Pericle, la Grecia antica e la Guerra del Peloponneso | Speciale Assassin’s Creed Odyssey

Di Andrea "Geo" Peroni
19 settembre 2018

Abbiamo vissuto in prima persona le sanguinose Crociate. Abbiamo visto lo sfarzo del Rinascimento Italiano, tra le epoche artistiche più importanti e splendide della storia umana. Abbiamo affrontato le lotte per l’indipendenza e la democrazia delle rivoluzioni in America e Francia. Abbiamo visto i Caraibi nell’epoca d’oro della pirateria, la Londra Vittoria delle prime industrie, l’Egitto di Cleopatra e dell’invasione di Roma. Quest’anno, con Assassin’s Creed Odyssey, la serie si spinge in un periodo storico molto lontano da noi e dal resto della serie, ma tra i più affascinanti, artisticamente e storicamente parlando, di sempre: la Grecia Antica.

Non un momento particolarmente felice e tranquillo per la Grecia quello che esploreremo, certo, ma un passaggio obbligato per quello che sarà poi il futuro del mondo antico, ossia la grande Guerra del Peloponneso tra le due superpotenze dell’epoca. Atene e Sparta, sinonimi di magnificenza e perfezione militare, si renderanno protagoniste dal 431 a.C. al 404 a.C. di una delle più importanti guerre della storia antica per la supremazia sulla Grecia, un conflitto che minerà la stabilità militare, economica e umana della civiltà greca e che anzi viene considerato come il punto di svolta della Grecia, che passerà dall’essere un punto di riferimento ad essere considerata una società in via di decadenza, tanto poi da facilitare l’ingresso di Roma senza troppa fatica. La Guerra del Peloponneso, a dire il vero il secondo conflitto che si può fregiare di tale nome dopo quello che decenni prima aveva visto scontrarsi sempre Atene e Sparta, sarà una sconfitta generale per l’intero mondo greco, una guerra che possiamo definirsi senza né vinto né vincitori visto l’impatto estremamente negativo che ne risultò.

Non siamo qui oggi per analizzare la caduta della civiltà, né tantomeno per esplorare in ogni minimo dettaglio le cronache greche su questa imponente e lunga guerra. Per quello, esistono numerosi trattati storici o anche banalmente libri di testo scolastici che possono offrire un quadro molto più approfondito. Quest’oggi vogliamo invece considerare il quadro d’insieme della Guerra del Peloponneso, raccontando alcune delle più importanti figure storiche dell’epoca con un occhio di riguardo, naturalmente, verso le due superpotenze impegnate nel conflitto con le rispettive coalizioni. Atene e Sparta, proprio come cani e gatti. Nemici giurati per secoli, fino a quando la loro smania di potere non si rivelerà essere anche la loro rovina.

L’ASCESA DI ATENE

Guidata dalla sua più significativa figura politica di sempre, il celebre Pericle, Atene si riprese dalla prima Guerra del Peloponneso (che si svolse tra il 460 a.C. e il 445 a.C.) grazie ad una politica aggressiva incentrata sulle forze militari e l’economia che portò presto la città a divenire la più grande potenza della Grecia antica e del Mediterraneo. L’ascesa di Roma, fondata 300 anni prima, non riusciva ancora a scalfire la potenza dei Greci, e Atene faceva il bello e cattivo tempo sulla penisola e dintorni, questo anche grazie ad alleanze importanti come quella con Argo e quella molto importante con la Tessaglia. Trattati politici e non solo, questi, che consentirono ad Atene di portare in alto il proprio nome, forti della flotta navale più imponente che il mondo avesse mai visto e di un controllo pressocché totale sul Mar Egeo, riuscendo a tenere a debita distanza persino un Impero Persiano in Anatolia sempre più pressante verso l’Europa (anche grazie naturalmente alla Pace di Callia, armistizio firmato da Atene e dall’imperatore Artaserse I, anche se gli studiosi sono concordi nell’affermare che le schermaglie tra le due potenze continuarono anche a seguito della firma).

