Recensione Dark Souls III – Lode alla morte

Di Matteo "bovo88" Bovolenta
11 aprile 2016

Dopo sette anni dall’uscita dal loro primo titolo, Demon’s Souls, From Software ed il suo presidente, capo sviluppatore e genio del male, Hidetaka Miyazaki, pubblicano l’opera magna che conclude la trilogia della saga: Dark Souls III. Una serie che ha creato un nuovo tipo di action-RPG, che via via negli anni è passato da essere un genere di nicchia ad un vero e proprio bestselller. Benvenuti nella nostra recensione di Darl Souls III…

Le opere di From si sono sempre contraddistinte per la loro elevata difficoltà, ma il loro tema principale è un altro: la morte.

La morte è una cosa inevitabile, lo sappiamo tutti, ma nei titoli creati da Miyazaki & Co. essa è indispensabile

Bisogna morire per capire, morire per imparare, morire per superare l’area o il boss in questione non premendo tasti a caso e dare legnate a destra e a manca, ma bensì concentrandosi sul nemico, studiarne i movimenti e affondare la lama nelle sua carne al momento opportuno.

Tutto questo genera una sensazione di sfida, che difficilmente si prova in altri videogiochi usciti nelle ultime due ere di console.

Dark Souls III ha quindi un duplice onere, elevare ancora più in alto il concetto di sfida e non dare quel senso di già visto, dopo la pubblicazione di tre titoli +1(Bloodborne) dello stesso genere. Scopriamo insieme, quindi, se From Software si è adagiata sugli allori o meno.

Nota: La versione provata è per Xbox One.

UNA FIAMMA SOPITA

La narrazione dei Souls è sempre stata enigmatica e poco esplicativa, e anche in questo titolo non è da meno, ove l’introduzione spiega nella maniera più essenziale chi è il protagonista e qual è il suo scopo. La “Fiamma sopita” dovrà ricondurre al proprio trono i cinque Lord dei Tizzoni. Semplice no? In pratica il guerriero riportato in vita nel regno di Lothric, punto in cui i mondi dei capitoli precedenti si intersecano, dovrà avventurarsi alla ricerca di questi cinque signori, per ricondurli oppure eliminarli nel caso più estremo; il tutto all’interno di varie ambientazioni, scorciatoie e aree segrete popolate da nemici e boss pronti a fare lo scalpo al nostro protagonista.

Successivo al filmato introduttivo vi è la creazione del personaggio, con dieci classi disponibili contenenti nove parametri fisici aumentabili nel corso del gioco. Tra queste vi sono il classico Cavaliere, dotato di un’armatura e scudo fin dalle prima fasi, l’Assassino, che al contrario non sarà corazzato ma punterà sull’agilità ed il poco consumo della stamina. Passando per le classi ibride del Piromante e Chierico si arriva allo Stregone che avrà a sua disposizione da subito due slot magia, mentre il Discriminato sarà la classe più impegnativa da potenziare, per via di tutti i suoi parametri pareggiati. Da menzionare l’ottimo editor facciale, con numerose funzioni per personalizzare il proprio guerriero.

La fase di gameplay iniziale parte lentamente per abituare i neofiti del genere, ma al contempo può rivelarsi già punitiva se non si leggono tutti i messaggi incandescenti sul terreno. Non riveliamo nulla, però avvisiamo gli utenti nuovi del genere: partire subito a spron battuto non è la scelta migliore. Dopo aver tagliuzzato qualche piccolo nemico si avrà subito a che fare con il primo boss di DS3, Gundyr il Giudice, un grande cavaliere che dopo aver ridotto la sua barra di energia a metà, si trasformerà in un essere obbrobrioso con un sorta di lungo braccio avente un ampio raggio di azione.

Dark Souls 3 due cavalieri a confronto

Da qui l’utilizzo e la dimestichezza con i comandi inizia ad essere fondamentale, rispetto ai Souls precedenti la risposta è nettamente migliore, infatti gli scontri risultano più dinamici e vivaci, riuscendo a produrre diverse combinazioni di attacchi, in base alle abilità dell’utente. Questo aspetto è una diretta conseguenza del sistema visto l’anno scorso con Bloodborne, che non intacca però in nessun modo quello che è da sempre il combat system della serie Souls, ovvero la mancata corsa con equipaggiamento che supera il 100% o una rotolata più lenta oltre il 70% del peso, il backstep (passo indietro), il backstab (attacco critico alle spalle) ed il tanto gradito parry (il colpo successivo alla deviazione dell’attacco nemico).

Il personaggio potrà equipaggiare un’arma difensiva nella mano sinistra e una offensiva nella destra, esempio scudo e spada. Con i rispettivi tasti dorsali del pad si utilizzeranno la parata (LB) e spazzata con lo scudo (LT), mentre l’attacco normale (RB) o l’attacco caricato potente (RT) con la spada. La grande novità inserita in Dark Souls a livello di gameplay è la serie di movenze dette Ready Stance o Arte di Combattimento. Quest’ultime cambieranno in base all’arma utilizzata, impugnata a due mani, e usufruiranno dei Punti Azione come la magia, una barra blu posta sotto a quella della vitalità. A tal proposito la quantità di armi ed equipaggiamenti è stata ulteriormente aumentata in questo nuovo capitolo, potrete tranquillamente trovare i modi più brutali per affettare, perforare o incenerire i mostri di Lothric.

