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Lanterns | Recensione

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Quindici anni dopo il flop di Lanterna Verde con Ryan Reynolds, il Corpo delle Lanterne torna sullo schermo e lo fa, forse, nel modo meno prevedibile possibile; niente battaglie galattiche in apertura, niente costrutti esagerati a ogni inquadratura, ma Lanterns vuole portare la normalità nel fare parte della ronda galattica.

Il DCU continua a espandersi e, dopo aver messo in scena Guy Gardner nello scorso Superman, vuole portare anche altre lanterne come John Stewart e Hal Jordan, tutti e tre molto diversi, ma con un unico obiettivo: mantenere la pace nell’universo.  

La serie si è conclusa con l’ottavo episodio e da quando è stata annunciata tutti si chiedevano una cosa: Lanterns sarà riuscita a riscattare quel disastro e a ridare dignità alla Lanterna Verde?

Tanta investigazione, poco eroismo

Hal Jordan, il primo umano scelto dall’anello, e la giovane recluta John Stewart, suo allievo da addestrare per farne la sua riserva perfetta, si recano a Rushville, in Nebraska, per indagare su un strano omicidio, ma dietro quella morte di provincia si nasconde qualcosa di molto più grande, che riguarda il Corpo delle Lanterne e il passato dello stesso Hal.

Gli sceneggiatori Chris Mundy (Ozark), Damon Lindelof (Lost, Watchmen) e Tom King usano l’omicidio come porta d’ingresso verso una storia molto più ampia, ma senza mai trasformare ogni episodio in una semplice preparazione alla rivelazione successiva. Il mistero viene dosato con attenzione: ogni risposta apre una nuova domanda e spesso costringe a rileggere quello che si era visto prima. Il momento più alto della stagione è tutto l’arco legato al Manhunter, che unisce la tensione del poliziesco alla paranoia della fantascienza migliore e che, come tutta la serie, vive di rivelazioni e svolte da scoprire senza anticipazioni.

Il ritmo è lento, a tratti fin troppo: alcuni episodi centrali si prendono tutto il tempo del mondo e chi cerca una serie supereroistica nel senso classico rischia di perdere la pazienza. Il calo si avverte soprattutto nella parte ambientata nel presente, meno compatta e meno ispirata rispetto a quanto visto prima, anche se l’ultimo episodio rimette le cose in carreggiata. 

La regia imposta un tono sobrio, con inquadrature ampie sulla pianura del Nebraska e interni cupi in pieno stile Gotham. Gli effetti speciali sono ridotti al minimo e i poteri dell’anello si vedono col contagocce, mentre alieni, pianeti lontani e minacce interstellari restano quasi sempre fuori scena, una scelta coerente con il tono, ma un fan del personaggio sente che manca qualcosa, persino la tuta tanto discussa online non fa sentire a dovere il suo peso.

Le Lanterne rubano la scena

Se Lanterns regge così bene, gran parte del merito è del cast. Kyle Chandler regala, con una prova fatta di sguardi e battute asciutte più che di pose eroiche, un Hal Jordan stanco, ironico e pieno di ombre, un veterano che sembra portarsi addosso ogni anno passato con l’anello al dito.

Aaron Pierre, se possibile, fa ancora meglio, con un John Stewart rigido e idealista, attraversato da una rabbia trattenuta che lo rende il personaggio più vivo dello show e proprio il contrasto tra i due dà vita alla dinamica da coppia di poliziotti che regge tutto il racconto. La loro alchimia è il vero effetto speciale di Lanterns e cresce di puntata in puntata fino a esplodere nel settimo episodio; a conquistare è soprattutto il loro rapporto, sempre in bilico tra l’odio e un affetto quasi fraterno. Hal e John si punzecchiano, si scontrano e si feriscono, ma sotto ogni discussione si sente un legame che nessuno dei due vuole ammettere.

