Negli ultimi anni i licenziamenti sono diventati una presenza costante nell’industria videoludica. Solo quest’anno Epic Games ha tagliato circa 1.000 posti di lavoro, mentre studi come Eidos Montreal e Crystal Dynamics hanno annunciato nuovi esuberi appena nelle scorse settimane.
In un contesto in cui diversi grandi publisher, tra cui Ubisoft, continuano a presentare i licenziamenti come una scelta necessaria per garantire il futuro delle aziende, il senso di precarietà tra gli addetti ai lavori continua a crescere. E ora una nuova ricerca conferma questa tendenza: quasi la metà dei professionisti del settore vorrebbe abbandonare l’industria proprio a causa della mancanza di sicurezza occupazionale.
Il dato emerge da uno studio pubblicato dalla società di recruiting Skillsearch, che ha intervistato 1.000 lavoratori dell’industria videoludica attivi in ambiti come programmazione, arte e game design, all’interno di studi distribuiti in tutto il mondo.
Secondo l’indagine, il 44% degli sviluppatori starebbe valutando di lasciare il settore a causa dell’elevato numero di licenziamenti registrati negli ultimi mesi. Un segnale particolarmente significativo, che fotografa il clima di forte instabilità vissuto oggi da chi lavora nello sviluppo dei videogiochi.
Lo studio evidenzia inoltre che solo il 35% dei partecipanti non è stato toccato da licenziamenti negli ultimi dodici mesi. Tutti gli altri, in forme diverse, hanno subito direttamente un taglio del personale oppure hanno vissuto situazioni di ridondanza e ridimensionamento all’interno del proprio studio.
Non meno preoccupante è il dato sul reinserimento lavorativo: tra gli sviluppatori che hanno perso il posto, solo il 45% è riuscito a trovare un nuovo impiego, mentre un quarto di loro ha impiegato più di sei mesi per riuscire a ottenere una nuova opportunità professionale.
Accanto al tema dei licenziamenti, la ricerca accende i riflettori anche sul rapporto tra sviluppo e intelligenza artificiale. Quasi metà del campione ha espresso criticità legate all’uso dell’AI nei processi produttivi, e il 64% ritiene che questa tecnologia finisca per ridurre la creatività.
Le principali preoccupazioni riguardano soprattutto il possibile peggioramento della sicurezza sul lavoro e le implicazioni etiche legate all’adozione di questi strumenti nei team di sviluppo.
Nonostante le riserve, però, l’intelligenza artificiale è già entrata nella quotidianità di molti studi. Oltre il 50% degli sviluppatori ha infatti dichiarato di utilizzare strumenti basati su AI nelle attività di tutti i giorni, mentre alcuni intervistati hanno spiegato che i propri team operano seguendo linee guida etiche rigorose per l’impiego di queste tecnologie.
Il quadro che emerge è quello di un’industria attraversata da trasformazioni profonde, dove alla pressione economica e ai continui tagli si aggiunge l’impatto di strumenti destinati a ridefinire ruoli, processi e prospettive occupazionali. Per molti sviluppatori, oggi, il vero problema non è soltanto trovare spazio nel settore, ma capire se quel posto potrà ancora essere stabile domani.
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