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Il Pianeta Selvaggio | Recensione Blu-ray 4K

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Fin dalla sua uscita e dal Premio speciale della giuria conquistato al Festival di Cannes nel 1973, Il pianeta selvaggio di René Laloux ha acquisito lo status di autentico film di culto, e giunge ora in questa bellissima edizione 4K Blu-ray + Blu-ray di CG Entertainment.

Il capolavoro di Laloux e Topor

Primo lungometraggio francese d’animazione destinato esplicitamente a un pubblico adulto, Il pianeta selvaggio ha di fatto inaugurato in Francia un filone che ancora oggi rimane relegato ai margini, salvo poche eccezioni.

Laloux incontrò Roland Topor nel 1961, quando vinse un premio grazie al cortometraggio Les dents du singe (1960), realizzato con la tecnica della carta ritagliata insieme ai pazienti della clinica psichiatrica di Cour-Cheverny, dove lavorava come animatore. Tra i due nacque immediatamente un’intesa artistica che li portò a realizzare Les Temps Morts (1964) e, l’anno seguente, Les Escargots, premiato in numerosi festival ed incluso in questa edizione.

Forte di questi successi, la coppia decise di affrontare un progetto allora considerato folle: un lungometraggio di fantascienza per adulti ispirato liberamente al romanzo Oms en série di Stefan Wul, pseudonimo del dentista Pierre Pairault (1922-2003), prolifico autore di narrativa fantastica.

Topor produsse una quantità enorme di bozzetti preparatori, dai quali nacque l’universo unico, poetico e visionario del film, lontanissimo dall’immaginario fantascientifico dominante dell’epoca. Laloux realizzò quindi uno storyboard estremamente dettagliato, dimostrando quanto fosse chiara la sua visione fin dalle prime fasi.

Con un budget molto limitato, venne firmato un accordo con uno studio di Praga: la Cecoslovacchia era infatti una delle grandi potenze mondiali dell’animazione e garantiva costi di produzione inferiori. Un primo esempio di globalizzazione, come avrebbe riconosciuto lo stesso Laloux, nonostante le sue convinzioni politiche fortemente orientate a sinistra.

La produzione, tuttavia, fu costellata di ostacoli. Innanzitutto Topor decise di non trasferirsi così a lungo oltre la Cortina di Ferro, lasciando Laloux come unico membro francese della troupe. Successivamente arrivò la Primavera di Praga, che sospese i lavori per molti mesi. Infine, gli studi cechi decisero di interrompere il progetto per motivi economici, costringendo il regista a eliminare ben quattro sequenze già previste.

Un universo irripetibile

Nonostante tutte queste difficoltà e un budget ridottissimo, Il pianeta selvaggio riesce a dare vita a un mondo senza eguali.

Ogni inquadratura è un’opera d’arte. I disegni di Roland Topor, riprodotti da Josef Kábrt e animati dalla sua squadra, rappresentano una delle più alte espressioni della tecnica della carta ritagliata animata (“papier découpé en phase”), adottata da Laloux non appena gli venne proposta come evoluzione del semplice cut-out utilizzato nei suoi precedenti lavori (una tecnica che, negli stessi anni, ricordava in parte quella impiegata da Terry Gilliam per le animazioni del Monty Python’s Flying Circus).

Il procedimento consisteva nel disegnare ogni singolo fotogramma su cartoncino Bristol anziché sul tradizionale foglio di celluloide, ritagliando poi ciascun elemento. Un processo lentissimo, ma capace di conferire un’incredibile fluidità e vitalità alla rappresentazione del pianeta Ygam, abitato dai Draags, giganteschi esseri blu dagli occhi rossi e dall’aspetto vagamente anfibio.

La fauna e la flora di Ygam sono un’esplosione di fantasia, frutto della mente visionaria di Roland Topor e del suo stile fortemente espressionista, quasi postmoderno. Nei paesaggi e nelle creature si percepiscono chiaramente echi di Salvador Dalí e Hieronymus Bosch: piccole creature sferiche simili a Pac-Man che tessono abiti per gli Oms, un’enorme testa imprigionata in una gabbia con un naso a forma di uncino che cattura pesci-uccello per poi scagliarli al suolo, draghi volanti che infilano la propria lunghissima lingua nei tronchi cavi dove vivono gli Oms per divorarli.

