Apple non è sola nella lotta all’FBI

Di Diego "Lanzia" Savoia
26 febbraio 2016

Apple, società californiana produttrice di dispositivi tecnologici tra i quali il conosciutissimo iPhone, sta ormai da giorni combattendo contro le richieste dell’FBI a sbloccare un dispositivo appartenente ad un noto terrorista.

La questione si rifà alla così conosciuta “Strage di San Bernardino”, nella quale persero la vita 14 persone e ne vennero ferite 23 a causa dell’irruzione di due attentatori in un centro per disabili nella città. Venne però ritrovato l’iPhone di uno dei due, e ciò ha scatenato un dibattito a livello mondiale: l’ufficio investigativo americano, infatti, da giorni richiede a Apple di intervenire al fine di sbloccare il dispositivo (protetto da codice PIN) ed accedere così ai dati memorizzati su di esso, tra cui presunte informazioni sull’attentatore e i suoi contatti.

Apple, però, fin da subito si è opposta, dichiarando la richiesta “incostituzionale” e potenziale fonte di dissidi riguardanti la privacy. A questa lotta giuridica si sono appena unite altre tre aziende del settore: Google, Facebook e Twitter. Oltre a queste, si preannuncia l’intervento anche di Amazon, stando alle parole di un portavoce.

Il CEO di Apple, Tim Cook, si è mostrato molto preoccupato sulla vicenda, ma intende difendere la privacy dei propri utenti, sostenendo che “su uno smartphone sono presenti più informazioni riguardanti una persona che su ogni altro dispositivo”. Seguiremo gli sviluppi di questa storia.

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Appassionato di tutto ciò che riguarda la tecnologia, il suo interesse spazia in particolare nel mondo dei videogiochi e dell'informatica. Ama ogni genere videoludico, ma predilige i giochi d'azione e le avventure grafiche.