L’iniziativa europea Stop Killing Games, nata per contrastare la totale inaccessibilità dei videogiochi dopo la chiusura dei server da parte degli editori, ha raggiunto un traguardo decisivo. L’Unione Europea ha infatti verificato con successo 1.294.188 firme sulle 1.448.270 raccolte complessivamente dalla petizione.
Il dato conferma ufficialmente il superamento della soglia minima di un milione di firme necessaria affinché un’Iniziativa dei Cittadini Europei possa proseguire il proprio iter istituzionale. In termini percentuali, circa l’89% delle firme è stato considerato valido: un risultato particolarmente rilevante, come sottolineato dal volontario Katzner, secondo cui Stop Killing Games rientra tra le tre iniziative europee con il più basso tasso di firme non verificate. Un primato da leggere comunque con cautela, visto che al momento solo 11 petizioni hanno completato questo passaggio.
La distribuzione geografica delle sottoscrizioni mostra una partecipazione ampia e trasversale all’interno dell’UE. Di seguito l’elenco dei Paesi in ordine alfabetico:
- Austria – 20.714
- Belgio – 31.846
- Bulgaria – 14.238
- Cipro – 1.997
- Croazia – 14.403
- Danimarca – 36.010
- Estonia – 9.296
- Finlandia – 54.538
- Francia – 145.289
- Germania – 233.180
- Grecia – 19.618
- Irlanda – 36.073
- Italia – 77.030
- Lettonia – 7.526
- Lituania – 14.461
- Lussemburgo – 2.465
- Malta – 2.007
- Paesi Bassi – 90.413
- Polonia – 143.826
- Portogallo – 31.585
- Repubblica Ceca – 25.935
- Romania – 38.221
- Slovacchia – 18.628
- Slovenia – 6.520
- Spagna – 121.616
- Svezia – 71.158
- Ungheria – 25.595
Germania, Francia e Polonia guidano la classifica, mentre anche Italia e Spagna contribuiscono con numeri significativi, segno di un malcontento diffuso tra i giocatori europei verso la perdita definitiva dei titoli acquistati.
Nonostante il sostegno dei consumatori, l’industria videoludica continua a mostrarsi poco favorevole all’iniziativa. Per gli editori, mantenere server attivi o sviluppare modalità offline per giochi live service rappresenta un costo aggiuntivo, spesso non sostenibile quando la base utenti diminuisce drasticamente.
A conferma di questa posizione, anche il CEO di Ubisoft è intervenuto sul tema, ribadendo che “nulla è eterno” e lasciando intendere che la chiusura dei servizi online rientra nella normale vita commerciale di un prodotto. Dichiarazioni che alimentano il dibattito tra preservazione culturale, diritti dei consumatori e sostenibilità economica.
Con oltre un milione di firme verificate, Stop Killing Games entra ora nella fase più delicata: quella del confronto politico. Il futuro dei giochi live service in Europa potrebbe non essere più soltanto una decisione degli editori.
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