Review in progress – Call of Duty: Infinite Warfare – Parte II: Campagna

Call of Duty Infinite Warfare
Di Andrea "Geo" Peroni
11 novembre 2016

Abbiamo già parlato ampiamente del multiplayer di Call of Duty: Infinite Warfare nella nostra prima parte della review in progress. Oggi ci occupiamo invece dell’altro grosso scaglione del gioco, rappresentato dalla campagna in single player. Iniziamo subito, con una piccola anticipazione: la campagna ci ha, per molti versi, sorpresi.

SISSIGNORE, SIGNORE

L’idea di un futuro lontanissimo dalla nostra civiltà è già stato abbracciato da tante altre sparatutto AAA nel corso degli ultimi anni. Da Resistance ad Halo, da Mass Effect a Killzone, ed era inevitabile per Call of Duty: Infinite Warfare non finisse col presentare tanti punti di contatto con produzioni da anni sul mercato e che trattano temi molto similari. Ma andiamo con ordine, partendo dalle basi sulle quali si poggia la storia narrata nell’ultimo titolo di Infinity Ward.

Protagonista principale e nostro alter ego digitale sarà Nick Reyes, un alto ufficiale delle forze di difesa terrestri, che dopo un attacco lampo alla base Retribution si ritroverà a dover guidare un gigantesco contingente di soldati. Un peso non indifferente sopra alle sue spalle, che non abbiamo mai sperimentato prima se guardiamo la storia recente di Call of Duty. I poteri dei quali saremo insigniti ci faranno capire che il nostro protagonista ha una forte personalità che lo porta spesso a scontrarsi direttamente con i suoi superiori, che dovrà spesso fare i conti con la sua integrità morale e i suoi principi, per i quali l’uomo viene sempre prima della missione. Purtroppo però, come Infinite Warfare ci insegnerà nel corso della campagna, spesso il bene di molti prevale le esigenze di pochi (per citare l’immortale signor Spock di Star Trek), e dunque anche le difficili decisioni faranno parte della missione di difesa della Terra da parte del nostro contingente di soldati.

L’idea di poter impersonare finalmente un alto esponente delle forze armate ci ha inizialmente incuriosito, dato che le possibilità erano davvero tantissime e che potevano portare a novità considerevoli per la campagna. Novità che, sotto questo punto di vista, non sono assolutamente arrivate. Il fatto di poter guidare in prima persona un eroe, un capitano che deve dare ordini, non ha cambiato la natura estremamente lineare della storia, che si piega alle decisioni degli sviluppatori e dei level designer piuttosto che alla vostra volontà di cambiare le carte in tavola. Non potremo scegliere di salvare o sacrificare un nostro alleato, non potremo intraprendere una via secondaria sfruttando altri sentieri, non sarà neanche possibile deviare il corso della storia dato che tutto quello che potremo fare sarà seguire semplicemente il percorso della storia scritta da Infinity Ward. Una possibile occasione per cercare di dare una nuova identità alla campagna in single player (deludente l’assenza della co-op che invece venne implementata l’anno scorso) che non è stata sfruttata, e che potrebbe, speriamo, essere presa in considerazione per l’avvenire.

STAR WARS

La trama di base che Infinite Warfare ci propina è qualcosa di particolarmente già visto nell’ambito videoludico, e non solo. Ci troviamo in un lontano futuro, dove la tecnologia ha fatto passi da gigante e ha permesso la creazione di più colonie sparse per tutto il Sistema Solare. Come nel più umano sentimento di libertà, però, le colonie, raggiunta una certa indipendenza, iniziano a sentirsi oppresse, controllate e rallentate. L’unico modo che ha l’uomo di esprimere il propri dissapore e dissenso sono l’odio  e la guerra: è così che hanno luogo gli antefatti di Call of Duty: Infinite Warfare, con le colonie marziane guidate dall’SDF e dall’ammiraglio Salen Kotch (interpretato da Kit Harington, star di Game of Thrones) che decidono di lanciare un’offensiva finale al nostro pianeta e diventare i veri padroni della galassia. A bordo della nave ammiraglia Retribution, saremo impegnati in una corsa contro il tempo per impedire a Kotch e al suo esercito di portare a termine il piano, senza se e senza ma: la Terra va protetta e salvata, a qualunque costo. Una campagna che, nonostante alcuni difetti come vedremo tra poco, rappresenta un diversivo ben accetto e gradito, che strizza come sempre l’occhio ai blockbuster hollywoodiani in termini di spettacolarità ed effetti scenici.

La presenza di una star internazionale come Harington non riesce però a restituire lo stesso effetto che ebbe Kevin Spacey sulla storia di Advanced Warfare. Kotch sarà infatti, più che un villain, una sorta di Imperatore Palpatine della situazione, che preferisce rimanere nelle retrovie e muovere i burattini legati ai suoi fili piuttosto che esporsi in prima linea contro i  terrestri. Il suo epilogo, così come la sua presenza in generale del gioco, sarà insignificante e decisamente poco adrenalinico, alla stregua di un normale bersaglio ricercato che deve essere annientato (forse anche per il doppiaggio italiano, spesso poco incisivo e senza sentimento). La stessa storia, come avrete capito, offre ben poco in termini di reale originalità. Lo stesso discorso delle colonie che intraprendono una guerra per diventare indipendenti può essere ritrovato anche in altre celebri produzioni come Killzone, così come alcune caratteristiche del gioco lo accomunano a Mass Effect. Impersonare un carismatico comandante, raggiungere pianeti differenti, scovare nuove tecnologie che permettono di upgradare il proprio arsenale, una tra le novità più gradite dell’intera modalità, sono tutte caratteristiche che, se avete già apprezzato i già citati titoli, ritroverete su Infinite Warfare.

