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Elden Ring Tarnished Edition | Recensione (Switch 2)

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Elden Ring, dalla sua release originale a febbraio 2022, il capolavoro targato FromSoftware si è imposto come uno dei titoli più importanti e influenti dell’attuale generazione, ridisegnando i confini dell’open world, come in passato abbiamo già analizzato nelle nostre recensioni (Gioco base, DLC). Un titolo che ha conquistato il mondo e che ora, con la sua Tarnished Edition, è pronto a prendersi anche Nintendo Switch 2.

Le premesse non erano delle migliori: fino a qualche tempo fa, durante le prime versioni di prova, l’adattamento non era ancora stato ottimizzato a dovere, destando più di qualche preoccupazione sulla reale fattibilità del progetto. Dopotutto, far girare l’immensità dell’Interregno nel palmo di una mano è un’impresa.

Prima di addentrarci nell’analisi tecnica, è bene sottolineare che questa edizione offre non solo l’avventura base e il DLC Shadow of the Erdtree, ma porta con sé anche piccoli contenuti inediti, come: due nuove classi iniziali esclusive, quattro set di armature e la possibilità di personalizzare Torrente tramite tre nuove skin.

Gli sviluppatori saranno davvero riusciti a confezionare un porting all’altezza delle aspettative?

Ri…Alzati, Senzaluce

L’Anello Ancestrale è stato frantumato, la regina Marika l’Eterna assassinata e gli eredi al trono ne rivendicano i frammenti, scatenando un’era di guerra e faide tra loro e noi, dei comuni Senzaluce, dobbiamo riuscire a ricomporre l’Anello ambendo al Trono Ancestrale. Come in tutti i Souls di casa FromSoftware, ci troviamo di fronte a una narrazione passiva che lascia spesso libero spazio alle speculazioni; la trama confezionata da G.R.R. Martin e H. Miyazaki è qualcosa di unico e complesso: da una parte troviamo la stratificazione narrativa tipica del director giapponese, dall’altra spicca l’abilità di creare una lore intrigante e ricca di sfaccettature, firma inconfondibile dello scrittore de Il Trono di Spade (in molti passaggi, infatti, la costruzione del mondo risulta ispiratissima, e se avete amato Westeros qui vi sentirete a casa).

L’unica accortezza, ovviamente, è che la storia deve essere scoperta e studiata attivamente dal giocatore, attraverso tutto ciò che vediamo, raccogliamo e tramite le descrizioni degli oggetti o i dialoghi con gli NPC, questo rende il tutto leggermente più ostico, talvolta obbligando l’utilizzo di un taccuino per appuntarsi i frammenti di trama scoperti: un approccio non adatto a tutti, ma che, una volta padroneggiato, restituisce un senso di appagamento impareggiabile alla fine dell’avventura.

A livello di gameplay, Elden Ring è, al momento, il perfetto soulslike con un open world immenso e pieno di sorprese, un titolo che sorprende il giocatore a ogni passo con un combat system immediato profondo che garantisce un’altissima rigiocabilità. L’innumerevole quantità di build disponibili lo rende un’esperienza alla portata di un pubblico molto vasto; la sua struttura non lineare offre tantissime possibilità di scelta, permettendo di approcciare il mondo di gioco nel modo che si ritiene più opportuno. Parlando di longevità, una prima run può durare dalle 40 alle 200 ore a seconda di quanto siate meticolosi nell’esplorazione, a questo monte ore va sommato il DLC Shadow of the Erdtree, che aggiunge come minimo altre 50 ore al contatore.

Al lancio originale il bilanciamento non era perfetto, con qualche criticità legata alle armi o ad alcuni nemici, ma dopo anni di aggiornamenti questi difetti sono stati ampiamente limati. Ovviamente, ancora oggi alcuni equipaggiamenti risultano quasi inutilizzabili, mentre altri restano fin troppo performanti (le cosiddette armi “rotte”), ma ciò non intacca minimamente il divertimento. Quello che invece potrebbe far storcere il naso è la ripetitività di alcuni boss minori, che nelle battute finali di una run rischiano di annoiare, al contrario, il level design e gli ambienti, sia nel gioco base che nell’espansione, non smettono mai di stupire per bellezza estetica e complessità, stimolando costantemente nel giocatore il desiderio di raggiungere quel punto apparentemente inaccessibile all’orizzonte.

