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La Fine di Oak Street | Recensione

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I film sui dinosauri hanno sempre avuto un grande “problema”: Jurassic Park. Nessuno è mai riuscito a replicare il successo di quel capolavoro generazionale del 1993, nemmeno i suoi sequel diretti o i più recenti Jurassic World, che, dopo il primo capitolo, non hanno mai convinto appieno il pubblico.

Oggi, mercoledì 12 agosto, esce nelle sale La fine di Oak Street, pellicola che tenta di invertire la rotta e riportare in grande stile i dinosauri sul grande schermo. Questa volta, però, non siamo noi umani a ricrearli: veniamo catapultati direttamente nel Mesozoico insieme a un intero quartiere residenziale.

In questa recensione analizzeremo il nuovo lavoro di David Robert Mitchell (già regista di opere apprezzate come It Follows e Under the Silver Lake), che mette due grandi attori del calibro di Anne Hathaway ed Ewan McGregor faccia a faccia con le creature più disparate. Sarà riuscito nel suo intento?

Scopriamolo.

 

Amore, prendi il fucile!

I Platt sono una famiglia normale, accompagnata dal fedele cane Starbuck e alle prese con i problemi di tutti i giorni: due figli che affrontano i difficili momenti dell’adolescenza, qualche attrito con il vicino e una crisi coniugale in corso. Tra Greg (Ewan McGregor) e sua moglie Denise (Anne Hathaway) non scorre buon sangue e i due si sono un po’ persi; Greg è sopraffatto dai problemi di lavoro, mentre Denise si sta concentrando sulla sua passione per la scrittura e si stanno allontanando l’uno dall’altra, pur cercando di mantenere una facciata di normalità davanti ai figli. Tutto cambia in una notte, quando un misterioso evento li catapulta nel passato, in un’epoca in cui i dinosauri dominano la Terra e tra i mille pericoli rappresentati dagli animali più temibili mai esistiti sul nostro pianeta, la famiglia Platt dovrà trovare il modo di uscirne viva e tornare nel proprio tempo.

L’incipit della trama è molto semplice, sia nel suo riassunto che nella sua realizzazione, ma purtroppo non convince a pieno; ogni scena risulta altamente telefonata, con picchi in cui l’andamento della storia è intuibile con largo anticipo. A livello narrativo, il difetto più grosso non è tanto la semplicità, quanto l’incapacità di imporsi con un tono specifico. Quando i protagonisti vengono gettati nell’ignoto temporale, il film funziona molto bene: crea tensione e riesce a trasmettere un reale senso di oppressione nello spettatore. Successivamente, però, subentrano dei momenti “comici” che rovinano quanto di buono costruito in precedenza, questi non solo spezzano la tensione, ma distruggono completamente l’atmosfera. Forse l’intento era far ridere, ma lo spettatore non ride con il film, bensì del film, domandandosi: “Perché è stato buttato tutto così in caciara?”. È un pensiero che, a visione conclusa, viene ulteriormente rafforzato da un finale banale che lascia l’amaro in bocca al solo pensiero del potenziale inespresso. In linea generale, le sequenze d’azione “umani contro dinosauri” funzionano bene, ma la pellicola si perde in quasi tutte le scene in cui gli umani interagiscono semplicemente tra loro.

 

Un cast d’eccezione, ma stavolta sottotono

Considerando i nomi coinvolti, il film sembrava destinato al successo, ma in questo caso l’intero cast risulta sottotono e monotono, l’unica a brillare parzialmente è Maisy Stella, nei panni della figlia Audrey. Le due colonne portanti, Anne Hathaway ed Ewan McGregor, convincono nella prima parte, ma vengono poi penalizzati da una sceneggiatura confusa che fa perdere loro forza espressiva. Marito e moglie, in questo film, sono un continuo yo-yo emotivo: un attimo prima sono sicuri di sé, l’attimo dopo crollano; in un momento mettono i figli al primo posto, in quello successivo sembrano dimenticarsene. Vivono in una costante e reciproca insicurezza che finisce per rovinare la costruzione dei personaggi.

Ad affiancare i protagonisti ci sono Jordan Alexa Davis e Christian Convery, che offrono una buona prova attoriale, anch’essa però compromessa dalla scrittura dei personaggi, quest’ultima li rende a tratti inconsistenti o, nel caso del personaggio della Davis, quasi inutili ai fini della trama (il film avrebbe avuto lo stesso senso anche senza la sua presenza).

 

Ma questi dinosauri sono belli?

Se a livello di sceneggiatura e recitazione si rimane a bocca asciutta, sul fronte della CGI ci si può ritenere per lo più soddisfatti. In generale, la computer grafica si attesta su un livello medio-alto e il 90% dei dinosauri convince appieno, al netto di qualche piccola eccezione, paradossalmente, il peggior utilizzo della CGI non riguarda i rettili, ma il cane: anche a un occhio inesperto risulta evidente che l’animale sia finto quanto un brontosauro.

Il film e, in particolare, dinosauri sono supportati da un ottimo comparto sonoro, ed è proprio grazie a questo elemento che il film e le scene d’azione risultano le più riuscite dell’intera pellicola, facendo vibrare lo spettatore per il ruggito di un fossile vivente.

 

Un’occasione mancata…

David Robert Mitchell non è riuscito a dare un’impronta chiara al suo film, che pecca di una sceneggiatura debole in grado di affossare persino le interpretazioni di due star da cui è lecito aspettarsi performance di ben altro calibro. A salvare la pellicola da un giudizio prevalentemente negativo non bastano i dinosauri, per la maggior parte di incantevole fattura, né l’ottimo comparto sonoro (l’unico elemento promosso a pieni voti).

In conclusione, La fine di Oak Street è un film che non convince e non ha una sua identità. Manca di quell’appeal che fa dire allo spettatore: “Peccato che sia finito”. Forse, il suo problema più grande è l’assenza di un pubblico di riferimento: non è un film per famiglie, non è per adulti e non è nemmeno per adolescenti. Questo difetto fondamentale, unito a una sceneggiatura claudicante, rappresenta il vero tallone d’Achille dell’opera.

 

2.75
Review Overview
Riassunto

La fine di Oak Street parte da un'ottima premessa per poi perdersi in una sceneggiatura claudicante e confusa. Nonostante gli sforzi tecnici per rendere credibili i dinosauri e un sonoro da brividi, la pellicola crolla sotto il peso di personaggi incoerenti e sbalzi di tono ingiustificati. Un'occasione mancata che non riesce a lasciare il segno, come un T-Rex senza denti.

  • Giudizio Complessivo2.75
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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