo continuò a proliferare nel resto del mondo, e la console Nintendo riuscirà solo verso la fine del 1993 a riprendere il controllo e il comando della situazione con una diffusione totale e un alto numero di console piazzate. A decretare il boom iniziale contribuì sicuramente non solo il nome e la storia che la console portava con sé, ma anche il suo gioiello principale della line up, Super Mario World. Ormai considerato il simbolo dei videogiochi in tutto il mondo, l’idraulico baffuto diviene protagonista di uno dei migliori platform della storia, con i suoi colori, i suoi fantasiosi livelli e le tante novità che diedero del filo da torcere a qualsiasi altro prodotto in circolazione. Il divario tecnico con il Mega Drive era stato colmato sin dal lancio, e la console a 16 bit, che sarà anche la più venduta della storia di questa “categoria”, era pronta a dominare.

Ciò che rendeva lo SNES una console clamorosamente avanti coi tempi non era solo un hardware di tutto rispetto, ma anche una serie di feature molto interessanti che ne faranno anche la fortuna, per la gioia di tutti coloro che restavano estasiati da miglioramenti notevoli in ambito grafico. Dotata di una memoria RAM di 128 KB, ripartiti egualmente tra il processore audio e quello video, la console permetteva un rendering grafico massimo a 128 sprite al secondo, ai quali si aggiungono gli oltre 32 mila colori disponibili da utilizzare e una risoluzione che variava, a seconda delle scelte dello sviluppatore, tra i 256×224 e i 512×478 pixel. Le cartucce di gioco, che come detto vennero infine preferite ai CD-ROM, avevano invece una memoria variabile tra i 2 e i 48 Mbit (Megabit, da non confondere assolutamente con MegaByte). Come accennato poco fa, però, lo SNES poteva vantare anche una serie di interessanti “personalizzazioni” che a seconda dell’interesse dello sviluppatore, e anche del compratore in alcuni casi, potevano aumentare la potenza, gli effetti visivi e i contenuti di un gioco. Sulle cartucce, infatti, è possibile talvolta trovare dei chip particolari, il cui scopo era potenziare lo SNES e fornirlo di capacità extra rispetto alla versione di base. È il caso, ad esempio, del componente C4 (non l’esplosivo!) di Capcom utilizzato su Mega Man X2 e sul suo sequel, che serviva ad aumentare notevolmente gli effetti di trasparenza dovuti ad esempio al meteo. O ancora del chip DSP, creato dalla stessa Nintendo e che velocizzava la potenza di calcolo della console consentendo calcoli più complessi di scaling, cosa che sarà utilizzata in tantissime produzioni tra cui Pilotwings e Super Mario Kart. Il chip forse più potente rimane però probabilmente il Super FX 2, realizzato da Argonaut Software e che era capace di spingere la velocità del processore a 21 MHz (un’enormità, se consideriamo che le specifiche di base dello SNES riportano una CPU a 3.58 MHz), potenza che poi hanno sfruttato indimenticabili titoli come Super Mario World 2: Yoshi’s Island e Doom. Il controller, poi, era stato dotato di nuovi tasti per aumentare le possibilità rispetto al NES: dai due tasti si parrò ai quattro, chiamati ora A, B, X e Y e contraddistinti dagli iconici quattro colori rosso, giallo, blu e verde.

SUCCESSI E…DLC

Il successo iniziale dello SNES, a livello mondiale, non fu entusiasmante. Tuttavia Nintendo dimostrò di saperci fare, e forte dell’esperienza NES portò nel giro di pochi anni la sua console a dominare le classifiche, con una base installata finale che superò i 50 milioni di console, superando notevolmente il rivale Mega Drive. Un successo tale da convincere Nintendo a continuare a supportare la console anche dopo l’uscita del suo successore, Nintendo 64: nel 1997, ad esempio, la Grande N sistemò l’estetica della console e immesse sul mercato una nuova versione di SNES. Nuova solamente all’esterno, ovviamente: in quel momento gli sforzi erano già concentrati sul super hardware a 64 bit di N64, che doveva vedersela con PlayStation.