Un porting funzionale

Se il gioco di base, come sapevamo già, rasenta l’eccellenza, come si comporta su Switch 2?

Beh, togliamoci subito il dente: il titolo ha goduto di una forte ottimizzazione sul fronte della stabilità, risultando ampiamente godibile, ma, per garantire questo framerate costante, si è dovuto scendere a compromessi evidenti sul dettaglio grafico. Nelle aree meno affollate, o in momenti come il primissimo ingresso nell’Interregno, il gioco non ne risente troppo; al contrario, nelle zone più ricche, il motore arranca nel caricamento degli asset, generando un fastidioso e marcato effetto pop-up degli elementi a schermo.

Il famoso scorcio di Liurna, ma se si sta attenti ai dettagli si notano le imperfezioni grafiche

Prendiamo in esame Liurnia Lacustre, una delle tre macro-aree iniziali (chiediamo ai giocatori più esperti, di chiudere un occhio per questa definizione): l’affaccio sulla regione è uno dei momenti visivamente più potenti di tutta l’opera, un’altura da cui è possibile ammirare mezza mappa provando stupore e timore per ciò che ci aspetta, ma quando si scende al livello della palude, puntando dritti verso l’Accademia, emergono numerosi e fastidiosi pop-up della vegetazione e degli elementi di contorno. Pur non invalidando il gameplay, questa criticità spezza innegabilmente l’immersione estendendosi ben oltre Liurnia, per andare a colpire un po’ tutte le aree più dense di particolari che, purtroppo, coincidono con gli scorci più belli del gioco.

Vecchi amici…

Come accennato, il porting si mette al completo servizio della giocabilità: nelle fasi più concitate, l’azione non risente quasi mai “colpi di tosse”, preservando la reattività del sistema di combattimento, la stabilità si mantiene buona sia in modalità Docked che in portatile, ma quest’ultimo risulta più godibile, visto che giocando su una TV, infatti, le incertezze grafiche e la riduzione dei dettagli saltano molto più all’occhio rispetto a quando ci si affida allo schermo della console.

Ohh, Elden Ring!

Tirando le somme, Elden Ring su Switch 2 è un piccolo miracolo. FromSoftware è riuscita nel suo intento, seppur dovendo accettare innumerevoli sacrifici: il focus è rimasto ben saldo sul gameplay, preservando un’estetica generale di grande impatto che però finisce per perdersi nei dettagli .

È il modo migliore per viversi l’avventura? Sicuramente no. Eppure, sia per chi ha già amato alla follia l’opera originale, sia per i nuovi giocatori incuriositi, questa conversione resta un mezzo funzionale e altamente godibile per esplorare l’Interregno. La pura gioia di poter estrarre la console in qualsiasi momento e avere tra le mani un capolavoro del genere è impareggiabile, e basta questo a sancire la riuscita dell’operazione.

Buon viaggio nell’Interregno, Senzaluce.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

8.5
Review Overview
Riassunto

Elden Ring: Tarnished Edition su Nintendo Switch 2 è un piccolo miracolo che racchiude l'immensa opera di FromSoftware, il DLC Shadow of the Erdtree e nuovi piccoli contenuti inediti nel palmo di una mano. Al netto di evidenti compromessi grafici e di un fastidioso effetto pop-up nelle aree più dense, il porting sceglie saggiamente di sacrificare il dettaglio visivo per garantire un gameplay fluido e reattivo. Non è il modo migliore per ammirare esteticamente l'Interregno, specie su grande schermo, ma la pura godibilità dell'esperienza in mobilità rende questa conversione un titolo caldamente consigliato.

Pro
Un porting completamente votato al gameplay... Tutti i grandi pregi del gioco base... Un gioco cosi su Switch non si è mai visto
Contro
...lasciando spazio a imperfezioni grafiche, in particolare nelle zone più pesanti ...con anche i suoi difetti
  • Giudizio Complessivo8.5
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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