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Captain Tsubasa 2: World Fighters | Recensione

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Dopo il capitolo del 2020 che ha segnato il ritorno in grande stile del franchise in un modo abbastanza inaspettato, l’universo creato da Yoichi Takahashi torna sui nostri schermi, e ancora una volta significa fare di nuovo i conti con una concezione del pallone diametralmente opposta a quella a cui siete abituati se giocate tanto ai videogiochi calcistici.

Se i titoli simulativi continuano a rincorre la fisica perfetta della sfera e i movimenti al millimetro della difesa, la serie dedicata all’iconico numero dieci giapponese ribadisce con forza la propria identità stravagante, rumorosa e totalmente spettacolare, senza pensare alla tattica e alle statistiche. Il primo capitolo ci aveva colpito piacevolmente, pur avendo parecchi limiti; vediamo ora cosa si è inventata Bandai Namco con un sequel che vuole puntare su tanti contenuti in più e ancor più spettacolari.

Versione provata: PlayStation 5

Molto più grande, molto più folle

Capitan Tsubasa II si presenta in perfetta continuità col suo predecessore, ma ora abbiamo a disposizione molti più contenuti. Il salto generazionale e di sviluppo rispetto al primo episodio è tangibile nella generosità: ci troviamo di fronte a ben 22 nazionali pronte a darsi battaglia, per un totale di 110 atleti accuratamente modellati che riprendono tutte le icone del manga e della serie animata. A rendere la varietà ancora più corposa interviene un campionario di oltre 150 nuove mosse speciali, distribuite tra tiri devastanti, contrasti aerei dirompenti e parate ai limiti del sovrumano.

Questa profusione di elementi sblocca un potenziale ludico notevolmente ampliato, risolvendo una delle lacune primarie del predecessore: la sensazione di dejà-vu nel corso delle partite.

Un pilastro fondamentale di questo secondo capitolo è rappresentato dal sistema di creazione del personaggio. L’editor messo a punto per questa edizione si rivela ricco e profondo, consentendo una personalizzazione maniacale del proprio alter ego digitale. Inserire il nuovo avatar direttamente nell’undici titolare al fianco di Tsubasa Oozora e degli altri fuoriclasse del circuito giovanile regala un bel senso di immedesimazione, specie per chi ha sempre amato questa serie e sperava un giorno di poter compiere le stesse acrobazie dei suoi idoli. Guardare la propria creazione eseguire combinazioni aeree a fianco dei grandi campioni della serie o scatenare una conclusione devastante da metà campo aggiunge un valore emotivo non indifferente.

Il ritmo di gioco: velocità, impatto e schemi ripetuti

Quando si scende sul rettangolo verde, la prima sensazione che si avverte è un generale miglioramento del flow di gioco. Il movimento degli atleti e la gestione delle transizioni (ora ridotte, ma comunque presenti) sono visibilmente più fluidi e reattivi rispetto al primo titolo, garantendo un controllo più immediato sulle azioni di attacco e difesa. Resta intatta la struttura fondamentale legata alla barra della resistenza dei portieri. Se non avete presente il concept, è presto detto: Capitan Tsubasa non è come un classico FIFA e PES, non si basa sull’imbastire azioni complesse basate su tattica e dribbling, quanto invece sul creare quanti più pericoli e tiri possibili al portiere avversario per farlo stancare e bucare la rete dopo un assedio.

Tuttavia, proprio questa natura votata al ritmo incessante mostra il rovescio della medaglia. Il loop di gioco tende frequentemente a ripiegare su un unico grande schema: una serie ininterrotta di ribaltamenti di fronte, contrasti ad altissimo tasso di aggressività e conclusioni caricate a testa bassa.

La partita si trasforma rapidamente in una battaglia d’attrito ad alta intensità, dove la manovra ragionata lascia spesso il passo alla ricerca febbrile del duello individuale per superare l’avversario e scaricare il tiro in porta. Se da un lato questa scelta mantiene l’adrenalina sempre ai livelli di guardia, dall’altro rischia di penalizzare la varietà strategica sul lungo periodo, portando le sfide a somigliarsi nell’impostazione generale. A questo aggiungiamo anche un altro problema, già evidenziato nel primo capitolo: l’AI dei compagni è abbastanza deficitaria. Capita molto spesso di dover fare tutto da soli, in fase di gioco, perché i compagni non collaborano o non scelgono posizioni abbastanza intelligenti.

Single player? Si va ai mondiali

Sul fronte dell’offerta per singolo giocatore, il titolo fa tesoro delle critiche ricevute in passato proponendo un’avventura meglio ritmata. Le fasi di racconto e i dialoghi tra i personaggi sono stati snelliti con cura, riducendo l’impatto di quelle lunghe pause statiche che prima spezzavano l’azione di gioco sul più bello. Pur mantenendo intatto l’animo melodrammatico ed esagerato tipico del materiale originale, la progressione tra una sfida e l’altra risulta decisamente più snella e piacevole.

Le interazioni con il cast principale servono ora in maniera più diretta al miglioramento delle statistiche e all’apprendimento di abilità inedite, rendendo ogni sequenza fuori dal campo funzionale al miglioramento dell’avatar o della squadra. Purtroppo, però, non c’è nulla di speciale in questi extra. La storia è suddivisa in 3 tipologie di episodi, ma oltre a quello principale, gli altri assicurano solo brevissime scene oppure scambi di chat tra il protagonista e i suoi compagni di squadra. Niente di neanche lontanamente interessante, ma solo brevi intermezzi per accrescere l’affiatamento e poco altro.

Per quanto riguarda il comparto multiplayer, il titolo include una struttura completa dedicata allo scontro PvP online. Sottolineiamo, tuttavia, che non è stato possibile saggiare la tenuta dei server o la qualità del matchmaking in fase di analisi, dato che il gioco non è ancora ufficialmente disponibile sul mercato e l’infrastruttura di rete non era popolata. L’efficacia del netcode e la stabilità delle partite a distanza rimangono dunque incognite da valutare con l’arrivo dei giocatori sui server pubblici.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher

7
Review Overview
Riassunto

Questo nuovo capitolo dedicato alle gesta di Tsubasa e compagni si presenta sul mercato come un'opera pienamente consapevole dei propri punti di forza e delle proprie radici arcade. L'aggiunta di una quantità imponente di contenuti, unita a un editor eccellente e a un ritmo di gioco ripulito nelle sue spigolosità più evidenti, rende il titolo una scelta obbligata per tutti i fan del manga originale e per chiunque sia alla ricerca di uno sportivo divertente e privo di velleità simulative. Restano alcuni difetti: la ripetitività di fondo nella struttura dei match, dettata da ritmi d'attacco e difesa sempre identici ad altissima intensità, è abbastanza ridondante, ma il pacchetto complessivo risulta decisamente solido e spensierato.

Pro
Più contenuti Più divertente Più Tsubasa
Contro
L'IA dei compagni è ancora debole Diventa ripetitivo dopo non molto
  • Giudizio complessivo7
Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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