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Battle Royale II: Requiem | Recensione Blu-ray

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Dopo l’incredibile successo di Battle Royale era inevitabile che venisse messo in cantiere un sequel, arrivato nelle sale tre anni dopo. E si può dire senza esagerare che Battle Royale II: Requiem non abbia lasciato il segno come il suo predecessore

È guerra

Ambientato alcuni anni dopo la vittoria e la fuga di Shuya, Noriko e Shogo, questo secondo capitolo cerca fin da subito di rimescolare le carte e di non limitarsi a ripetere la formula del primo film. Un’intenzione apprezzabile, che si traduce nello scontro tra una nuova classe di studenti “fortunati”, estratti a sorte per partecipare al Battle Royale, e il gruppo terroristico guidato proprio da Shuya.

Invece di nascondersi al Comitato Battle Royale, Shuya ha deciso di dichiarare guerra a coloro che ritiene responsabili della morte dei suoi amici, cioè gli adulti. Tutti gli adulti.

Il film si apre infatti con un’inquadratura decisamente audace (ricordiamo che siamo nel 2003, appena due anni dopo l’11 settembre) che mostra due torri gemelle fatte esplodere dalle bombe del gruppo Wild Seven, capeggiato da Shuya.

Ed è proprio qui che Requiem rivela tutta la sua enorme goffaggine, oscillando tra una straordinaria mancanza di tatto e, nel peggiore dei casi, una vera e propria apologia del terrorismo.

L’idea di partenza non sarebbe nemmeno priva di interesse, ma Kenta Fukasaku porta il concetto a un livello estremo, arrivando a dipingere l’Afghanistan come la terra promessa di Shuya per il suo spirito ribelle. Si arriva perfino a evocare l’idea di unirsi ai talebani, un messaggio decisamente inquietante.

Volendo, si potrebbe anche leggere il film come un pamphlet o un monito su una generazione di giovani completamente priva di punti di riferimento. Il problema è che Shuya e i suoi uomini sono talmente glorificati e trasformati in icone dalla regia da rendere difficile parlare di vera satira.

Una nuova classe, purtroppo anonima

Alcuni degli studenti del primo film sono indimenticabili: ci viene subito in mente Kawada Shogo con il suo padre dai mille mestieri, Yukiko e la sua amica che cercano inutilmente di calmare i compagni con un megafono, oppure la crudele Mitsuko, il cui sorriso alla prima apparizione resta uno dei più inquietanti della storia del cinema.

Nel primo Battle Royale quasi ogni studente risultava memorabile e riusciva a lasciare il segno anche con pochissimo tempo sullo schermo. Nel complesso, il gruppo non era nemmeno composto da ragazzi particolarmente malvagi: erano adolescenti problematici, gettati ingiustamente in un gioco al massacro.

In questo sequel, invece, quasi nessun personaggio riceve un minimo di sviluppo. L’unica eccezione è la figlia di Kitano, l’unica ad avere un’evoluzione davvero interessante. Peggio ancora, la maggior parte della nuova classe è composta da individui decisamente spregevoli, al punto che diventa difficile provare qualsiasi senso di tragedia o compassione quando i loro collari iniziano a esplodere.

Persino la regia sembra rendersi conto della scarsa efficacia dei nuovi protagonisti: a differenza del primo film, rinuncia perfino ai cartelli che annunciavano i caduti dopo ogni sequenza e aggiornava il macabro conteggio dei sopravvissuti. E a poco serve anche l’edizione Requiem, che si proponeva di espandere il tempo su schermo dei vari protagonisti al fine di meglio approfondire la loro caratterizzazione.

Si finisce per esagerare

Se c’è almeno un aspetto in cui il film riesce a soddisfare lo spettatore, è la generosità delle scene d’azione. Il manifesto americano lo annunciava con orgoglio: “Questa volta è guerra”.

Dimenticate l’approccio intimista degli scontri del primo film, dove l’inesperienza degli studenti e la loro incapacità di utilizzare le armi rendevano ogni combattimento imprevedibile. Requiem sceglie invece la spettacolarità in stile hollywoodiano.

Fin dallo sbarco sull’isola di Shuya, Kenta Fukasaku mette in campo tutti i mezzi possibili per offrire uno spettacolo degno delle grandi produzioni americane: lunghissime sparatorie, decine di esplosioni, un gran numero di comparse. Il sequel vuole chiaramente superare il predecessore sul piano della spettacolarità e, sotto questo aspetto, ci riesce senza difficoltà.

