Un paesaggio desertico realizzato in computer grafica, come se fosse un dipinto minimalista pieno di colore. Un albero e un paracadutista dalle forme poco dettagliate. Una sensazione di sospensione, come se si approdasse nel cuore di un videogioco a basso budget. Ecco la prima immagine di Away, di cui si saprà ben poco in termini di antefatti e sviluppi. È la magia del cinema senza parole, molto diffusa nell’animazione e soprattutto nel cortometraggio. È in questo modo che si trasporta lo spettatore in un mondo simile al nostro, ma mai del tutto, i cui misteri non verranno mai chiariti, nemmeno in una conclusione enigmatica quanto il punto di partenza. Come il protagonista de La tartaruga rossa, nessuno sa da dove venga, chi sia, perché sia arrivato, dove si trovi né cosa stia facendo. Si limita a essere lì, desidera fuggire e così ha inizio il suo viaggio. Qui il percorso è più materiale che spirituale rispetto al film di Michael Dudok de Wit, ma le due dimensioni non sono mai davvero lontane e risuonano costantemente l’una nell’altra.
Primo lungometraggio di Gints Zilbalodis (autore anche del recente Flow) Away è un oggetto cinematografico tanto sorprendente quanto ipnotico, giustamente premiato al Festival di Annecy nel 2019. Da un lato per la sua provenienza, dato che l’animazione dei Balcani è molto più nota per i cortometraggi che per i lungometraggi, e questi ultimi hanno finora raramente fatto ricorso al cinema digitale. Dall’altro per la sua sorprendente semplicità narrativa e stilistica, che gli conferisce un aspetto quasi ingenuo nonostante l’incubo in cui ci trascina, e al tempo stesso una notevole efficacia. Ciò è probabilmente dovuto alla sua produzione artigianale, poiché il regista ha lavorato da solo a ogni fase, dall’idea iniziale al montaggio, dall’animazione alla creazione sonora. Se questo film non è il primo lungometraggio animato realizzato interamente (o quasi) da un solo autore, si pensi a Le Roman de Renard di Władysław Starewicz o a L’Enfant invisible di André Lindon, esempi simili restano rari e consentono una libertà espressiva che di solito si trova soltanto nelle forme brevi.
Da dove parte il viaggio
Le fonti di ispirazione di Zilbalodis sono Conan il ragazzo del futuro di Miyazaki, Il generale di Buster Keaton, I diari della motocicletta di Walter Salles, It Follows di David Robert Mitchell e Duel di Steven Spielberg. Anche videogiochi come Shadow of the Colossus o Journey lo hanno influenzato molto per sua stessa ammissione, così come il lavoro di Alfonso Cuarón e quello di Haruki Murakami. Inoltre anche i suoi viaggi in Islanda, a Lanzarote o in Giappone sono stati fondamentali.
Zilbalodis ha pensato Away come un lungometraggio fin dall’inizio, ma sapeva che sarebbe stato difficile trovare finanziamenti per un progetto del genere. Quando ha iniziato aveva 21 anni e pensava che nessuno si sarebbe fidato di lui per portare a termine un lungometraggio, soprattutto se voleva fare tutto da solo. Così aveva deciso di suddividere la storia in quattro capitoli che potessero funzionare anche autonomamente e ha cercato fondi per ciascuna parte separatamente.
Poiché i suoi cortometraggi sono stati apprezzati nei festival e online, era riuscito a ottenere dei finanziamenti e da lì è stato più facile passare dalla realizzazione di corti a quella di un lungometraggio.
L’incanto di Away deriva anche dal suo carattere falsamente ibrido, che lo colloca al crocevia delle arti visive, tra suggestioni che spaziano dal videogioco al cinema fino alla pittura, con ogni scenario che si configura come un quadro dalle molteplici influenze e diramazioni. Lo stesso vale per il soggetto: se il regista non si complica con una trama particolarmente originale, essa attinge a un tema universale delle arti dello spazio, quello della fuga e dell’inseguimento. Il protagonista deve sfuggire a una misteriosa creatura che cerca di raggiungerlo ovunque egli vada. Forma cinematografica per eccellenza, dal burlesque ai cartoni animati americani fino all’horror contemporaneo, questo tema viene qui ripreso in chiave onirica. Il movimento è dolce, lasciando sempre sospesa una lieve inquietudine, ma anche una sensazione di bellezza, sorpresa e voluttà, tanto nei movimenti del personaggio quanto nelle apparizioni dei paesaggi attraversati.
La grandezza dei grandi film sta nella capacità di riprendere tematiche quasi convenzionali e, attraverso forme originali, reinventarle con variazioni capaci di sorprendere fino a far dimenticare il senso di déjà-vu. Qui, l’obiettivo è pienamente raggiunto.
L’esordio di Zilbalodis in blu-ray

L’edizione blu-ray di CG Entertainment arriva dopo il formidabile successo di Flow, che vinse il premio Oscar come miglior film di animazione nel 2024. La riscoperta dell’opera di Zilbalodis è un’ottima iniziativa da parte dell’editore, e consente di riscoprire questa piccola perla dell’animazione lettone. La componente video è ottima, e restituisce un’eccellente definizione delle immagini. Essendo il film muto, sono presenti solo due tracce audio: la DTS HD Master Audio 2.0 e in Dolby Digital 2.0. Gli extra purtroppo sono risicatissimi, e consistono unicamente del trailer del film.
Prodotto fornito da CG Entertainment

Riassunto
Riassunto
Un giovane si risveglia appeso a un albero dopo un incidente aereo. In lontananza, una figura minacciosa si avvicina a lui. Per sfuggirle, si rifugia all’ingresso di una caverna dove scopre una mappa e una moto che lo spingono a mettersi in viaggio per cercare di raggiungere un porto, dall’altra parte dell’isola. Questa è la risicatissima trama di Away, l'esordio cinematografico di Gints Zilbalodis, il regista vincitore del Premio Oscar per il Miglior Film di Animazione del 2024 con Flow. L'edizione in blu-ray di CG Entertainment consente di riscoprire questa perla dell'animazione in un'ottima definizione, ma difetta purtroppo sul lato degli extra.
- Giudizio complessivo3.75
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