Con le armate della Tessaglia e di Argo, la potenza militare di Atene iniziò a farsi sentire anche via terra, e questo naturalmente non poté che preoccupare Sparta e la Lega del Peloponneso, l’alleanza cioè della penisola del Peloponneso con a capo la città guidata da Archidamo II. Rinchiusasi “a riccio” dopo il primo conflitto della penisola, Sparta passò i decenni successivi alla conclusione della guerra ad amministrare i propri territori, a ritrovare stabilità e ad una politica di conservazione, molto distante da quella espansionistica di Atene. La notizia che la città rivale aveva monopolizzato sostanzialmente tutto l’Egeo, e che si stava rapidamente facendo importante anche via terra grazie alle nuove alleanze, mutò la politica degli spartani. Dall’altro lato, però, anche Pericle non se la passava certamente bene viste alcune cocenti sconfitte dell’impero ateniese. Nonostante feroci e costosissime battaglie, Atene non riuscì a ottenere il controllo di Egina e Naupatto, due città ritenute molto importanti, e questo costrinse la città a continuare a chiedere denaro alla Lega del Peloponneso nonostante la pace firmata anni prima al termine del primo conflitto. Atene e Sparta continuarono a stuzzicarsi fino al 431 a.C., quando arrivò la goccia che fece traboccare il vaso: l’invasione ateniese verso la Magna Grecia, con l’intento di dirottare i commerci originariamente destinati a Sparta verso di loro.

L’INIZIO DELLA GUERRA

È ormai appurato dagli storici che questo “sconfinamento” della flotta ateniese in Magna Grecia (il Sud Italia odierno) sia stato l’elemento definitivo per lo scoppio della nuova Guerra del Peloponneso. Se ci aggiungiamo il crescente potere militare e politico di Atene grazie a Pericle, oltre che il timore di Sparta e della Lega per la loro sorte, ecco che ne fuoriesce un quadro d’insieme abbastanza chiaro che può far capire il perché di tali ostilità. Re Archidamo II di Sparta si oppose fermamente allo scoppio della guerra in favore di un nuovo trattato di pace, ma il consiglio della Lega del Peloponneso fu irremovibile: Atene aveva violato gli accordi e l’armistizio, e questo era un atteggiamento che doveva essere punito. Spinta da Pericle, Atene rifiutò le imposizioni della Lega per il ritiro della flotta, e quello che ne conseguì fu l’inizio della guerra, che viene fatto coincidere dagli storici con il tentativo di Tebe di riappropriarsi della Beozia.

Quando gli abitanti di Platea, città legata ad Atene ma storicamente sotto la guida di Tebe che faceva parte della lega peloponnesiaca, richiesero l’aiuto di Pericle per ritrovare la propria “indipendenza” dal controllo spartano, Archidamo II fu costretto a scendere in campo guidando l’esercito della Lega. Dall’altra parte c’era quello della Lega delio-attica, guidata naturalmente da Atene, che si opponeva all’invasione della regione da parte di Archidamo. L’esercito spartano andò incontro ad un primo anno devastante: gli ateniesi si richiusero in città, una città toccata dal mare e quindi anche costantemente rifornita da parte dell’imponente flotta di Pericle, e Sparta non poté fare altro che limitarsi a saccheggiare i piccoli villaggi vicini, senza mai ottenere vittorie significative. Al contrario, grazie all’immensa potenza navale, Atene stava riscuotendo numerose vittorie lungo le coste del Peloponneso, ormai preso d’assalto e senza speranze.

Quella che sembrava destinata essere una guerra a senso unico, si trasformò nel 430 a.C. in un disastro per Atene. La piaga della peste colpì infatti la città, che venne letteralmente decimata. Due abitanti su tre vennero uccisi dal morbo, e tra questi figura anche il politico più carismatico dell’intera storia ateniese, Pericle. Senza la sua guida, Atene era in serio pericolo, con la Lega pronta ad approfittare della debolezza della polis per conquistarla definitivamente, ma la nuova politica messa in atto da Cleone, successore di Pericle, fu rinvigorente. Atene iniziò presto infatti ad uscire dalle mura cittadine, e a collezionare vittorie anche via terra. Nel mentre, la conquista ateniese via mare aveva ripreso vita, e Sparta si ritrovava dunque, dopo tre anni dall’inizio della guerra (era la fine del 429 a.C.) di fronte ad una situazione a dir poco problematica.

E ora, ci fermiamo qui. Magari qualcuno di voi era intenzionato a conoscere tutta la storia della Guerra del Peloponneso, ma abbiamo deciso di non proseguire oltre i primi tre anni del conflitto. Il perché è presto detto: Assassin’s Creed Odyssey racconterà sicuramente alcuni avvenimenti di questo importante conflitto, e ci sembra giusto attendere la sua uscita per osservare fino a dove la Guerra del Peloponneso verrà rappresentata, e naturalmente in che modo. L’appuntamento è fissato per il 5 ottobre, gli Assassini stanno tornando.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.