Enorme successo commerciale in Giappone, Battle Royale fu accompagnato, al momento della sua uscita, da un’accesa polemica sul consueto dibattito riguardante la rappresentazione della violenza sullo schermo. Una violenza resa ancora più scioccante dal fatto che coinvolge ragazzi poco più che adolescenti, costretti a massacrarsi per quasi due ore. Quanto bastava per suscitare indignazione. Eppure, dietro l’apparenza di un cinico prodotto commerciale e di una brutale serie B ultraviolenta, Battle Royale è tutt’altro che un film irresponsabile.
Una distopia che ha fatto scuola
Dopo che a partire dal 2021 la serie sudcoreana Squid Game ha conquistato il mondo, questa riedizione Director’s Cut restaurata in 4K dell’antesignano Battle Royale di Kinji Fukasaku di CG Entertainment offre l’occasione perfetta per riscoprire il film che, nel 2000, lasciò un segno profondo nell’immaginario collettivo. Il romanzo di Kōshun Takami, da cui il lungometraggio e il successivo manga traggono origine, fu pubblicato nel 1999 e diede vita a un vero e proprio franchise, che comprende diversi videogiochi.
Battle Royale si apre con una premessa apocalittica: in un futuro molto vicino, agli inizi del XXI secolo, il Giappone è precipitato in una crisi sociale, economica e morale senza precedenti. Le conseguenze si riflettono direttamente nelle scuole, dove gli studenti rifiutano l’autorità degli insegnanti e smettono di frequentare le lezioni. Per arrestare il declino della nazione, il governo introduce la “Battle Royale”, un gioco al massacro il cui nome ufficiale è “Legge per la riforma dell’istruzione del nuovo secolo”. Ogni anno una classe di terza media viene scelta casualmente e trasportata su un’isola deserta. Qui gli studenti scoprono di avere tre giorni di tempo per eliminarsi a vicenda seguendo precise regole, sotto la supervisione del loro ex insegnante, interpretato da un gelido Takeshi Kitano. Soltanto l’ultimo sopravvissuto potrà tornare a casa. Questo perverso “gioco” dovrebbe stimolare lo spirito combattivo e l’iniziativa delle nuove generazioni, preparandole ad affrontare una società in cui l’autorità morale degli adulti è ormai crollata. Ma, soprattutto, rappresenta una vendetta degli adulti esasperati dall’indisciplina e dall’aggressività dei propri figli.
Battle Royale richiama numerosi riferimenti della letteratura e del cinema di fantascienza: da Il signore delle mosche, del premio Nobel William Golding, a Pericolosa partita inquietante film del 1932, passando per Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, 1997: Fuga da New York di John Carpenter. Il film di Fukasaku si inserisce dunque nella tradizione delle distopie che trasformano le paure del presente in allegorie del futuro. Tuttavia, molti critici hanno sottolineato come il film si ispiri meno alla cultura letteraria o cinematografica e molto di più a fenomeni sociali concreti: dalle partite di paintball organizzate per impiegati, concepite come esercizi per scaricare lo stress e “eliminare” simbolicamente i rivali professionali, fino alla nascente ondata di reality show come Il Grande Fratello, e altri programmi sensazionalistici costruiti per soddisfare tanto il voyeurismo del pubblico quanto le analisi dei sociologi.
La mano del maestro
Specialista dei film sulla yakuza degli anni Sessanta e Settanta, Fukasaku si era costruito la fama di regista irruento e approssimativo, autore di pellicole girate in fretta, spesso caratterizzate da un uso eccessivo dello zoom e da una produzione oscillante tra gangster movie e fantascienza di serie B. La parte migliore della sua carriera sembrava ormai alle spalle, anche se godeva della stima dei giovani autori del neo-noir giapponese, che lo consideravano un precursore del loro nichilismo morale e formale, oltre che del gusto per la violenza estrema. La domanda era inevitabile: avrebbe cercato di competere con i suoi “figli spirituali” esasperando ulteriormente il proprio stile oppure avrebbe scelto una strada più sobria? Per fortuna optò per la seconda soluzione.
Battle Royale è diretto con sorprendente misura. Evita il facile espediente del falso documentario televisivo sulla scia di The Blair Witch Project e preferisce una messa in scena limpida, quasi fumettistica, costruita con inquadrature nette e una regia essenziale. Ne nasce un film asciutto ed efficace, che proprio grazie alla sua semplicità mette ancora più in risalto l’orrore della vicenda.
