In Sex, primo capitolo della cosiddetta Trilogia delle Relazioni, il regista norvegese Dag Johan Haugerud firma un film audace e raffinato sulle complessità del desiderio e dell’identità. Tra umorismo queer e riferimenti maliziosi, da David Bowie a Brad Pitt, il regista esplora con sottigliezza la liberazione della parola maschile, mettendo in discussione le norme di genere. Una sorta di seduta psicoanalitica a cielo aperto, guidata da due spazzacamini alla ricerca di sé stessi.
Girato in maniera volutamente un po’ goffa e ordinaria, Sex sorprende per la qualità drammaturgica della sceneggiatura e per la sfacciata comicità di alcune scene (quella dalla dermatologa è imperdibile).
Erede spirituale dei cineasti della Nouvelle Vague come Éric Rohmer o di Alain Resnais, Haugerud realizza un’opera tanto sobria in apparenza quanto irriverente nella sostanza. Affronta le domande sulla mascolinità contemporanea con rara finezza, sospeso tra satira e tenerezza.
Due spazzacamini finiscono per confidarsi a vicenda fantasie e realtà. Uno ha appena fatto sesso con un cliente. L’altro continua a fare un sogno ricorrente in cui viene guardato come una donna da David Bowie.
Già la scelta del mestiere dei due protagonisti principali, degli spazzacamini, è tutt’altro che banale.
Lo spazzacamino e la sovversione dei codici
Professione raramente rappresentata sullo schermo e poco seducente a prima vista, permette al regista due ammiccamenti. Il primo arriva in una scena che richiama ironicamente quella di Quentin Tarantino in C’era una volta ad Hollywood, dove il torso virile e ultra-sessualizzato di Brad Pitt viene mostrato mentre si aggira su un tetto. Qui la stessa scena è reinterpretata con un attore norvegese dal fisico assolutamente ordinario. Ed è proprio questa una delle grandi forze di Dag Johan Haugerud: sovvertire con calma e decisione i cliché.
Con un umorismo sottile, il regista devia gli archetipi della virilità. Perché bisognerebbe necessariamente avere l’aspetto trendy o gli attributi di Brad Pitt per essere oggetto di desiderio? Il desiderio non ha bisogno di canoni estetici per esistere.
E infatti il nostro spazzacamino confesserà al collega quanto si sia sentito desiderato, come non gli era mai successo prima, ed è proprio per questo che accetta quell’esperienza con un uomo.
Il secondo riferimento legato alla scelta di questa professione rimanda ad Anna O. e Sigmund Freud, che definivano la psicoanalisi proprio come uno “spazzare il camino”. In realtà tutta la Trilogia di Oslo, composta dalle pellicole Sex, Love e Dreams, pur mantenendo uno sguardo critico verso questo metodo terapeutico che forse può alienarci ancora di più trasformandoci in esseri “normalizzati”, richiama una vera e propria analisi psicoanalitica.
Sex, senza alcun dubbio, trasforma la parola liberata tra i due amici in una terapia.
Poi c’è David Bowie, figura fantasmatica che aleggia sul film come simbolo di fluidità. Il regista esplora con delicatezza questi uomini alla ricerca di sé stessi, rifiutando etichette semplicistiche.
Una cura attraverso la parola
I due spazzacamini si confidano dunque i loro segreti. E, confessione dopo confessione, i loro personaggi si trasformano, iniziando una sorta di nuova avventura interiore.
Quello che è andato a letto con un uomo decide di parlarne alla moglie, convinto di fare la cosa giusta. Ma questo scatena un vero sconvolgimento. L’altro, quello che sogna Bowie, comincia invece a sviluppare strani problemi cutanei, come se tutta la sua interiorità volesse raggiungere l’eccentricità del sogno, come se la sua pelle volesse incarnare quel sogno “bowiano”.
Sex parla soprattutto di uomini in un processo di liberazione: uomini che aspettano a loro volta un sogno o una rivoluzione capace di guardarli in modo diverso, senza rinchiuderli nei generi, senza etichettarli necessariamente come gay se vanno a letto con un uomo, né come trans se sognano di essere guardati come una donna.
Le donne, invece vengono rappresentate in maniera più convenzionale: normative, quasi rigide. O almeno, ciò che dicono appare come il prodotto puro di un discorso psicologico intrappolato in meccanismi di potere poco liberi. Una scelta consapevole che rafforza l’originalità del discorso: Sex si interessa soprattutto a questi uomini fragili, amichevoli e desideranti, aperti e appassionati, “guardati dritti nel cuore”.
L’edizione in Blu-ray

L’edizione blu-ray di CG Entertainment del primo capitolo della Trilogia delle Relazioni di Haugerud è ottima, ma essenziale. La componente video è ottima, e restituisce un’eccellente definizione delle immagini, mantenendo ovviamente il formato 2,39:1 e i 1080p di risoluzione. Per quel che concerne le opzioni audio, Sex propone le classiche quattro tracce alle quali ci hanno abituato le release di CG. Possiamo quindi scegliere tra il Dolby Digital 2.0 con il doppiaggio in lingua originale e quello in italiano, e l’ottimo DTS-HD Master Audio 2.0 in ambedue le lingue. I sottotitoli sono disponibili unicamente in italiano.. Gli extra purtroppo sono risicatissimi, e consistono unicamente del trailer del film.
Prodotto fornito da CG Entertainment

Riassunto
Riassunto
Sex è un film tanto intelligente quanto commovente, nel quale Haugerud offre una riflessione rara sulla mascolinità senza dominio, sul desiderio senza confini e sulla bellezza delle identità in movimento. Un’opera necessaria, attraversata da una luminosa umanità.
- Giudizio complessivo4
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