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Allucinazione perversa | Recensione Blu-ray

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Jacob Singer (Tim Robbins) è un impiegato delle poste che vive a New York con una compagna che in realtà non ama davvero. È costantemente tormentato dai ricordi della guerra del Vietnam, durante la quale è stato gravemente ferito. Jacob è inoltre perseguitato dalla vita che conduceva in precedenza, quando era un professore universitario e un padre di famiglia felice, fino a quando un incidente non gli ha strappato la vita del giovane figlio e distrutto il suo matrimonio. Mentre le diverse fasi della sua esistenza si mescolano nella sua mente, Jacob è inseguito da strane e grottesche apparizioni, che lo conducono fino ai confini della follia.

Incubi e deliri

Quando un regista profondamente legato al sistema di Hollywood decide di confrontarsi con un genere che non ha mai esplorato né da vicino né da lontano, è naturale nutrire qualche riserva. Allucinazione perversa (Jacob’s Ladder) rientra pienamente in questo caso, essendo diretto da Adrian Lyne, autore di Flashdance, 9 settimane e ½, Attrazione fatale e Proposta indecente. Una filmografia che, sulla carta, non ispira fiducia agli appassionati di fantastico. Eppure, per quanto sorprendente possa sembrare, Allucinazione perversa si rivela una pellicola imperdibile, soprattutto grazie alla visione unica del suo autore sul genere.

Il viaggio di Jacob

Il film non è altro che una versione moderna della Divina Commedia di Dante. Racconta il vagare del protagonista tra l’inferno (il Vietnam), il purgatorio (la sua vita in una New York degradata e infestata da presenze demoniache), fino al paradiso. I personaggi chiave del poema originale sono qui reinterpretati: ad esempio Virgilio, la guida di Dante nel purgatorio, è sostituito da un chiropratico/angelo custode interpretato da Danny Aiello (Fa’ la cosa giusta, La rosa purpurea del Cairo). Nonostante ciò, il film evita accuratamente qualsiasi deriva religiosa, grazie alla sceneggiatura di Bruce Joel Rubin, capace di prendere le distanze dal testo originale quando necessario.

Se Dante espia i suoi peccati nel purgatorio (lussuria, avarizia e superbia), Jacob lo attraversa per liberarsi dei tormenti imposti dalla sua vita: la morte del figlio, la separazione dalla moglie, gli orrori della guerra. Il suo percorso lo conduce progressivamente alla pace interiore, e quindi, simbolicamente, al paradiso. Questa visione agnostica è uno dei punti di forza del film, perché lo rende universale senza escludere una lettura religiosa. A sostegno di questa impostazione fortemente allegorica, il film introduce anche un espediente narrativo: Jacob e i suoi compagni d’armi sono stati sottoposti a esperimenti chimici in Vietnam, i cui effetti collaterali provocano allucinazioni al loro ritorno negli Stati Uniti.

Ricostruire il puzzle

Allucinazione perversa è quindi una discesa da incubo nei tormenti allucinati di un uomo con una vita spezzata. La vera trama (cosa è accaduto a Jacob e ai suoi compagni in Vietnam e chi ne è responsabile) resta volutamente in secondo piano, lasciando lo spettatore smarrito nei labirinti inquietanti di questa narrazione frammentata. Privo di una linea narrativa chiara, lo spettatore è costretto a orientarsi da solo, spesso straniato dall’assenza di spiegazioni. Adrian Lyne utilizza questa struttura complessa per immergere il pubblico nell’alienazione di Jacob, rendendolo vulnerabile alle immagini morbose e disturbanti che popolano il film. Il regista esplora senza compromessi gli angoli più oscuri dell’animo umano.

Pur puntando fortemente sull’orrore psicologico legato ai traumi del protagonista, Lyne non rinuncia a rappresentare visivamente le apparizioni con grande audacia. Il suo sguardo “vergine” sul genere contribuisce a rivoluzionare la rappresentazione del fantastico: niente mostri in lattice o effetti tradizionali, ma una serie di tecniche derivate dal cinema sperimentale, ispirate alle visioni tormentate di Francis Bacon. Animazione frame-by-frame, immagini quasi subliminali e giochi di luce contribuiscono a creare un’esperienza sensoriale amplificata dalla perdita totale di punti di riferimento narrativi.

Il cult che ha ispirato Silent Hill

Il meccanismo della paura in Allucinazione perversa è dunque straordinariamente efficace, rendendo il film una delle opere più soffocanti del genere. Va lodata la straordinaria interpretazione di Tim Robbins, alle prese con un ruolo complesso, lontano dalle commedie che aveva interpretato fino ad allora, così come la colonna sonora essenziale e malinconica di Maurice Jarre, anch’essa distante dalle aspettative per un film di questo tipo. Nonostante il riconoscimento di parte della critica (e il premio del pubblico al Festival del cinema fantastico di Avoriaz 1991), il film è rimasto relativamente poco conosciuto a causa della sua natura complessa. Tuttavia, la sua influenza è evidente: quasi dieci anni dopo, il suo approccio visivo e il tono opprimente sono stati ripresi dalla celebre serie videoludica Silent Hill. Una prova di quanto Allucinazione perversa fosse in anticipo sui tempi.

L’edizione in Blu-ray

Inedito fino a oggi nel nostro Paese, il film arriva finalmente in un’edizione restaurata in 4K grazie a CG Entertainment. Il comparto degli extra, oltre al classico trailer, comprende un documentario della durata di 28’ sulla realizzazione del film intitolato On the Rungs of Jacob’s Ladder diretto da Didier Allouch, con gli interventi di Adrian Lyne, Tim Robbins e Bruce Joel Rubin. La qualità tecnica è ottima: immagine anamorfica in 1,85:1 in 2160p Dolby Vision e Dolby Digital 2.0 e DTS-HD Master Audio 5.1 sia in lingua originale che in italiano.

Prodotto fornito da CG Entertainment

4.5
Riassunto
Riassunto

In modo discreto ma potente, Allucinazione perversa si conferma una delle grandi opere del genere. Un film malato, dall’atmosfera visiva estremamente oppressiva, che trascina lo spettatore nel vortice di un orrore radicato in una paura fondamentale: la perdita della persona amata. L’edizione della Cg Entertainment rende pienamente giustizia a questa perla all’interno della filmografia di Adrian Lyne, e ci permette di addentrarci nel migliore dei modi negli incubi del suo tormentato protagonista.

  • Giudizio complessivo4.5
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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