Home Videogiochi Anteprime Crushed in Time: Sherlock Holmes, Watson e il punta e clicca che si piega alle regole dell’assurdo

Crushed in Time: Sherlock Holmes, Watson e il punta e clicca che si piega alle regole dell’assurdo

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Nel 2021, There Is No Game: Wrong Dimension aveva sorpreso per la sua capacità di smontare il videogioco dall’interno, trasformando interfacce, bug, menù e convenzioni del medium in materia narrativa e ludica. A distanza di alcuni anni, Draw Me A Pixel torna su quel terreno con Crushed in Time, spin-off dedicato alla versione cartoon di Sherlock Holmes e del Dottor Watson già apparsa nel precedente lavoro dello studio francese.

Il gioco arriverà su PC il 10 giugno 2026, con una pubblicazione su Nintendo Switch e dispositivi mobile prevista più avanti nel corso dell’anno. In vista dell’uscita, abbiamo assistito a una presentazione hands-off del titolo, guidata da uno degli sviluppatori, che ha mostrato le prime fasi dell’avventura e illustrato le idee alla base di questo nuovo meta-mistero.

L’incipit chiarisce immediatamente il tono dell’operazione. Negli studi virtuali di Draw Me A Pixel si festeggia il lancio del nuovo gioco, ma l’entusiasmo dura poco: le segnalazioni degli utenti iniziano ad accumularsi, un personaggio non giocante è scomparso senza lasciare traccia e il suo spazio all’interno della build è rimasto vuoto. Il team entra così in modalità emergenza, affidando al giocatore il compito di indagare all’interno del gioco stesso, al fianco di Holmes e Watson.

Pochi istanti dopo, la scena si sposta nel salotto di Sherlock. Il detective, tutt’altro che brillante e operativo, è impegnato in un sonnellino profondo, mentre Watson tenta invano di svegliarlo dall’altro lato della porta. È qui che Crushed in Time introduce la sua intuizione centrale: l’elasticità.

A differenza dei punta e clicca tradizionali, il cursore non si limita a selezionare oggetti o a combinarli in inventario. In Crushed in Time diventa una mano capace di tirare, piegare, allungare, lanciare e far rimbalzare gli elementi dello scenario. L’ambiente non è un semplice fondale, ma una superficie manipolabile, quasi gommosa, che reagisce alle sollecitazioni del giocatore e diventa parte integrante della risoluzione degli enigmi.

La logica resta quella del pensiero laterale, ma viene tradotta in un linguaggio fisico e visivo. Un cassetto può trasformarsi in una catapulta, una leva può modificare la traiettoria di un oggetto, una finestra può diventare un passaggio utile a innescare una reazione a catena. In una delle sequenze mostrate, il giocatore deve trovare il modo di far arrivare una lettera nelle mani di Holmes sfruttando gli oggetti presenti nella stanza, senza ricorrere alle soluzioni più ovvie. In un’altra, Watson va spostato fisicamente per liberare la visuale su cartelli e indizi indispensabili alla prosecuzione.

Il risultato è un’avventura che continua a giocare con le aspettative del genere, ma sostituisce la classica combinazione di oggetti con una manipolazione diretta della scena. Non si tratta, almeno da quanto visto, di enigmi privi di senso o costruiti solo per sorprendere. Al contrario, lo sviluppatore ha sottolineato come ogni soluzione sia pensata per essere leggibile a partire da ciò che appare su schermo. La follia, insomma, c’è; ma è una follia regolata da una logica interna.

La struttura resta comunque lineare. Come in There Is No Game: Wrong Dimension, la soluzione degli enigmi è unica, e questo limita naturalmente la rigiocabilità. Alcune azioni, però, richiedono tempismo: non basta capire cosa fare, bisogna anche intervenire nel momento giusto per far partire una determinata sequenza. Secondo quanto dichiarato durante la presentazione, l’avventura dovrebbe durare tra le sette e le dieci ore, a seconda dell’intuito del giocatore e della rapidità con cui verranno decifrati gli enigmi.

Sul piano narrativo, Draw Me A Pixel sembra voler proseguire lungo la strada che aveva reso memorabile il suo precedente lavoro. Crushed in Time non si limita a raccontare un’indagine, ma mette in scena un gioco in crisi, un software che si rompe, uno studio che reagisce al panico da lancio e un pubblico pronto a trasformare ogni problema tecnico in una catastrofe da review bombing. La metanarrativa resta quindi il cuore dell’esperienza: non solo una cornice ironica, ma il motore stesso dell’avventura.

Holmes e Watson, in questa rilettura, sono lontani dall’immaginario più classico del detective di Baker Street. Sherlock è pigro, altezzoso e spesso più interessato a evitare qualsiasi sforzo che a risolvere il caso; Watson, al contrario, appare come la spalla rassegnata, costretta a subire tanto l’assurdità del mondo quanto l’indolenza del collega. Il loro rapporto, sostenuto da un doppiaggio vivace e da un ritmo comico molto marcato, sembra uno degli elementi più riusciti della produzione.

Anche sul piano visivo, Crushed in Time conferma una direzione artistica precisa. La Londra vittoriana immaginata da Draw Me A Pixel è fatta di geometrie storte, prospettive volutamente deformate e personaggi che ricordano marionette di cartoncino animate con pochi frame. È una scelta stilistica coerente con il sistema di gioco: un mondo apparentemente piatto e rigido che, sotto la pressione del cursore, si piega, si allunga e si rompe come se fosse materia elastica.

Per ora, però, le premesse sono solide. Crushed in Time sembra raccogliere l’eredità di There Is No Game: Wrong Dimension senza limitarsi a replicarla, puntando su un sistema di enigmi fisico, elastico e immediatamente riconoscibile. Se Draw Me A Pixel riuscirà a sostenere il ritmo delle idee e a dare spessore alla sua indagine metanarrativa, la caccia al personaggio scomparso potrebbe rivelarsi una delle avventure grafiche più originali dell’anno.

L’appuntamento è fissato per il 10 giugno 2026, quando Crushed in Time arriverà su Steam. A quel punto non resterà che impugnare il mouse, non tanto per puntare e cliccare, quanto per tirare, piegare e smontare il gioco dall’interno.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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