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Journey to the Void | Recensione

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La scena indie italiana si fa sempre più interessante, e a conferma di ciò non possiamo non parlare di Journey to the Void, il nuovo deckbuilder sviluppato dallo studio milanese RuneHeads, fondato nel 2017 da Matteo Sciutteri e Cristian Marastoni. Vediamolo nel dettaglio nella nostra recensione.

Horror Vacui

Journey to the Void è uno di quei titoli che dimostrano quanto il genere dei deckbuilder roguelike sia ancora capace di sorprendere, soprattutto quando riesce a fondere in modo coerente strategia, scelte narrative e un senso di progressione costante.

Fin dalle prime run, il gioco chiarisce le sue intenzioni: non vuole semplicemente mettere alla prova la capacità del giocatore di costruire un mazzo efficiente, ma spingerlo a convivere con le conseguenze delle proprie decisioni, anche quando queste si rivelano dolorose o apparentemente sbagliate.

Il fulcro dell’esperienza è una costruzione del mazzo profonda e stratificata, sorretta da oltre 300 carte, armi e oggetti unici. La quantità, però, non è fine a sé stessa: ogni carta è pensata per dialogare con le altre, creando sinergie che possono trasformare una run mediocre in una corsa trionfale… o, al contrario, un’idea promettente in un disastro annunciato.

Journey to the Void premia la pianificazione, ma non garantisce mai il successo: anche il mazzo più raffinato può crollare se utilizzato senza attenzione o in un contesto sfavorevole. È proprio questa tensione costante tra controllo e imprevedibilità a rendere ogni partita carica di significato.

Il sistema di combattimento, basato su ondate di nemici sempre più impegnative, costringe il giocatore a interrogarsi continuamente sulle proprie scelte. Aggiungere una carta potente ma rischiosa? Rimuovere un elemento ormai obsoleto? Investire risorse in un’arma che potrebbe non sinergizzare con la build attuale?

Ogni decisione è un piccolo atto di fede, e il gioco non esita a punire l’eccesso di sicurezza. La sensazione è quella di camminare su un filo sottile, dove l’equilibrio tra aggressività e prudenza diventa fondamentale.

Quale strada sceglieremo?

A rendere il tutto ancora più interessante è la struttura a sentieri decisionali, che accompagna il giocatore lungo il viaggio verso il Vuoto. Lontano dall’essere una semplice mappa con nodi casuali, il mondo di Journey to the Void è popolato da mercanti, incontri speciali e scelte morali che possono alterare il corso dell’intera run.

Comprare un ninnolo raro potrebbe offrire un vantaggio immediato, ma lasciare l’eroe senza risorse per affrontare la prossima battaglia. Accettare un patto rischioso può aprire nuove possibilità, ma anche compromettere le run future. Il gioco invita costantemente a chiedersi: conviene giocare sul sicuro o abbracciare l’ignoto?

Un elemento di grande fascino è rappresentato dagli Eroi del Vuoto, veri e propri archetipi provenienti da diverse regioni del mondo. Ogni eroe non è solo una skin con statistiche diverse, ma un punto di partenza che influenza radicalmente lo stile di gioco. Le caratteristiche distintive di ciascun personaggio possono essere una benedizione o una condanna, a seconda di come vengono sfruttate.

Il sistema di progressione, basato sull’accumulo di esperienza e su scelte di livello mirate, permette di plasmare la propria build con una libertà notevole. Non esiste un percorso “giusto” per crescere: esistono solo scelte coerenti con la visione che il giocatore ha del proprio eroe.

Il mondo di gioco, definito come corrotto e reattivo, è forse uno degli aspetti più ambiziosi dell’opera. Diviso in otto regioni elementali, il mondo reagisce in modo permanente alle decisioni prese, dando vita a una sorta di narrazione emergente che si sviluppa run dopo run.

La scelta del punto di partenza non è mai banale: ogni regione offre eroi specifici, carte elementali uniche e interazioni che possono favorire o ostacolare determinate strategie. Questa struttura incoraggia la sperimentazione e rende ogni partita un tassello di una storia globale più ampia, che si svela lentamente attraverso tentativi, fallimenti e successi.

L’avversario finale

Dal punto di vista dei contenuti, Journey to the Void si dimostra estremamente generoso: oltre 100 nemici, 10 boss, diversi mazzi iniziali e 25 arene contribuiscono a mantenere alta la varietà anche dopo molte ore di gioco. I boss, in particolare, rappresentano veri e propri esami di maturità per le build create, costringendo il giocatore a sfruttare ogni risorsa a disposizione e a conoscere a fondo le meccaniche del proprio mazzo.

Nonostante la complessità, il gioco riesce a mantenere una curva di apprendimento equilibrata. Le prime run fungono da introduzione graduale, mentre la profondità strategica emerge pienamente solo con il tempo, quando si iniziano a comprendere le interazioni più sottili tra carte, eroi e regioni. È un titolo che chiede pazienza e attenzione, ma ripaga ampiamente chi è disposto a investire tempo e concentrazione.

Vi faccio un mazzo così!

Journey to the Void è un deckbuilder roguelike solido, ambizioso e sorprendentemente riflessivo. Non si limita a offrire sfide tattiche ben congegnate, ma costruisce un’esperienza in cui ogni scelta pesa, ogni errore insegna e ogni vittoria è il risultato di una strategia pensata e sofferta. Un viaggio oscuro e affascinante, consigliato a chi ama i giochi che non fanno sconti, ma sanno ricompensare il coraggio e l’ingegno.

7.7
Riassunto
Riassunto

Journey to the Void è un delizioso deckbuilder che unisce le meccaniche dei capisaldi del genere a quelle degli strategici su griglia, trovando in questo modo una propria originalità; è un ottimo passo in avanti per il team milanese RuneHeads. L’estetica di Journey to the Void è molto carina, e decisamente appropriata al tono generale del titolo. Ottima anche la varietà delle build, e la curva di apprendimento non è troppo ripida.

Pro
Ottima varietà delle build Originale unione tra strategico e deckbuilder
Contro
L'aspetto grafico potrebbe non essere gradito a tutti
  • Giudizio complessivo7.7
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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