Il film oscilla continuamente tra poesia e terrore, sogno e incubo.

A rendere il tutto ancora più straniante contribuisce la splendida colonna sonora di Alain Goraguer, che fonde psichedelia e funk in un accompagnamento musicale unico.

Una favola politica ancora attuale

I Draags allevano gli esseri umani come animali domestici, poco più che cavie intelligenti. La maggior parte degli Oms, originari della Terra, vive allo stato brado formando piccoli gruppi che sopravvivono rubando cibo e oggetti ai giganteschi padroni del pianeta.

Quando Terr, uno degli Oms addomesticati, fugge portando con sé una macchina per l’apprendimento, trasmette ai suoi simili tutte le conoscenze della civiltà dei Draags. Da quel momento l’umanità decide di emanciparsi dal dominio dei propri oppressori e conquistare la libertà.

L’opera di Laloux affronta numerosi temi filosofici ed ecologici, ma soprattutto riflette su un argomento a lui particolarmente caro: la stupidità involontaria, alimentata dall’ignoranza e dalla paura dell’ignoto.

I Draags hanno raggiunto un livello di civiltà talmente elevato da non riuscire più a considerare gli Oms come esseri senzienti. Praticano il genocidio, la cosiddetta “de-omizzazione”, quasi senza rendersene conto.

La dimensione politica è altrettanto evidente. Il sapere e la solidarietà diventano strumenti di liberazione dall’oppressione; la ribellione alla tirannia convive con un forte messaggio pacifista, perché gli Oms non desiderano la guerra, ma soltanto poter tornare sul proprio pianeta d’origine.

Sono temi molto diffusi nella fantascienza della fine degli anni Sessanta, e trovano evidenti punti di contatto con opere come Il pianeta delle scimmie (Franklin J. Schaffner, 1968): gli esseri umani ridotti a creature inferiori, la rivolta contro il potere costituito, la critica ai sistemi oppressivi.

Per questo il messaggio de Il pianeta selvaggio conserva ancora oggi tutta la sua forza.

Oltre al Premio speciale della giuria ottenuto a Cannes, il film ricevette riconoscimenti anche ai festival di Trieste e Atlanta. In Cecoslovacchia, invece, fu distribuito pochissimo, poiché il regime comunista interpretò la storia come una critica diretta al proprio sistema politico.

L’edizione Blu-ray

CG Entertainment propone un Blu-ray restaurato con un nuovo restauro realizzato da Argos film nel 2025. La digitalizzazione e il restauro del film sono stati effettuati da Eclair Classics a partire dagli elementi fotochimici originali: il negativo immagine 35mm in acetato, l’interpositivo 35mm per alcune sequenze e il negativo ottico 35mm per il suono. L’edizione include una ricca selezione di contenuti speciali, alcuni dei quali inediti. Oltre al cortometraggio Les Escargots, questa edizione include anche un’intervista esclusiva allo stesso René Laloux. Ottima anche la qualità dell’immagine, che nell’edizione 4k prevede una risoluzione di 2160p UHD con rapporto 1,66:1 e HDR10, mentre il Blu-ray abbiamo una risoluzione 1080p. Per quel che concerne il comparto audio, abbiamo quattro tracce: Dolby Digital 2.0 in italiano e in lingua originale e DTS HD Master Audio 5.1 in italiano e in lingua originale.

Prodotto fornito da CG Entertainment

4.5
Riassunto
Riassunto

A più di cinquant'anni dalla sua uscita originale CG Entertainment distribuisce questa edizione in Blu-ray 4K + Blu-ray de Il Pianeta Selvaggio, il capolavoro di Rene Laloux disegnato da Roldand Topor. È un viaggio surreale e psichedelico, accompagnato da una colonna sonora capace di rapire con le sue atmosfere jazz funk. Il messaggio politico, contro lo sfruttamento, i regimi oppressivi e la disumanizzazione è oggi più attuale che mai, e il simbolismo del racconto di Laloux non ha perso nemmeno un briciolo della sua forza.

  • Giudizio complessivo4.5
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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