Peppermint Candy racconta a ritroso la vita di un uomo coreano dal 1999 al 1979. Dal suicidio fino alla laurea, il film ce lo mostra nei panni, di volta in volta, di un uomo d’affari fallito, di un imprenditore di successo, di un marito infedele, di un poliziotto brutale e di un soldato indeciso. Ma che cosa ha corroso per primo la sua coscienza? L’esercito, la dittatura, l’indottrinamento militare ricevuto a partire dagli anni Ottanta, poi il lavoro nella polizia, che lo costrinse a maltrattare gli attivisti impegnati nei movimenti popolari coreani dello stesso periodo. Dopo decenni di totalitarismo e una crisi economica provocata dall’avidità dei finanzieri e dagli effetti nefasti del capitalismo selvaggio sulla Corea del Sud, Lee Chang-dong tracciava nel 1999 lo schema anatomico del proprio Paese attraverso un solo film. Risalire alle origini del male significava anche osservare gli effetti diretti della politica sulla psicologia dei personaggi che metteva in scena. Il suo protagonista, Young-ho, non troverà rifugio né nella religione, presente da un segmento all’altro, né nelle due donne che segneranno la sua vita. Nulla può essere un rifugio, nemmeno suo figlio, nemmeno la sua famiglia, perché niente, per Lee Chang-dong, è insidioso quanto una politica di oppressione. A distanza di più di un quarto di secolo dalla sua uscita, CG Entertainment ci consente di apprezzare la pellicola del grande regista coreano grazie a questa edizione Blu-ray, frutto di un restauro in 4K.
Viaggio nel tempo
È spiegando il film al contrario rispetto al suo ordine narrativo che possiamo comprendere la complessità della scrittura di Peppermint Candy. Cominciando dalla fine, Young-ho è uno studente da poco diplomato: sulle rive di un fiume canta con i compagni di classe un inno al futuro. Passa un treno. Passa il tempo. Sogna di diventare fotografo quando il governo lo obbliga, come migliaia di altri coreani, a entrare nelle forze armate. Uomo dal cuore tenero, preferisce conservare gelosamente le caramelle alla menta che gli manda Sunim, una giovane studentessa che ha sempre amato. Una sera uccide per errore una rifugiata che ha violato il coprifuoco. Il tempo passa di nuovo.
Qui comincia la discesa agli inferi di Young-ho. Uscito dall’esercito, entrerà infatti in una forza di polizia incaricata di reprimere le attività degli oppositori del governo. Lee Chang-dong non filma la tortura, ma il volto del suo protagonista. Un volto che protesta, ma controvoglia. Un volto che mostra rimorsi immediatamente sepolti sotto l’obbligo di conformarsi ai regolamenti e alle leggi marziali. Per tutti gli anni Ottanta vive sotto la pressione della catena di comando e porta sulle nocche il sangue degli idealisti; quella virtù l’ha abbandonata da tempo. Quando, alla fine degli anni Ottanta, arriva il boom economico coreano, Young-ho si reinventa come uomo d’affari, si sposa, diventa padre, mette la testa a posto e tenta di rimettere insieme i pezzi della propria vita. Non ci riuscirà e il tempo passerà un’ultima volta.
L’arte della metafora
Romanziere ben prima di diventare regista, Lee Chang-dong usa la figura del treno come uno scrittore userebbe una ripetizione, la figura retorica insistita di una metafora efficace: in ogni segmento, un treno attraversa l’inquadratura durante un momento cruciale della vita del protagonista. Dentro l’inquadratura o fuori campo, il suo passaggio ricorda continuamente allo spettatore di essere testimone soltanto di un flashback e che tutto, i momenti di felicità così come quelli di dolore, condurrà al suicidio di Young-ho. Le invenzioni visive sono innumerevoli e integrano i personaggi, sempre interpretati magistralmente nell’arco di vent’anni, in una fluidità che permette di racchiudere una quantità enorme di informazioni nella dimensione di un film. Le caramelle sparse nel corso delle sequenze, per esempio, ci ricordano l’amore di Young-ho per Sunim, una relazione idilliaca che non si è mai davvero conclusa, una relazione sempre frammentata. Il cineasta costruisce a ritroso i suoi movimenti di macchina sui binari, risalendo sempre più lontano alle origini dei mali che opprimono il suo personaggio. Una volta spiegato tutto questo carico emotivo e ricomposto il puzzle, comprendiamo che il treno è ormai troppo pesante, che ha superato un punto di non ritorno e che questo accumulo di traumi travolgerà Young-ho nel 1999.
La generazione di Lee Chang-dong, quella che ha realizzato i grandi film coreani che vediamo oggi, è una generazione che ha subito i colpi di un inferno politico e che, secondo l’autore, si trova costretta ad andare avanti senza mai guardarsi indietro. La marcia forzata è impossibile, troppo difficile per alcuni, e la maggior parte crolla lungo il cammino; così il regista volta la macchina da presa all’indietro, abbastanza vicino agli eventi da poterne parlare con la lucidità di un attivista ormai protetto dal presente, e raccoglie l’ultima testimonianza delle vittime. Si potrebbe dire che Peppermint Candy abbia aperto la strada. Attraverso di esso, l’idea che la Corea si sarebbe risvegliata con rabbia, proprio come si era risvegliata da un sonno profondo, sgorga dalla quotidianità e prende forma grazie all’immersione nella mente del più comune dei cittadini.
L’edizione in Blu-ray

Cg Entertainment propone questa edizione in Blu-ray di Peppermint Candy con un ricco comparto di extra: il trailer del film, un making of, una serie di outtakes, le audizioni finali dei protagonisti Sol Kyung-gu e Kim Yeo-jin, e delle riprese provenienti dal festival di Karlovy Vary durante il quale il film vinse il premio speciale per la regia.
Il film è proposto unicamente in lingua originale sottotitolato in italiano, con un comparto audio che include le classiche tracce in DTS HD Master Audio 5.1 e Dolby Digital 2.0. Ottima anche la qualità visiva del restauro in 4K.
Prodotto fornito da CG Entertainment

Riassunto
Riassunto
Può il viaggio nella memoria di un uomo segnare il passo di un’intera nazione? La risposta a questa domanda è il proposito stesso di Lee Chang-dong, con il suo eccellente Peppermint Candy. Il racconto della pellicola, che spazia nell’arco di vent’anni di storia coreana, è pregno di metafore visive, che intrecciano la vita del suo protagonista, Young-ho, con quella di un Paese alle prese con la repressione governativa. Il restauro in 4K ci consente di apprezzare al meglio il lungometraggio del grande regista coreano, ed è eccellente anche il comparto extra di questa edizione Blu-ray di CG Entertainment.
- Giudizio complessivo4
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