Home Videogiochi News Un ex dirigente di PlayStation approva la scelta di Sony: “Il futuro senza dischi è inevitabile”

Un ex dirigente di PlayStation approva la scelta di Sony: “Il futuro senza dischi è inevitabile”

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Il passaggio al digitale è tornato al centro del dibattito nell’industria videoludica. A riaccendere le polemiche è stata la notizia secondo cui Sony interromperà la produzione di copie fisiche dei nuovi giochi PlayStation pubblicati dopo gennaio 2028.

Sul tema è intervenuto Gordon Thornton, ex dirigente di Sony Interactive Entertainment, azienda nella quale ha lavorato per quasi 18 anni, fino al 2022. In qualità di Senior Vice President, Thornton ha guidato il business globale direct-to-consumer di PlayStation e contribuito alla crescita del PlayStation Store, trasformato nel tempo in una piattaforma capace di generare miliardi di dollari.

Secondo l’ex dirigente, la progressiva scomparsa dei dischi rappresenta una conseguenza naturale dell’evoluzione del mercato.

Programmi fedeltà: perché PlayStation Stars non ha funzionato

Tra il 2005 e il 2022, Thornton ha partecipato al lancio delle prime piattaforme digitali PlayStation e allo sviluppo delle strategie commerciali basate sui dati. Le divisioni PlayStation Store e PlayStation Digital sotto la sua responsabilità sono arrivate a generare circa 14 miliardi di dollari di ricavi globali all’anno.

Uno dei primi argomenti affrontati riguarda i programmi fedeltà. Di recente, un utente è riuscito a preordinare la Ultimate Edition di GTA 6 utilizzando esclusivamente punti Microsoft Rewards, accumulati nel corso di diversi mesi.

Per Thornton, il caso dimostra l’efficacia di un sistema capace di offrire vantaggi sia all’azienda sia ai consumatori.

Microsoft Rewards dimostra la forza di un programma fedeltà ben realizzato, basato su uno scambio di valore nel quale vincono entrambe le parti. PlayStation Stars, invece, non è riuscito ad associare correttamente i comportamenti dei giocatori agli incentivi e questo ha contribuito alla sua chiusura.

Thornton è oggi Chief Commercial Officer di ZBD, società specializzata in sistemi di pagamento per il settore videoludico. A suo giudizio, le ricompense dovrebbero essere integrate direttamente nelle meccaniche e negli obiettivi dei giochi.

Il vero valore per giocatori e sviluppatori nasce quando le ricompense sono collegate al gameplay. Una corretta integrazione può aumentare sensibilmente la durata commerciale di un titolo e il ricavo medio per utente.

L’ex dirigente ha citato il caso di TapNation, che attraverso una collaborazione con ZBD avrebbe registrato un aumento del 142% della fidelizzazione degli utenti nell’arco di due settimane e una crescita del 44,4% dei ricavi medi per giocatore attivo giornaliero.

Il limite dei programmi attuali, secondo Thornton, è la mancanza di innovazione. Molte aziende tendono infatti a replicare modelli già esistenti senza trasformare realmente il rapporto tra utenti e videogiochi.

Il passo successivo consiste nel portare questa relazione su un piano finanziario, introducendo ricompense in denaro reale direttamente nel ciclo di gioco.

Tra gli esempi indicati figurano i pagamenti immediati destinati ai creatori di contenuti, che potrebbero trasformare il pubblico in una comunità di partecipanti direttamente coinvolti nel successo del gioco.

Il PlayStation Store controlla fino all’85% del mercato

Thornton ritiene che il PlayStation Store sia già pronto per un mercato nel quale il digitale rappresenterà lo standard principale.

Il PlayStation Store detiene già una quota compresa tra l’80% e l’85%. I rivenditori fisici riescono a competere soprattutto durante il periodo immediatamente successivo al lancio.

La distribuzione tradizionale, inoltre, sarebbe sempre più affidata a supermercati e grandi catene di elettronica, mentre i negozi specializzati continuano a diminuire.

Secondo Thornton, il dominio del PlayStation Store è ancora più evidente nel mercato dei titoli pubblicati da oltre 90 giorni. In questo segmento, la piattaforma digitale avrebbe ormai una posizione quasi incontrastata.

La scelta di Sony continua tuttavia a suscitare forti critiche. L’eliminazione dei dischi alimenta infatti i timori legati alla conservazione dei videogiochi, alla possibilità di rivendere o prestare le proprie copie e al crescente controllo esercitato dalla piattaforma sui canali di distribuzione.

Alcuni osservatori accusano inoltre Sony di praticare prezzi troppo elevati sul PlayStation Store e di poter rafforzare ulteriormente la propria posizione dominante attraverso il passaggio al digitale.

Thornton respinge però le accuse di manipolazione dei prezzi.

PlayStation opera attraverso un modello nel quale l’editore agisce come fornitore. Il prezzo consigliato viene stabilito dall’editore stesso, non da Sony. Per questo motivo non si può parlare di fissazione unilaterale dei prezzi da parte di PlayStation.

I giocatori stanno già abbandonando il formato fisico

Una parte della comunità continua a opporsi alla transizione e minaccia di boicottare l’ecosistema PlayStation per difendere il supporto fisico. Per Thornton, tuttavia, la resistenza al digitale è destinata a diminuire.

La riluttanza verso il gaming digitale e l’importanza dei rivenditori fisici si sono ridotte naturalmente. Nei principali mercati, come gli Stati Uniti e l’Europa occidentale, il gaming domestico si è ormai spostato online.

Un ruolo decisivo sarebbe svolto anche dalle frequenti promozioni disponibili sugli store digitali. Molti utenti preferiscono attendere uno sconto prima di acquistare un gioco, riducendo così uno dei principali vantaggi storicamente attribuiti ai negozi fisici.

Il digitale risulta quindi sempre più conveniente e immediato, anche se il formato su disco continua a offrire vantaggi come la condivisione, la rivendita e la possibilità di conservare una copia materiale del prodotto.

Perché le versioni digitali non costano meno

Uno dei principali motivi di critica riguarda il prezzo dei giochi digitali. In assenza di costi legati alla stampa dei dischi, alle confezioni, al trasporto e alla distribuzione, molti consumatori si aspettano prezzi inferiori rispetto alle edizioni fisiche.

Nella maggior parte dei casi, però, le due versioni vengono vendute allo stesso prezzo.

Thornton spiega che gli editori non hanno mai mostrato interesse verso una politica di prezzo differenziata in base al canale di vendita.

Gli editori non hanno mai voluto adottare prezzi specifici per ciascun canale. Negli Stati Uniti i prezzi vengono armonizzati e contribuiscono a definire quelli globali attraverso i tassi di cambio e le condizioni dei diversi mercati.

L’industria videoludica, inoltre, non utilizza un modello nel quale il prezzo finale viene calcolato aggiungendo un margine ai costi di produzione.

L’obiettivo è piuttosto massimizzare i ricavi complessivi generati da ciascun titolo, anche attraverso acquisti interni, servizi continuativi e sistemi capaci di aumentare il valore economico di ogni giocatore nel tempo.

I ricavi aggiuntivi servono anche a compensare l’aumento dei costi di sviluppo. Per questa ragione, secondo Thornton, il prezzo di un videogioco è destinato a rimanere invariato indipendentemente dal formato scelto.

Il futuro di PlayStation appare dunque sempre più digitale. Resta da capire se le proteste dei consumatori riusciranno a rallentare la transizione o se, come sostiene Thornton, la scomparsa dei dischi sia ormai inevitabile.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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