Per quanto riguarda i videogiochi che videro la luce su SNES, beh, che dire se non che su questa console troviamo alcune delle più importanti pietre miliari della storia videoludica. Serie già consolidate da NES come Mario, Metroid e Zelda proseguirono anche sulla nuova console, grazie a titoli come The Legend of Zelda: A Link to the Past (1991), considerato da molti come il miglior titolo della console e che fu purtroppo anche l’unica incarnazione della saga su SNES; il già citato Super Mario World, titolo di lancio a dir poco fenomenale; Super Metroid, forse il migliore dell’intera serie. Non solo produzioni esclusive Nintendo per SNES fecero però la sua fortuna. La collaborazione con Squaresoft e la sua serie Final Fantasy continuò con un quarto (1991), un quinto (1992) e anche un sesto capitolo (1994), quest’ultimo considerato il gioco che ha ridefinito gran parte delle meccaniche dei JRPG portandoli nell’era moderna, e forse il migliore dell’intera serie Final Fantasy nonostante i più blasonati Final Fantasy VII e VIII. Contra fece ritorno con un nuovo gioco (datato 1992 e intitolato Contra III: The Alien Wars), così come Kirby, Street Fighter e innumerevoli altri giochi che elencare tutti qui oggi sarebbe impossibile. Non solo importantissimi ritorni su SNES, ma anche importantissime e validissime novità, che in certi casi hanno cambiato notevolmente il mercato videoludico e stuzzicato i gusti dei giocatori negli anni a venire. Basti pensare all’esordio dello spin-off Kart di Super Mario (o a quello RPG, sempre per restare in tema Mario), alla nascita di StarFox, o ancora ai vari FIFA International Soccer e ISS (International Superstar Soccer), entrambi datati 1994 e che diedero anche il via ufficiale ad una delle rivalità più longeve della storia, quella tra EA Sports e Konami. Altre software house, intanto, trovarono la definitiva consacrazione su SNES dopo un inizio traballante. Il caso emblematico è naturalmente Rareware (l’attuale Rare, ora in mano a Microsoft), che dopo aver già creato Battletoads su NES si dedicò alla splendida serie platform di Donkey Kong Country, che vedeva come protagonista l’ex rivale di Mario e che fu protagonista di una trilogia impressionante non solo per bellezza artistica ma anche per l’aspetto tecnico, avendo introdotto la tecnica dell’utilizzo dei poligoni 3D pre-renderizzati che saranno sfruttati per tanti altri futuri videogiochi.

Lo SNES si prese anche il tempo di inventare i primi contenuti scaricabili aggiuntivi

Poco prima di terminare il suo glorioso cammino, lo SNES si prese anche il tempo di inventare i primi contenuti scaricabili aggiuntivi (o quasi) della storia dei videogiochi. Sulla falsariga di quello che già SEGA stava attuando su Mega Drive con il suo SEGA Channel, nel 1995 la Grande N rilasciò una nuova periferica per la sua console, il Satellaview. Tramite questo modem satellitare, che riceveva un particolare segnale radio criptato appositamente per gli utenti Nintendo, il colosso di Kyoto si divertiva a regalare contenuti di gioco, riviste e addirittura nuovi videogiochi da salvare in una speciale cartuccia inserita nella console, con memoria riscrivibile di 8 Mb. In sostanza, quegli anni videro la nascita dei primi downloadable content (o DLC). Il programma Satellaview venne interrotto nel 2000, e non venne riproposto su Nintendo 64, sintomo forse del fatto che i tempi non erano ancora quelli giusti per i DLC.

Il 1998 fu l’anno del primo pensionamento ufficiale per il Super Nintendo, le cui vendite furono interrotte in Europa. Nel ’99 toccherà al Nord America, mentre in Giappone, grazie all’immutato appeal e all’immenso affetto che il pubblico provava ancora, la console rimase in vendita ancora per altri anni, sopravvivendo anche oltre l’uscita dello sfortunato GameCube della Grande N. Con 50 milioni di pezzi venduti, e con software come Super Mario World capaci di vendere più di 20 milioni di copie, lo SNES abbandona ufficialmente il mondo il 25 settembre del 2003, diventando un pezzo da collezione di tutto rispetto e un cimelio che ancora oggi gli appassionati di tutto il mondo cercano di recuperare da mercatini, vendite degli usati, aste online o celebri store giapponesi specializzati nel retrogaming. Lasciando dietro di sé una scia di denaro sonante per le casse di Nintendo, la console viene ancora oggi considerata come un passo fondamentale della storia videoludica, un clamoroso successo che Nintendo stessa non riuscirà a replicare per diversi anni prima dell’arrivo della Wii. I videogiochi infatti sono diventati un fenomeno sempre più di massa grazie allo SNES, ma a raccogliere tali frutti fu la grande tradita da Nintendo: Sony, con le sue due prime, inarrestabili PlayStation.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.