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GTA 6: Bloomberg svela lo sviluppo e i retroscena del gioco

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Dietro un progetto enorme come GTA 6 si nasconde molto più di una produzione costosa. Come emerge dalle testimonianze raccolte da Bloomberg parlando con alcuni dei principali responsabili di Rockstar, GTA VI è il risultato di una lunga evoluzione creativa e organizzativa, che ha costretto lo studio a rivedere le proprie ambizioni, i metodi di lavoro e persino il modo di concepire un mondo aperto. Vediamo nel dettaglio cosa è emerso dall’intervista condotta da Jason Schreier.

Otto anni tra ripensamenti, pandemia e rinvii

Il percorso per arrivare a questa visione è stato tutt’altro che lineare. I primi viaggi di ricerca risalgono al 2015, quando il progetto, noto internamente come Project Americas, prevedeva un mondo molto più vasto, con territori ispirati sia al Nord sia al Sud America. L’ambizione è stata successivamente ridimensionata, concentrando l’esperienza su Vice City e le aree circostanti.

Nel frattempo, gran parte delle risorse dello studio era stata impiegata per completare Red Dead Redemption 2. Una scelta che ha allungato i tempi di GTA VI, ma che Rockstar considera utile per trasferire nel nuovo progetto il lavoro già svolto.

Dopo l’uscita del gioco western, l’azienda ha affrontato anche la partenza di figure importanti, tra cui il cofondatore Dan Houser, storico responsabile della scrittura di molti titoli Rockstar. La direzione dello sviluppo è stata affidata a più veterani, con Rob Nelson, Aaron Garbut e Phil Hooker impegnati nella supervisione del progetto.

A complicare ulteriormente il quadro sono arrivati la pandemia, le difficoltà di coordinamento di un’organizzazione sempre più grande e le incertezze sulle scelte creative. Nel 2022 il gioco cominciava finalmente a mostrare una forma riconoscibile, ma una grave violazione informatica ha portato alla diffusione online di decine di video di una versione ancora incompleta. Per Rockstar è stato un colpo anche sul piano umano: vedere materiale di lavoro provvisorio esposto al giudizio pubblico ha generato frustrazione e la sensazione di un’intrusione nel processo creativo.

Le date annunciate si sono poi rivelate irrealistiche. Inizialmente previsto per il 2025, GTA VI è stato rinviato prima a maggio 2026 e successivamente al 19 novembre dello stesso anno. Secondo i responsabili, non è stato un singolo problema a imporre lo slittamento, ma la difficoltà di portare contemporaneamente al livello desiderato tutti gli elementi del gioco. Tra le criticità figurava anche la produzione di personaggi secondari credibili, per la quale Rockstar ha potenziato le proprie risorse con un nuovo gruppo di lavoro a Los Angeles.

Un investimento enorme in un’industria in difficoltà

La scommessa di Rockstar arriva in un momento complicato per il mercato. I costi di sviluppo sono aumentati, le vendite non crescono ovunque al ritmo sperato e molti editori stanno cercando di ridurre i rischi con produzioni meno ambiziose. GTA VI procede invece nella direzione opposta, puntando su una scala che pochi concorrenti potrebbero permettersi.

Le previsioni finanziarie sono altrettanto imponenti: alcuni analisti stimano 40 milioni di copie vendute su PlayStation e Xbox e oltre 3 miliardi di dollari di ricavi nei primi quattro mesi. Sono proiezioni, non risultati garantiti, ma danno un’idea delle aspettative che accompagnano il lancio. A queste si aggiunge il peso di Grand Theft Auto Online, che secondo le stime citate da Bloomberg genera circa mezzo miliardo di dollari di ricavi annuali.

Rockstar non considera però GTA VI soltanto un titolo destinato a vendere enormemente. L’obiettivo è creare una base tecnologica e produttiva che consenta di realizzare contenuti futuri più rapidamente, senza dover ricostruire ogni volta l’intera struttura da zero. Il team sostiene che gli strumenti sviluppati durante questo progetto potranno favorire un’evoluzione più orizzontale, ampliando ciò che esiste invece di ripartire continuamente da capo.

