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Dustborn debutta su GOG, ma il review bombing lo travolge per accuse di “propaganda woke”

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Dopo il successo ottenuto su Steam ed Epic Games Store, Dustborn ha finalmente raggiunto GOG.com. Tuttavia, il debutto sul celebre marketplace di CD Projekt RED non è stato accolto senza intoppi, scatenando un’ondata di polemiche e un vero e proprio review bombing.

Una particolarità di GOG.com è la possibilità per gli utenti di recensire i giochi anche senza averli acquistati e Dustborn ne è diventato vittima. A segnalarlo è stato Ragnar Tørnquist, fondatore di Red Thread Games, che ha sottolineato l’enorme discrepanza tra le valutazioni:

Dustborn è finalmente uscito su GOG.com e sta ricevendo un review bombing, dato che GOG non richiede di possedere un gioco per poterlo valutare. È interessante osservare il rapporto: 4,8/5 dai proprietari, 1,7 dai non proprietari. Il che, sapete, è indicativo. Adoro anche la qualità delle recensioni a una stella, critiche davvero pungenti.

La principale accusa mossa al titolo è legata ai suoi contenuti, etichettati da alcuni come “propaganda woke”. Molti commentatori criticano la narrazione e i temi progressisti che Dustborn abbraccia, arrivando a definirlo un simbolo di ciò che chiamano “l’era woke del gaming”.

Alcuni giudizi sono talmente estremi da risultare surreali. Un utente ha scritto che “questo ‘gioco’ mi ha convinto che il tipo tedesco con i baffetti aveva ragione”. Questi attacchi, oltre a essere fuori luogo, sviliscono il dibattito, trasformandolo in un conflitto ideologico anziché in una discussione costruttiva sulle qualità del gioco.

Tørnquist, da sempre incline a esplorare tematiche sociali nei suoi giochi, non è nuovo a controversie di questo tipo. Dustborn, già bersaglio di critiche per presunti contenuti woke durante il periodo di lancio su altre piattaforme, rappresenta un ulteriore passo avanti nel suo approccio narrativo. Ma il fatto che tocchi argomenti sensibili sembra averlo reso un bersaglio facile per chi è in cerca di polemiche.

Il fenomeno non è isolato. Sempre più spesso, giochi che affrontano temi sociali e inclusivi si trovano al centro di accese discussioni. Un esempio recente è Intergalactic: The Heretic Prophet di Naughty Dog, aspramente criticato subito dopo il suo annuncio per motivi simili.

Questo crescente conflitto tra creatività artistica e percezione ideologica solleva interrogativi sul futuro del settore. I giochi devono rispecchiare le diverse realtà e sensibilità della società, o evitare del tutto tematiche divisive?

Scritto da
Manuel Salvetti

Storico e docente in discipline umanistiche, coltivo sin dall'infanzia una profonda passione per i videogiochi e il volontariato. Mi affascinano titoli di ogni genere, in particolare quelli a tema storico e sportivo. Inoltre, sono un grande appassionato di Star Wars e dedico molto tempo alla ricerca di nuove informazioni, curiosità e approfondimenti per comprendere le vie della Forza

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