One Piece: Burning Blood – Provato

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Di Andrea "Geo" Peroni
21 dicembre 2015

Tra i titoli più attesi di Bandai Namco c’è sicuramente One Piece: Burning Blood, nuovo videogioco ispirato all’anime di Eichiiro Oda e primo puro fighter game dedicato a Monkey D. Rufy. Un gioco richiesto da veramente troppi anni dai fan. La serie Pirate Warriors, infatti, non ha mai soddisfatto del tutto i giocatori, complice la natura musou che sta sì vivendo una nuova popolarità (anche Dragon Quest: Heroes ha puntato su questo tipo di gameplay) ma che stava ormai stretta alla saga piratesca più famosa degli ultimi anni.

Il 2016 sembra proprio essere l’anno dei picchiaduro. Naruto Shippuden Ultimate Ninja Storm 4, Tekken 7 su console, Street Fighter V, e naturalmente One Piece: Burning Blood. In questo caso però si tratta di un debutto assoluto per la serie tratta dal manga di Oda, da sempre impegnata in serie musou più consolidate (Pirate Warriors) o esperimenti (Ulimited World Red) meno riusciti. Saranno riusciti gli sviluppatori di Spike Chunsoft nel loro intento? La nostra risposta, dopo la prova giocata presso la sede di Bandai Namco, è: ni. Diversi aspetti positivi per il picchiaduro, ma anche (purtroppo) alcuni negativi.

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Partiamo col dire che il gioco, come la stragrande maggioranza dei picchiaduro, si presenta estremamente intuitivo. E’ finito il tempo di Dragon Ball: Budokai, dove bisognava memorizzare sequenze di 30 tasti da premere per poter realizzare una mossa. Il giocatore di oggi vuole prendere in mano il joypad e vincere da subito, ed è questo quello che offre Burning Blood. Naturalmente non stiamo dicendo che non ci sia un certo livello di sfida, ma il concetto è chiaro: inserite il CD e potete combattere sin da subito, senza pensare alle liste dei comandi. La prova ci ha permesso di metterci nei panni di alcuni protagonisti delle vicende di Dressrosa, ma non solo, e dobbiamo dire che ognuno di loro ci sembra estremamente caratterizzato con ottime mosse. L’utilizzo della sabbia di Crocodile, il ghiaccio per l’ex ammiraglio Aokiji, il frutto Mera Mera di Sabo, ognuno di questi personaggi naturalmente dispone di determinate mosse riportate nel videogioco con estrema familiarità per chi legge l’anime o guarda il manga.

Spazio anche ai comprimari, perchè non solo chi è dotato di Frutto del Diavolo può essere considerato un buon combattente. Ed ecco dunque che parliamo di Franky, altro personaggio giocabile e che dispone di quelli che sono sembrati dei tonici, o delle bevande particolari, che permettono di aumentare la sua potenza e quindi di permettergli di rivaleggiare con i superdotati. Un bilanciamento che ci piace e che è necessario, anche se durante la prova Rufy, Sabo e Doflamingo sono apparsi leggermente più incisivi rispetto agli altri (provate a creare una squadra con quei tre e pochi vi fermeranno). Niente paura però, perchè basandosi sulle proprie abilità di giocatore e su ciò che può offrire il personaggio, potrete cogliere anche delle inaspettate vittorie, che finiranno col farvi omaggiare dal pubblico. A tal proposito, anche la scelta della squadra risulta fondamentale. Durante lo scontro potrete infatti scegliere di cambiare il componente che state utilizzando, una strategia da attuare non appena avrete inquadrato il vostro avversario.

onepieceBBfoto1A tal proposito, parliamo del pubblico, e in generale dell’arena a disposizione in questa demo di Burning Blood. Così come nella saga di Dressrosa, le battaglie sono state ambientate nella Arena Colosseum, dunque ci si aspetta uno scenario veramente da paura che richiami grandi incontri. Peccato solo che il pubblico sembri una sorta di cartonato che non accenna a nulla se non a pochi movimenti, e che non sembra interessato oltremodo all’incontro (pare insomma di rivedere i tifosi degli stadi di FIFA a Dressrosa, ecco). Il tutto contornato da un comparto grafico che non ci ha fatto gridare al miracolo, anzi che abbiamo trovato fin troppo “fumettoso”. Sì, d’accordo, stiamo parlando di un videogioco giapponese ambientato in un mondo dove le persone mangiano frutti che permettono loro di emettere fuoco, fumo o di trasformarsi in gomma. Ma si tratta pur sempre di un titolo per PlayStation 4, Xbox One e PC, dunque qualcosa in più era d’obbligo da attendere. Anche perchè, a ben vedere, l’aspetto visivo ci è sembrato addirittura peggiore di J-Stars Victory Vs.+, titolo remastered uscito inizialmente su PS3 e PS Vita. Siamo comunque sicuri che il lavoro non sia finito qui (la prova era una beta, se non addirittura una alpha), e dunque il gioco finale potrebbe non presentare questi difetti.

Anche le animazioni non sono apparse molto performanti. La sensazione è che manchi qualcosa a questo titolo, quella punta di vera natura di One Piece che invece ci aspettavamo, cosa che invece abbiamo piacevolmente trovato in Naruto Shippuden Ultimate Ninja Storm 4, un titolo che sembra aver trovato un giusto compromesso tra l’innovazione e i punti di forza di tutti i capitoli usciti sino ad oggi. Ripetiamo come sempre, non scoraggiatevi. Nonostante i difetti che abbiamo elencato, One Piece: Burning Blood ha ancora le carte in tavola per poter diventare un buon picchiaduro. Sperando naturalmente che Spike Chunsoft si dia subito da fare.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.