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Lou’s Lagoon: in volo tra i colori | Provato

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A cura di Riccardo Furieri

Tra i titoli che abbiamo avuto modo di provare alla Gamescom, Lou’s Lagoon è stato uno di quelli capaci di attirare la nostra attenzione senza ricorrere a sistemi particolarmente complessi o a una presentazione eccessivamente spettacolare. Il progetto di Tiny Roar, pubblicato da Megabit Publishing e rokaplay, si presenta come un’avventura che combina esplorazione, crafting ed elementi life-sim, ambientata nel colorato arcipelago tropicale di Limbo. Il punto di partenza narrativo è semplice: dopo aver ricevuto una richiesta d’aiuto da Zio Lou, il protagonista raggiunge le isole per trovarle danneggiate da una tempesta e scopre che lo zio è scomparso. Da qui prende forma un viaggio fatto di esplorazione, raccolta di risorse e ricostruzione delle comunità locali.

La demo disponibile in fiera ci ha permesso di entrare rapidamente in contatto con questa struttura. Lou’s Lagoon punta infatti su un approccio immediato, con controlli facili da assimilare e un ritmo che evita di trattenere troppo a lungo il giocatore davanti a spiegazioni o tutorial invasivi. Un elemento tutt’altro che secondario in una manifestazione come la Gamescom, dove il tempo a disposizione è limitato e un titolo deve riuscire a comunicare in pochi minuti la propria identità.

Durante la nostra sessione siamo riusciti a prendere confidenza quasi subito con le meccaniche principali e a dedicarci all’esplorazione. L’impressione iniziale è quella di un gioco che vuole mettere il giocatore a proprio agio, affidandosi a un’estetica vivace e a un tono generalmente rilassato. Nell’esperienza trovano spazio anche la raccolta di materiali tramite lo Swirler 2000, un particolare strumento multifunzione, il crafting, la riparazione degli edifici e la possibilità di costruire e personalizzare la propria base. Sono sistemi che nella nostra breve prova non abbiamo potuto approfondire, ma che aiutano a comprendere la struttura immaginata dagli sviluppatori.

In volo tra le isole

L’aspetto che più ci ha colpito durante la prova è stato senza dubbio l’aereo. Lou’s Lagoon permette infatti di pilotare personalmente un idrovolante per spostarsi tra le diverse isole dell’arcipelago, evitando di relegare i trasferimenti a un semplice viaggio rapido.

Una volta saliti a bordo, il controllo del velivolo passa direttamente nelle mani del giocatore. È una soluzione semplice, ma contribuisce in maniera concreta alla sensazione di libertà restituita dall’esplorazione. Raggiungere una nuova destinazione non significa quindi selezionare un punto sulla mappa e comparire altrove: bisogna decollare, orientarsi e dirigersi fisicamente verso la zona che si vuole raggiungere.

Proprio questa continuità tra esplorazione terrestre e spostamenti aerei ci è sembrata una delle idee più interessanti del progetto. Anche nel breve spazio concesso dalla demo, il volo ha reso il mondo più piacevole da attraversare e ha rafforzato la curiosità nei confronti delle altre zone dell’arcipelago.

Non si tratta, inoltre, di una meccanica pensata esclusivamente per collegare un’area all’altra. Gli sviluppatori hanno previsto anche sfide in volo e possibilità di personalizzazione dell’idrovolante attraverso configurazioni e differenti elementi estetici. Sono aspetti che potrebbero dare maggiore profondità a una componente che, già al primo contatto, riesce a conferire a Lou’s Lagoon una propria identità.

Ed è proprio qui che la demo ci ha convinto maggiormente. In produzioni costruite attorno all’esplorazione, il rischio è che gli spostamenti finiscano presto per trasformarsi in semplici tempi morti. Lou’s Lagoon sembra invece voler rendere anche il viaggio parte dell’avventura, facendo del tragitto verso una nuova isola un momento di gameplay vero e proprio.

Un’identità visiva coerente

Positive anche le impressioni legate al comparto visivo e, in particolare, alle animazioni. Lo stile grafico è volutamente morbido, colorato e caricaturale, mentre i movimenti dei personaggi mantengono una buona coerenza con il tono generale dell’avventura. L’obiettivo sembra essere quello di costruire un mondo riconoscibile e accogliente, dove ogni elemento contribuisce alla leggerezza dell’esperienza.

La stessa impostazione emerge dalla struttura dell’arcipelago, popolato da comunità differenti e caratterizzato da aree con una propria identità. Le informazioni diffuse dagli sviluppatori citano località come Tangle Bloom, Gleam Reef e Boulderia, ciascuna associata a popolazioni, atmosfere e piccoli problemi da risolvere. La nostra prova è stata troppo breve per valutarne la varietà effettiva, ma la premessa lascia intravedere un mondo pensato non soltanto come scenario, bensì come spazio da conoscere progressivamente durante l’avventura.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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