Il 24 marzo 2015 usciva uno dei capolavori videoludici più apprezzati di sempre e uno dei giochi più riconoscibili per l’estetica e per la sua magistrale direzione artistica: Bloodborne.
Hidetaka Miyazaki è stato un maestro nel creare, assieme al suo direttore artistico Daisuke Satake, un world building d’eccezione, arricchendo il mondo di Bloodborne con molteplici influenze, dai racconti horror di Lovecraft al Dracula di Bram Stoker, fino alle opere surrealiste e macabre di Giger, per plasmare la cruda e strabiliante terra di Yharnam.
Riscopriamolo insieme.
L’architettura vittoriana
La prima cosa di cui ci si rende conto muovendo i primi passi all’interno del gioco è la città di Yharnam. Si erge alta, con guglie che puntano al cielo e che sembrano intrappolare il giocatore, avvolta in una predominante scala di grigi, anche quando ci si trova all’aperto, le sensazioni sono opprimenti e soffocano i pensieri, poiché tra il buio, l’atmosfera tetra, le architetture in rovina, le carrozze distrutte e l’opulenza ormai decaduta, tutto ciò che in una città del genere dovrebbe tranquillizzare è assente.
L’architettura è fortemente ispirata alle grandi città europee di epoca vittoriana tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, con chiari rimandi a Londra, Praga e Parigi, il gioco mescola le caratteristiche di queste tre capitali per creare una cupa armonia unica, all’interno del quale l’elemento che salta maggiormente all’occhio è l’Orologio Astrale di Yharnam, che trae il suo design dall’orologio astronomico di Praga. Durante la preproduzione, il team di sviluppo ha esplorato l’Europa di persona, viaggiando tra la Romania e la Repubblica Ceca, spingendosi fino alla città di Kutná Hora, che ha dato la forte ispirazione di alcune delle location più importanti del gioco.

Da Dracula a Cainhurst
Un’altra nota architettonica di rilievo risiede nel Castello di Cainhurst, nettamente ispirato ai castelli medievali rumeni ed in particolar modo il castello di Bran, la celebre dimora di Dracula immersa nella selva transilvanica. L’omaggio a Stoker inizia dal viaggio stesso, con il giocatore trasportato attraverso una tormenta di neve su una misteriosa carrozza fantasma trainata da cavalli neri, per giungere a una roccaforte isolata abitata dai Vilesangue, un’arrogante e decadente aristocrazia devota al consumo e alla corruzione del sangue, rivisitazione del classico vampiro.
Proprio come il mito di Vlad oscilla tra la figura del difensore crociato e l’eretico maledetto, i Vilesangue sono stati il bersaglio di una spietata “guerra santa” condotta dai Carnefici della Chiesa della Cura. Ciò che resta a Cainhurst è un macabro teatro di crudeltà congelato nel tempo, costellato di decapitazioni e statue grottesche, il tutto dominato dalla presenza della Regina Annalise: una sovrana ridotta a un grumo di carne palpitante ma condannata, esattamente come il celebre Conte, a un’immortalità grottesca e a una sete inestinguibile.

L’orrore cosmico lovecraftiano
Lo stravolgimento dell’estetica visiva avviene gradualmente con l’emergere della deriva cosmica, che attinge a piene mani dai racconti di H.P. Lovecraft, il vero trionfo artistico di Bloodborne.
Miyazaki non si è limitato a copiare l’estetica dei tentacoli, ma ha fuso i pilastri concettuali dell’orrore cosmico con le fondamenta stesse della trama e delle meccaniche di gioco. Il dogma lovecraftiano dell’universo incomprensibile non è solo un tema di fondo, ma diventa una meccanica di gioco con l’Intuizione. Spingendo il Cacciatore ad aprire gli occhi sulla vera natura del mondo, ma più lo sguardo si fa profondo, più la realtà si sfalda, rivelando i tatinici e mostruosi Grandi Esseri. Ogni passo verso la verità cosmica rende la mente più fragile, trascinando il giocatore verso una Follia inevitabile, citazione al ciclo di romanzi di Cthulu.

Nel DLC The Old Hunters, Miyazaki crea un collegamento diretto con La Maschera di Innsmouth attraverso il Villaggio dei Pescatori, un borgo marcio dove gli abitanti mutano in ibridi venerando non il classico dio Dagon, ma il cadavere spiaggiato del Grande Essere Madre Kos. Infine, proprio come nell’iconico Ciclo dei Sogni dello scrittore di Providence, la realtà di Bloodborne collassa e si sovrappone a dimensioni oniriche in cui si viaggia fisicamente, mondi creati e sostenuti dalla mente di un Grande Essere.
Dal Cinema alla Pittura: Le altre influenze
Dal grande schermo, Miyazaki ha palesemente preso l’estetica del film francese Il Patto dei Lupi (2001) per creare il design dei Cacciatori e l’uso di armi trasformabili.
Spostandoci sull’arte pittorica, i paesaggi infernali e pervasi da un opprimente senso di decadenza della Frontiera dell’Incubo devono moltissimo alle visioni distopiche del pittore polacco Zdzisław Beksiński.
Il punto di non ritorno che eleva Bloodborne da eccellente horror gotico a capolavoro assoluto si compie nel momento in cui la spietata filosofia cosmica di Lovecraft si incarna negli incubi viscerali della mente dietro il cult anni 80 Alien, H.R. Giger. Se il primo ha fornito le basi teoriche del terrore, il secondo ha donato a questi concetti la loro carne, attraverso un opprimente body horror che ha caratterizzato ogni opera dell’artista. L’estetica gigeriana prende forma nei Grandi Esseri, creature che sfoggiano anatomie asimmetriche, appendici tubolari e un’inquietante simbologia legata al parassitismo e alla deviata riproduzione.
Infine, come in quasi ogni opera di FromSoftware, è impossibile non notare il profondo e rispettoso omaggio a Berserk di Kentaro Miura: dal Segno del Cacciatore che ricorda il Marchio del Sacrificio, fino alla presenza di armi colossali e all’atmosfera intrisa di ineluttabile disperazione.
Religione e Tragedia
La Chiesa della Cura è una rilettura profondamente distorta del Cattolicesimo fusa con la crudele pratica medica vittoriana, rivisitando il concetto cristiano dell’Eucaristia reso grottesco attraverso la “Somministrazione del Sangue”.
Uno dei riferimenti letterari più palesi risiede nella figura di Gehrman il quale, intrappolato nel Sogno e consumato dalla solitudine, costruisce l’automa, un chiaro omaggio al Pinocchio di Collodi, che prende vita non per merito di una magia fiabesca, ma per l’intervento di un Grande Essere.
In questo mondo perfetto, chi coglie i riferimenti non può che sorridere di fronte a tanta maestria, mentre chi ancora non li conosce trova in Bloodborne una porta d’ingresso magnetica per scoprire i capolavori immortali che hanno plasmato la cultura moderna.
Buon compleanno Bloodborne.
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