Sebbene la campagna non brilli certamente per originalità, durata e che presenti una classica notevole linearità, il team ha cercato di inserire nuove chicche del tutto estranee al mondo di Call of Duty fino ad oggi. Tramite la mappa galattica presente sulla Retribution, Reyes potrà scegliere di proseguire nella storyline principale oppure di partire alla volta di missioni secondarie, una manna dal cielo per i completisti e per gli appassionati dei compiti extra da svolgere. Purtroppo, le buone intenzioni finiscono con l’essere ridotte a due tipologie di missioni secondarie: caccia ad un ricercato su una nave nemica, oppure scontri spaziali a bordo della propria navicella contro le forze marziane, altra chicca inserita e che aiuta sicuramente a variegare il gameplay nonostante sia stata semplificata notevolmente come meccanica. Molto utili per trovare nuovi armamenti e per aumentare la longevità del gioco, ma ne sentirete il peso della ripetitività dopo appena poche missioni accettate.

A proposito dell’armamento, come ogni anno gli sviluppatori rivedono e in parte stravolgono il lavoro precedente. Il futuro di Infinite Warfare è inoltre un grosso banco di prova per nuove possibili ambientazioni futuristiche, e ciò ha permetto alla fantasia dei programmatori di volare con le idee. Si passa dalle granate Seeker, delle specie di ragni robotizzati che ricercheranno il nemico, ai dispositivi anti-gravità, da granate di violazione dei sistemi robotici per sorprendere alle spalle il nemico, fino alle armi energetiche, molte delle quali saranno affidate alla vostra voglia di ricerca nel corso delle missioni, dato che la scansione di una nuova arma viene premiata con la possibilità di usufruire della stessa nel corso del briefing pre-missione.

OCCASIONE SPRECATA

Francamente, non abbiamo capito cosa Infinite Warfare abbia voluto fare con questa campagna single player. Elementi molto classici della narrazione coddiana (scusateci il neologismo, ormai entrato a far parte del linguaggio comune quando si parla di videogiochi) si sono mescolati insieme a novità quali missioni secondarie, fasi di combattimento nello spazio, ricerca di aggiornamenti degli armamenti, indicatori di sospetto sulla testa dei nemici che spingono verso la possibilità di completare in maniera stealth una missione. Tutti questi elementi, che avrebbero potuto portare ad una seria e reale innovazione in tutto il campo del single player del gioco, danno l’impressione di essere stati sprecati solamente per aggiungere qualche oretta in più all’esperienza o per diversificare a tratti il combattimento. È un vero peccato, perché le buone intenzioni di Infinity Ward si sono viste tutte, se guardiamo il tutto a grande scala. Ma mai come con Infinite Warfare abbiamo avuto l’impressione di un desiderio di grosso cambiamento che invece non è stato concretizzato. Definire le priorità, questa è la grande sfida che attende ora Activision e Sledgehammer Games per il 2017, ossia chiarire la direzione che il franchise vuole prendere se non vuole essere schiacciato sotto una pressa di nuove critiche da parte dei giocatori e da una nuova mole di idee confuse.

Parliamo di occasione fortemente sprecata anche per una delle modalità più interessanti dell’intero pacchetto, ossia la difficoltà Specialista della campagna che potrà essere sbloccata solamente completandola. Specialista, infatti, introduce meccaniche e aspetti totalmente nuovi per Call of Duty, come una concezione decisamente più realistica dello scontro e soprattutto effetti in tempo reale sul vostro personaggio che si ripercuoteranno sulla sua efficienza in battaglia. In basso a sinistra nell’interfaccia di gioco sarà infatti mostrato il corpo di Reyes, che a seconda dei colpi che subirà sarà anche costretto a modificare il proprio modo di combattere. Essere colpiti al braccio destro, ad esempio, ci impedirà di puntare con precisione l’arma; un proiettile nella gamba renderà invece difficoltoso correre. Un’ottima meccanica, alla quale si aggiunge la doverosa ricerca di medikit per curare le ferite, ma allora perché abbiamo parlato di occasione sprecata? Perché, come purtroppo sappiamo, la campagna viene snobbata dalla maggior parte dei giocatori di Call of Duty, e che in pochi le concedono una seconda run dopo averla terminata la prima volta. Per questo, c’è il serio dubbio che la modalità Specialista (così come la YOLO, una vera sfida per chiunque) passi in sordina, quando invece avrebbe meritato molto più spazio e forse essere addirittura implementata a livello globale per la campagna.

Anche l’analisi sulla campagna si chiude qui. Domani arriverà invece la recensione completa, nella quale parleremo anche del comparto tecnico del gioco e della terza modalità, dedicata agli zombie.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.