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L’OSCURITÀ DI LOTHRIC

La morte di Gundyr darà l’accesso all’HUB centrale del gioco chiamato Altare del Vincolo, una grande sala con al suo interno i troni dei Lord dei Tizzoni, insieme a tutti i personaggi secondari che si possono incontrare e “arruolare” durante lo svolgimento della storia, un misto tra il Nexus di Demon’s Souls e la Grande Cattedrale di Yharnam. La Guardiana del Fuoco permetterà di aumentare le statistiche del personaggio, mentre il fabbro potrà potenziare le armi, passando per la venditrice di oggetti e i maestri delle magie. Tornano i falò che saranno il mezzo di spostamento veloce e checkpoint del gioco, e in particolare quello all’interno dell’Altare del Vicolo darà inizio alla vera e propria avventura all’interno di Lothric.

Dark Souls 3 Drago che sputa fuoco contro cavaliere

Avventura che ad essere sinceri nelle prime ore di gioco rimane su un linea piatta, forse causata dalle ambientazioni murali del castello. Arrivando all’Insediamento dei Non Morti la linea inizierà ad aumentare, mantenendo sempre ritmi concitati per tutto il gioco. La Lore ovviamente è un altro punto di forza della saga e anche qui cercare gli oggetti nascosti, leggere le loro descrizioni e fare molta attenzione alle frasi dei personaggi secondari, sarà di fondamentale importanza per far quadrare gli eventi, anche in funzione dei capitoli precedenti.

Imparare dai propri errori per migliorare, procedere e quindi sconfiggere il nemico di turno. Diciamo che è la stessa filosofia utilizzata da Son Goku in Dragon Ball

In quanto a difficoltà, beh essendo una produzione From Software non ha bisogno di molte presentazioni per chi ha già giocato ai titoli precedenti, per chi si affaccia per la prima volta invece, invochiamo prudenza e soprattutto pazienza. Ci riallacciamo al discorso fatto ad inizio recensione sulla morte e alle conseguenze che comporta. Dark Souls III ha una difficoltà al di sopra dei videogiochi che sono attualmente in commercio, e ciò è un bene, poiché ad ogni morte oltre al normale senso di frustrazione si vuole imparare dai propri errori per migliorare, procedere e quindi sconfiggere il nemico di turno. Diciamo che è la stessa filosofia utilizzata da Son Goku in Dragon Ball (n.d.r.). Nello sfruttare questo concetto Miyazaki ed il suo team sono dei maestri, poiché ogni morte non rende il gioco ingiusto, certo vi farà imprecare, palpitare e sudare ma ad ogni boss sconfitto la soddisfazione e fierezza arderà come un fuoco nel vostro petto, poiché  sarete riusciti a farcela.

Quella che invece risulta ancora un po’ carente è l’agganciamento dei nemici, che in alcune situazioni genera qualche problema nei combattimenti a distanza ravvicinata. Pervade inoltre la possibilità di subire danni da dietro ai muri, ma ormai questa è diventata una caratteristica dei Souls e non più un difetto.

La struttura del livelli di gioco fonde quanto visto in Dark Souls II e Bloodborne, donando un dettaglio mai visto prima. Inoltre i combattimenti contro i boss sono di una maestosità incredibile, non solo dal punto di vista estetico e di ambientazioni, ma anche di gameplay, essi sfruttano infatti pattern di attacco a 360° come accaduto in Bloodborne.

Per quanto riguarda la componente online non abbiamo potuto testarla per via dei server ancora offline, tuttavia ritorna il multiplayer asincrono, con la possibilità di venire evocati in altre partite per affrontare i nemici in co-op, oppure irrompere nelle partite altrui per mettere i bastoni fra le ruote ai malcapitati giocatori. Il NG+ ovviamente darà una longevità aggiuntiva anche se un’introduzione di livelli procedurali come in Bloodborne con i Chalice Dungeon, non avrebbe guastato.

PUNTI DI FORZA

  • Combat System più dinamico
  • Boss fight spettacolari
  • Ambientazioni maestose

PUNTI DEBOLI

  • Le prime ore di gioco risultano piatte
  • Lock dei nemici problematico in alcuni frangenti

recensioni_imperdibile

Con Dark Souls III Miyazaki e From Software non hanno intrapreso la strada dell’innovazione, ma della continuità. Continuare e concludere la saga nei migliori dei modi, utilizzando come basi i capitoli precedenti, affinando il più possibile le loro caratteristiche. Incredibili boss fight e un gameplay più vivace sono delle certezze in questo titolo, che parte lentamente per poi impennare e mantenere sempre alto l’interesse del giocatore. Lo sviluppo del personaggio, l’HUB centrale e le ambientazioni sono curati nel dettaglio, stesso discorso per la struttura verticale/orizzontale dei livelli. Non dimentichiamoci della Lore, che lascia spazio alle interpretazioni degli utenti con descrizioni minimali ma significative come non mai. Ultima non meno importante la curva di difficoltà, che può strizzare l’occhio ai neofiti nelle prime ore di gioco, ma che punisce inesorabilmente se non si apprendono appieno le meccaniche di gioco con l’avanzare della storia. La morte è sempre dietro l’angolo, la morte è inevitabile. Lode alla morte.



Appassionato di videogiochi e console di ogni tipo, tecnologia ed informatica. Amante dei manga ed anime giapponesi, e della cultura nipponica in generale. Ha iniziato a videogiocare molto giovane prima con SNES e Game Boy, per poi passare a PlayStation. Da allora ogni genere di gioco lo ha sempre affascinato. Gli piace informarsi e tenere informati su questo fantastico mondo virtuale.