Giochi a caccia di sequel

Di Andrea "Geo" Peroni
5 febbraio 2017

Non avete anche voi una piccola lista di videogiochi, titoli ai quali siete appassionati magari sin da bambini, che siete ansiosi di rivedere ma che i vari sviluppatori e produttori odierni sono restii a far tornare sulle scene? Personalmente, ho giocato a talmente tanti giochi che alcuni di questi sono stati ormai dimenticati, vuoi per la memoria che fa talvolta cilecca, vuoi per le poche emozioni che mi fecero provare. Eppure, non posso fare a meno di scordare alcuni giochi, chi più recente, chi meno, che desidererei rivedere in una chiave moderna, magari con un sequel, sulle console e i PC di oggi. Perché se una storia è stata ben costruita, se un gioco è stato apprezzato, allora significa che qualcosa di buono c’è, e che merita di essere riportato in auge anche solo per la gioia di quelle poche migliaia di persone che hanno saputo apprezzarlo. Da un’idea non originale (lo ammetto, e di questo devo ringraziare un post dell’amico Dadobax che ha fatto scaturire in me tale pensiero grazie ad un post su Facebook qualche giorno fa… Non farmi causa!), ecco che iniziamo una nuova rubrica  su Uagna.it: giochi a caccia di sequel. Una lista, alla quale anche voi potrete contribuire con le vostre segnalazioni, di tutti quei giochi che per chissà quali arcani misteri non hanno mai (ancora) avuto modo di tornare. Perché altri sì e questi no? Motivi molteplici: cambiamento del pubblico, nuove evoluzioni, mercato in continuo movimento, insuccessi commerciali. Ma i soldi, cari produttori e sviluppatori, non sono tutto…

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THE ORDER: 1886

L’ultimo, ad oggi, lavoro di Ready at Dawn si chiama The Order: 1886. Tra le più strane e controverse esclusive PlayStation 4, il TPS fantasy, che per molti è la risposta di Sony alla celebre serie Gears of War, è stato capace di dividere buona parte del pubblico e di unificarla per il suo aspetto peggiore: la durata. In poco più di 5 ore, infatti, è possibile portare a termine la prima run del gioco, una durata davvero esigua e che per molti è considerata inaccettabile visto l’esborso di denaro richiesto per poterci mettere sopra le mani. Le varie critiche, o per meglio dire le molte critiche mosse al titolo, che ha comunque dalla sua un buonissimo gameplay e un comparto tecnico a dir poco strabiliante e che fa concorrenza anche a titoli su PC, sono probabilmente le responsabili principali della sparizione dai radar del gioco e di un suo sequel praticamente certo. Le vicende del gioco si chiudono infatti in una sorta di gigantesco climax che apre ad un proseguo della storia, forse un The Order: 1887 che però, ad oggi, non sembra essere una priorità né per Sony né tanto meno per Ready at Dawn, impegnata su altri lavori. Ed è un gigantesco peccato, perché anche il lavoro di sceneggiatura è una piccola perla, capace di fondere elementi sovrannaturali come lupi mannari a figure storiche come Jack lo Squartatore, in una sorta di thriller steampunk della Londra Vittoriana dove scienza e magia si avvicinano e si allontanano di continuo. Organizzazioni secolari e segrete, intrighi di potere, il buon Nikola Tesla a costruire le nostre pericolosissime armi. Cosa chiedere di più? Beh, almeno 3 ore di storia in più, se dobbiamo essere sinceri. Oppure una maggiore interazione, che spinga a rigiocare più volte la campagna, senza dover ricorrere ad espedienti poco contestualizzati come un possibile multiplayer.

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L.A. NOIRE

Eh, ma non puoi fare le sparatorie!“. “Eh, ma non puoi rubare le auto!“. “Eh, ma non è un GTA!“. E grazie. Chi probabilmente ha scritto, detto o pensato anche solo una di queste frasi, non ha mai compreso cosa sia in realtà L.A. Noire, sperando di poterlo capire solamente osservandone la confezione. Il videogioco Rockstar del 2011 fu una sorpresa per chiunque. Abituata da anni ad esperienze dove l’illegalità e la libertà totale erano all’ordine del giorno (Grand Theft Auto, la serie Red Dead), Rockstar decise di cambiare le carte in tavola e stravolgere le abitudini: gli sviluppatori di Team Bondi si cimentarono in una titanica impresa fatta di lunghe e intense sessioni di motion capture e di una sceneggiatura degna dei migliori polizieschi della storia, per dare vita all’investigativo del quale stiamo parlando. Ambientato a Los Angeles nel 1947 e costituito di diversi protagonisti che impersoneremo nel corso della storia, ricca di colpi di scena e di notevoli intrecci, il gioco mette alla dura prova la pazienza di chiunque. Dotati delle proprie abiità investigative e dell’immancabile taccuino da detective, i crimini di Los Angeles sono stati il nostro pane quotidiano, dovendo fare anche i conti con gli impercettibili segnali che arrivano dalle espressioni facciali di chi interroghiamo, non sempre con risultati veritieri. Denigrato da molti, L.A. Noire è da considerare, oggi, un titolo fortemente di nicchia e improntato per un tipo di giocatore che fa della calma e della pazienza le sue virtù. Ed è un vero peccato che il gioco, a causa di queste sue peculiarità, non abbia dato i frutti sperati, finendo con l’essere ricordato più come l’ultimo lavoro del Team Bondi (smantellato dopo la fine del supporto) che come una validissima sorpresa. Non perfetto, certamente, con anzi diversi dettagli da limare e modificare. Ma un sequel, ad oggi, non è mai stato annunciato, né è stata mai espressa la volontà di farlo.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.