Anche sul piano politico gli autori (la sceneggiatura è firmata dal figlio di Fukasaku, Kenta) evitano di trasformare il film in una semplice denuncia dei reality show. Più che un’opera di accusa, Battle Royale cerca la complicità con il pubblico giovane cui è rivolto. Una posizione forse leggermente demagogica, quando invita gli adolescenti a ribellarsi all’oppressione esercitata dagli adulti, ma proprio questo messaggio, insieme alle spettacolari scene d’azione e alla memorabile partecipazione di Takeshi Kitano, contribuì all’enorme successo del film tra i ragazzi giapponesi.
Opera profondamente legata al proprio tempo e alle inquietudini del suo pubblico, Battle Royale appartiene a quella categoria di film commerciali capaci di fotografare lo stato della società e delle sue tensioni. Non predice nulla che non fosse già presente: la violenza come droga, merce e oggetto di fascinazione; le strategie con cui il potere riesce a manipolare gli elementi più ribelli o marginali della società.
Il film raggiunge i suoi momenti migliori quando dimostra di comprendere davvero gli adolescenti. Qui pubblico, personaggi e interpreti finiscono quasi per sovrapporsi. Fukasaku coglie con sorprendente autenticità le loro paure, le rivalità e la sessualità acerba. La situazione estrema non fa altro che esasperare emozioni già esistenti, permettendo al regista di costruire alcune sequenze satiriche davvero efficaci. Le ragazze non uccidono più le compagne per obbedire alle regole degli adulti, ma perché una è più popolare tra i ragazzi, un’altra ha “rubato” il fidanzato dell’amica e così via. C’è chi avvelena le compagne per paura dei maschi, chi si affronta con un mini-Uzi per semplice gelosia, chi viene tradita dal ritrovamento di un assorbente nel bagno, prova che ha assassinato la precedente occupante, ancora impubere. Per i ragazzi, invece, la priorità diventa non morire vergini, facendo però attenzione a non finire evirati da una compagna armata di falcetto.
L’edizione in Blu-ray

L’edizione Blu-ray 4k di CG Entertainment parte dal nuovo restauro in 4k di Battle Royale. La definizione è eccellente e il livello di dettaglio molto convincente, soprattutto considerando che il film è stato girato in 35 mm con cineprese Arriflex 535B. La grana fotografica originale è stata preservata, risultando uniforme e discreta, mentre il restauro elimina praticamente ogni imperfezione visibile. Ottima anche la gestione del contrasto, con neri profondi, una colorimetria naturale e un HDR che valorizza toni caldi e colori saturi, in particolare rossi, verdi e blu.
Per ciò che concerne il comparto audio, troviamo le classiche tracce Dolby Digital 2.0 in italiano e in lingua originale e DTS HD Master Audio 5.1 in italiano e in lingua originale. La traccia giapponese DTS-HD Master Audio 5.1 offre dialoghi sempre nitidi, una dinamica eccellente durante le numerose sparatorie e una notevole resa della colonna sonora di Masamichi Amano. La spazialità è spettacolare grazie all’efficace utilizzo dei canali surround e del subwoofer. Anche il doppiaggio italiano in 5.1 risulta dinamico, pulito e ben distribuito nello spazio, pur conservando un’impostazione leggermente datata e meno naturale rispetto alla versione originale, soprattutto nell’equilibrio tra voci e ambiente.
Ottimo il comparto degli extra inclusi in questa edizione, che comprende le riprese dell’edizione speciale, una registrazione di Masamichi Amano mentre dirige l’orchestra che suona la colonna sonora del film, un’intervista di 12 minuti a Takeshi Kitano e un video didattico.

Riassunto
Riassunto
L’edizione in 4K di CG Entertainment di Battle Royale Director’s Cut di Kinji Fukasaku ci restituisce la stessa forza che questo film seminale aveva al momento della sua uscita, ormai ventisei anni fa. È quasi superfluo ricordare quante opere abbia influenzato questa distopia giapponese, e come il messaggio della pellicola, ovvero un angosciante divario tra generazioni, sia più che valido ancora oggi. Il Blu-ray di CG Entertainment offre un’ottima qualità audio e video, e un nutrito comparto extra, comprensivo di un’intervista al mitico Takeshi Kitano.
- Giudizio complessivo4.5
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