Il problema è che tutto questo risulta sorprendentemente privo di mordente. Come già detto, non ci si affeziona mai ai personaggi. E se lo spettatore non prova alcun interesse per chi combatte, perché dovrebbe appassionarsi a una battaglia, per quanto spettacolare?

Un personaggio riassume perfettamente tutti i limiti del film: il professore interpretato da Riki Takeuchi. Pensato come una sorta di versione esasperata del professor Kitano (il personaggio divora infatti antidolorifici a scatole intere) avrebbe dovuto risultare più eccentrico e memorabile.

Purtroppo, nonostante una scena finale che richiama almeno in parte il tono tragicomico del personaggio di Kitano, questo nuovo insegnante non convince proprio perché eccede continuamente. Esattamente come il film, convinto di poter diventare migliore semplicemente moltiplicando lo spettacolo all’ennesima potenza.

Un’importante attenuante

Forse avrete notato che fin dall’inizio abbiamo parlato di Kenta Fukasaku, mentre il primo Battle Royale era stato diretto da Kinji Fukasaku.

Non si tratta di un errore. La vera tragedia dietro questo film è che Kinji Fukasaku morì all’inizio delle riprese. Secondo alcune fonti, il regista sarebbe addirittura scomparso il primo giorno di lavorazione.

Per evitare che una produzione così costosa naufragasse, il figlio Kenta, già sceneggiatore del primo film e di questo sequel, venne chiamato a completare le riprese e a supervisionare il montaggio.

Sarebbe però ingiusto attribuire interamente il fallimento del film a Kenta. Suo padre, durante tutta la carriera, aveva spesso provocato il pubblico con violentissimi film di yakuza, ricchi di scene ancora oggi estremamente disturbanti, basti pensare alla celebre sequenza di Okita il Macellaio, in cui il protagonista arriva a mangiare le ossa di una donna morta.

È molto probabile che anche l’interpretazione del terrorismo come forma di liberazione facesse già parte della visione di Kinji Fukasaku. Tuttavia, la sua esperienza di regista avrebbe probabilmente saputo affrontare un tema tanto delicato con maggiore equilibrio e sfumature.

Conoscendo la tragica vicenda che ha segnato la sua produzione e quel doloroso passaggio di testimone tra padre e figlio, si finisce quasi per guardare Battle Royale II con maggiore indulgenza. Resta un film profondamente maldestro, ma anche un’opera che, da un punto di vista umano e persino filosofico, suscita il desiderio di perdonarne almeno in parte i difetti.

Non tutti, naturalmente. Non fino al punto di accettare un finale che suggerisce come alcune sopravvissute abbiano trovato la libertà rifugiandosi in un Paese dove le donne sono private dei loro diritti.

Ma davanti all’ambizione smisurata del progetto, è difficile non riconoscere lo sforzo sincero di un figlio che ha cercato, con tutti i limiti del caso, di rendere il più fragoroso degli omaggi alla leggenda rappresentata da suo padre.

L’edizione in Blu-ray

CG Entertainment presenta un’edizione veramente ricca di extra per il film di Fukasaku: abbiamo il trailer del film, un Making of, le audizioni e le riprese della fase di pre-produzione del film, un Dietro le quinte, delle interviste al cast, la registrazione della colonna sonora, il Galà di apertura con l’orchestra, la prima proiezione di Battle Royale, il teaser, Buon compleanno Kinji e Beethoven.

La qualità video rimane eccellente; pur non essendo disponibile un’edizione in 4K come per il prequel, il restauro in 1080p è ottimo. Per ciò che concerne il comparto audio, abbiamo a disposizione le tracce Dolby Digital 2.0 in italiano e in giapponese, e DTS HD Master Audio 5.1 in italiano e in giapponese.

Prodotto fornito da CG Entertainment

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Riassunto
Riassunto

Battle Royale II: Requiem non è purtroppo un film a livello del suo mitico prequel. Nella volontà di ricercare una spettacolarizzazione che a tratti sembra fine a sé stessa, Kenta Fukasaku pare perdere il filo del film, e finisce per dimenticarsi di caratterizzare i suoi protagonisti in maniera efficace. A parziale attenuante della piena riuscita della pellicola vi è la dipartita ad inizio riprese di Kinji Fukasaku, che passò il testimone al figlio dopo aver girato una singola scena. Nonostante non sia un film riuscito appieno, CG Entertainment ci offre un’ottima edizione Blu-ray, ricchissima di extra e di interviste, e con un comparto tecnico di livello.

  • Giudizio complessivo3
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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