Il cuore della serie, però, sono le origini dei due protagonisti, spiegate alla perfezione. Due storie tanto diverse quanto simili. Hal cresce all’ombra di Martin Jordan, un padre pilota collaudatore che sembra non conoscere la paura e che gli insegna a non trattenere niente, ma dietro quell’immagine da eroe si nasconde un’eredità familiare molto più fragile di quanto il figlio immagini. John arriva all’anello per la strada opposta: anni prima l’anello aveva bussato alla porta di suo padre, che aveva ammesso di avere paura ed era stato scartato e da quel momento i genitori lo crescono con un solo obiettivo, renderlo un uomo senza paura, con una disciplina durissima che però nasce da un amore protettivo.

Entrambi, alla fine, devono fare i conti con la paura, Hal con quella che si nasconde dietro il mito di un padre senza macchia, John con quella che gli è stato insegnato a soffocare fin da bambino. Il tutto sembra una grande metafora della vita e di come affrontarla, ma anche dell’amore in generale e soprattutto dell’amore dei genitori, che nel bene e nel male plasma ciò che i figli diventano. Lanterns non tratta i suoi eroi con i guanti: Hal e John sono personaggi fragili, con colpe e paure e la serie usa il potere dell’anello per raccontare chi lo indossa più che per fare spettacolo.

Attorno a loro funziona anche il resto del cast: Nathan Fillion riprende il suo Guy Gardner, già visto in Superman, portando quella sfrontatezza che alleggerisce i toni, mentre Kelly Macdonald completa un cast di contorno di tutto rispetto. Una menzione speciale va al doppiaggio italiano, eccellente come di consueto per lo standard del Bel Paese.

Cosa ci aspetta nel futuro

Lanterns non è la serie sulle Lanterne Verdi che molti fan si aspettavano e probabilmente è proprio questo il suo pregio più grande. Lo show ha preso un personaggio cosmico e lo ha costretto a fare i conti con la Terra, con la provincia e con le proprie colpe. Il risultato è un crime recitato benissimo e con una sceneggiatura di alto livello.

Il finale è bello e coerente con tutto quello che lo precede: chiude i fili principali senza tradire il tono della serie e senza cedere alla tentazione della grande battaglia spettacolare. Lanterns è una serie di supereroi in cui i poteri restano al minimo fino all’ultimo, più intima che action, ed è proprio questo a renderla unica nel suo genere; è anche lo stesso motivo per cui, una volta finita, lascia l’amaro in bocca sul fronte supereroistico, ma affascina per il suo lato più umano. In Lanterns, noi non amiamo le Lanterne per il loro lato da supereroe, ma per il loro lato umano.

E adesso? James Gunn ha confermato che quello andato in onda il 5 ottobre è un finale di stagione e non di serie; HBO non ha ancora annunciato ufficialmente la seconda stagione, già in lavorazione ma difficilmente in TV prima di un anno e mezzo, e nell’attesa John Stewart tornerà al cinema in Man of Tomorrow sempre con il volto di Aaron Pierre. Lanterns è il volto più adulto del nuovo DCU, agli antipodi di quanto visto in Peacemaker, però la speranza è che nella seconda stagione trovino più spazio i supereroi senza perdere quello che ha reso speciale la prima.

Resta da rispondere alla domanda d’inizio recensione: le Lanterne Verdi finalmente si sono riscattate anche sullo schermo, nel giorno più splendente, nella notte più profonda.

4.35
Review Overview
Riassunto

Lanterns è un poliziesco travestito da serie di supereroi, lento e malinconico. Kyle Chandler e Aaron Pierre formano una delle coppie più riuscite del nuovo DCU e le origini di Hal e John trasformano la paura in un racconto sull'amore e sui legami familiari. Chi cerca i supereroi resterà a bocca asciutta, ma chi accetta la scommessa troverà la serie che, finalmente, restituisce dignità alle Lanterne Verdi.

Pro
Aaron Pierre e Kyle Chandler sono incredibili Una sceneggiatura umana e perfettamente riuscita... Un finale coerente con quello mostrato in tutta la serie
Contro
Ritmo che può risultare lento ...ma pochi momenti da vero cinecomic
  • Giudizio Complessivo4.35
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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