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God of War Laufey | Cosa ci aspetta dal prossimo grande titolo di Santa Monica?

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Lo scorso 2 giugno, lo State of Play ha ospitato l’annuncio del nuovo, atteso capitolo della saga di God of War, i rumor si rincorrevano ormai da mesi, anticipando un progetto senza Kratos e incentrato sulla figura della sua defunta moglie, Laufey (Faye); alla fine i rumors si sono rivelati veri e Santa Monica Studio ha deciso di rovesciare le carte in tavola: non si tratterà di un semplice spin-off minore come rumoreggiato, bensì di un vero e proprio capitolo della saga principale: God of War: Laufey. Era facile, forse persino scontato, aspettarsi il classico prequel lineare dedicato al mito di ribellione dei Giganti, ma il team di sviluppo ha preferito rimescolare completamente il mazzo, prendendo una direzione narrativa e concettuale totalmente inedita staccata dalla mitologia classica.

In questo speciale andremo ad analizzare le poche, ma pesanti informazioni attualmente a nostra disposizione, spulciando quanto mostrato per provare a tracciare una prima linea su ciò che ci potrebbe attendere in questa nuova avventura marcata Santa Monica Studio.

Perché non il Valhalla, ma l’Everywhen?

L’avventura di Faye inizia nel momento esatto in cui Kratos dà fuoco alla sua pira funeraria e, probabilmente, la domanda che molti si saranno posti è legittima: perché Laufey non si risveglia nei regni canonici dell’aldilà norreno? Provando a dare una risposta, la motivazione risiede innanzitutto nelle rigide e spietate regole di quel pantheon, dato che il Valhalla, la roccaforte di Odino, accoglie infatti solo ed esclusivamente gli Einherjar, ovvero i guerrieri caduti valorosamente in battaglia con le armi in pugno, mentre Faye, al contrario, si è spenta nel suo letto, consumata dalla malattia.

Un altro fattore determinante è il collasso di Helheim: come ben sappiamo dagli eventi del titolo del 2018, l’isolamento delle Valchirie le aveva ridotte a creature vuote, corrotte e imprigionate, un cataclisma spirituale che aveva mandato letteralmente in tilt l’intero sistema di smistamento delle anime.

È proprio in questo vuoto burocratico che entra in gioco l’ambientazione del nuovo titolo: l’Everywhen (l’Ogni-tempo). Non un semplice aldilà, ma una vero e proprio crocevia dimensionale del tutto slegato dai domini norreni, l’ipotesi più attendibile è che Santa Monica abbia creato un luogo dove un tessuto connettivo unisce tutte le mitologie, più che un aldilà canonico, ci troviamo di fronte a una sorta di limbo spirituale interdimensionale del tutto esente dalla giurisdizione di un singolo Dio. È il terreno neutrale dove Laufey può incrociare entità egizie, mongole e forse molte altre, catturata e poi attaccata dai due dei della guerra Begtse e Sekhmet, rispettivamente legati al buddismo e alla mitologia Egizia.

Con queste premesse, è lecito aspettarsi che l’opera approfondirà le regole che controllano il nuovo mondo, spiegando nel dettaglio il legame tra le terre geografiche e i rispettivi pantheon di appartenenza. Sappiamo già che la coesistenza delle religioni è un pilastro della lore di God of War e che Kratos ha effettivamente visitato l’Egitto nei fumetti ufficiali, ma ora, Santa Monica si trova davanti ad un sfida importante, trovandosi tra le mani una quantità immensa di materiale mitologico da cui attingere, sia sul piano del character design di alleati e nemici, sia a livello puramente concettuale e di trama; un lavoro di world-building monumentale, ma dall’elevato potenziale.

Un nuovo combat system con un arsenale più ampio?

Ma quale sarà lo stile di combattimento di Laufey? Da ciò che si è visto durante il trailer, il combat system sarà più rapido e agile, Laufey non è Kratos, non è votata alla pura forza bruta, ma dotata di maggiore agilità. Quindi il titolo potrebbe porsi probabilmente come un vero e proprio ibrido generazionale, capace di fondere le due anime storiche di Santa Monica Studio: da un lato, potremmo ritrovare la fluidità, la verticalità e le coreografiche combo aeree che hanno definito l’epopea greca; dall’altro, il piano sequenza e la gestione tattica dello spazio, fattori che hanno rinnovato dell’era norrena.

Inoltre, abbiamo visto come Faye sia capace di utilizzare la magia, come creazione di barriere protettive e all’uso di forze elementali, capaci di concatenarsi agli attacchi, creando combo uniche dove attacco e difesa si alternano costantemente.

Questo “miscuglio” di mondi potrebbe aprire le porte anche ad un possibile ritorno, che i fan chiedono a gran voce da anni: una varietà di armi utilizzabili come nella saga greca. Dopotutto, con la convergenza di così tante religioni e culture diverse all’interno dell’Everywhen, gli sviluppatori hanno l’opportunità perfetta per sbizzarrirsi oltre ogni limite.

Potremmo non essere più vincolati a due o tre armi come negli ultimi titoli, l’introduzione di pantheon così distanti mette a disposizione dei game designer un vero e proprio pozzo da cui attingere a piene mani. Immaginate solo la possibilità di alternare la lama vista nel trailer di Laufey con armi sacre da altre mitologie, ognuna dotata di movenze e poteri unici, trasformando il gameplay in un mosaico di stili di combattimento ricco e variegato, dove ogni nuova divinità incrociata sul cammino non rappresenta solo un risvolto narrativo, ma un intero nuovo arsenale da dominare, qualcosa che i capitoli originali avevano già fatto.

Uno scenario indubbiamente ottimistico, che richiederebbe una mole di lavoro non indifferente da parte dello studio.

Un cast d’eccezione

Un’avventura di questa portata non starebbe in piedi senza un cast all’altezza e le prime conferme ufficiali non smentiscono questo andamento “cinematografico” della serie. Da un lato assistiamo al ritorno di Deborah Ann Woll (Karen di Daredevil), dove vedrà la sua Faye smettere finalmente di essere un ricordo etereo o un fantasma nei sogni di Kratos per diventare una protagonista a tutto tondo. Dall’altro, la vera sorpresa del trailer è l’ingresso di Jack Quaid (Hughie di The Boys) nel ruolo di Frank, l’insolito compagno gelatinoso e mutaforma di Laufey, che fungerà probabilmente il ruolo di Mimir, un coprotagonista chiacchierone che ci aiuterà a integrarci in questo nuovo mondo. L’energia e il tempismo tipici di Quaid promettono di creare un contrasto surreale con la solennità drammatica della protagonista, spezzando la tensione dell’oltretomba con una dinamica coppia assolutamente, proprio come Atreus e, soprattutto, Mimir spezzavano il rabbioso silenzio del dio greco.

La scommessa di Santa Monica è folle e i rischi sono altissimi, ma ciò che possono creare in ambito narrativo e tecnico sono immense. Resta da capire se questa convergenza multipantheon saprà mantenere l’epica dell’epopea norrena, magari raccontandoci una storia di redenzione spirituale su come affrontare la scomparsa dei propri cari.

Una cosa è certa: God of War: Laufey ha tutte le carte in regola per migliorare e ampliare i suoi predecessori, magari gettando le basi della prossima grande saga.

Solo il tempo ci dirà cosa Santa Monica ha in serbo per noi.

Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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