La prova decisiva arriverà quando il gioco sarà nelle mani del pubblico. Durante una revisione interna, racconta Hooker, una semplice deviazione dal percorso di una missione si è trasformata in ore di imprevisti: una lite in strada, una rapina, una fuga dalla polizia e nuove occasioni di esplorazione, una dopo l’altra. Il responsabile si è ritrovato molto lontano dall’obiettivo iniziale, ma soprattutto si è divertito.

È proprio questa la promessa più interessante di GTA VI: non soltanto un mondo enorme o una grafica impressionante, ma un ambiente capace di generare storie inattese senza costringere il giocatore a seguirne una già scritta. Dopo otto anni di sviluppo, rinvii e compromessi, Rockstar punta a dimostrare che tutta questa complessità può tradursi in qualcosa di semplice da riconoscere: la voglia di continuare a giocare, anche quando non si ha la minima idea di cosa succederà dopo.

Le ambizioni di Rockstar e il costo umano dello sviluppo

Le dimensioni della produzione danno la misura della posta in gioco. Nel 2018, al momento dell’uscita di Red Dead Redemption 2, Rockstar contava 2.441 dipendenti. Oggi ne impiega 4.711 distribuiti in dodici sedi. L’azienda non ha rivelato il costo di GTA VI, ma la durata dello sviluppo e la quantità di personale coinvolto lo rendono probabilmente il videogioco più costoso mai realizzato.

A rendere delicata la questione c’è anche la storia recente dello studio sul fronte delle condizioni lavorative. Lo sviluppo di Red Dead Redemption 2 era stato accompagnato da lunghe settimane di straordinari, riaccendendo il dibattito sul cosiddetto crunch, una pratica diffusa nel settore che può portare gli sviluppatori a lavorare ben oltre l’orario ordinario per rispettare le scadenze.

Rockstar ha dichiarato di aver cercato un approccio diverso per il nuovo capitolo, assumendo più personale, migliorando la pianificazione e introducendo misure di compensazione per le ore aggiuntive. Alcuni dipendenti riconoscono i progressi compiuti, pur sottolineando che la situazione non è stata uniforme in tutti i gruppi di lavoro.

Restano tuttavia forti tensioni. Il ritorno obbligatorio in ufficio cinque giorni alla settimana, giustificato dall’azienda anche con esigenze di sicurezza, ha suscitato malcontento. Nel 2025, inoltre, Rockstar ha licenziato 34 dipendenti accusati di aver condiviso informazioni riservate. Alcuni lavoratori hanno contestato i provvedimenti, sostenendo che fossero legati ai tentativi di organizzazione sindacale; l’azienda ha respinto l’accusa. La vicenda ha alimentato un confronto più ampio sui diritti dei lavoratori in un settore che, negli ultimi anni, ha visto crescere le iniziative sindacali e registrato migliaia di licenziamenti.

Un mondo più realistico, senza rinunciare allo spirito di GTA

Per GTA 6, Rockstar punta a combinare un mondo aperto estremamente dettagliato con la libertà e l’imprevedibilità che hanno reso celebre la serie. La sfida è trovare il giusto equilibrio tra realismo e divertimento, evitando che l’attenzione alla simulazione renda le attività quotidiane eccessivamente macchinose.

La stessa filosofia sembra riflettersi nel rapporto tra Jason e Lucia, una coppia di criminali le cui interazioni si estenderanno anche alle attività del mondo aperto. L’obiettivo è rendere credibile la loro relazione senza sacrificare la satira, l’azione e gli eccessi tipici di Grand Theft Auto, recuperando al tempo stesso parte della profondità narrativa già vista in Red Dead Redemption 2.

Scritto da
Federico "Blue" Marchetti

Press play on tape: cresciuto a suon di C64 e Coin-op, mi diverto a seguire l'evoluzione videoludica next-gen.

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