Home Curiosità Street Fighter Classic Vol. 1 Ansatsuken, 2 Shoryuken e 3 Tatsumaki Senpukyaku | Recensione

Street Fighter Classic Vol. 1 Ansatsuken, 2 Shoryuken e 3 Tatsumaki Senpukyaku | Recensione

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Nel corso degli anni Street Fighter ha dimostrato di poter andare ben oltre i confini del videogioco, trasformandosi in un vero fenomeno della cultura pop. È anche per questo che il ritorno in Italia di Street Fighter Classic, grazie al lavoro di Tora Edizioni, rappresenta un’occasione particolarmente interessante per riscoprire l’universo creato da Capcom attraverso un linguaggio differente.

L’operazione editoriale portata avanti da Tora, infatti, non si limita alla semplice riproposizione del materiale. La collana viene costruita come un progetto pensato per accompagnare il lettore all’interno della lunga produzione a fumetti firmata UDON Entertainment, attraverso volumi che riorganizzano gli albi originali, li arricchiscono con cover, contenuti bonus e contributi di numerosi artisti internazionali, dando all’edizione italiana una propria identità editoriale.

I primi tre volumi della collana, Ansatsuken, Shoryuken e Tatsumaki Senpukyaku, raccolgono le storie dedicate ai combattenti più celebri della saga, seguendo le vicende di Ryu, Ken, Chun-Li, Guile, Cammy, Sakura e degli altri protagonisti mentre i loro percorsi iniziano progressivamente a intrecciarsi con la minaccia rappresentata da M. Bison e dalla sua organizzazione, la Shadaloo.

Non si tratta però di una semplice trasposizione cartacea dei combattimenti visti nei videogiochi. Questi volumi cercano infatti di espandere il mondo di Street Fighter, raccontando le motivazioni dei personaggi, le loro rivalità, i rapporti personali e gli eventi che li conducono inevitabilmente gli uni contro gli altri.

Ansatsuken svolge soprattutto il ruolo di introduzione, presentando i principali protagonisti e gettando le basi della storia; Shoryuken aumenta progressivamente il ritmo, facendo incrociare sempre più spesso le vicende dei World Warriors; Tatsumaki Senpukyaku, infine, amplia ulteriormente il conflitto, portando in primo piano Cammy, Delta Red e lo scontro sempre più aperto con la Shadaloo.

Il tutto attraverso tavole estremamente dinamiche e colorate, pensate per riprodurre sulla pagina l’energia e l’impatto visivo delle iconiche mosse della serie Capcom e valorizzate, nell’edizione italiana, da una proposta che punta chiaramente anche sull’aspetto collezionistico.

Ma andiamo con ordine.

Volume 1: il viaggio ha inizio

Il primo volume di Street Fighter Classic, Ansatsuken, raccoglie gli originali Street Fighter #0-5, accompagnati da numerose cover e da alcune storie bonus realizzate da artisti internazionali. È, inevitabilmente, il capitolo che deve occuparsi maggiormente di presentare il mondo, i protagonisti e soprattutto le motivazioni che li spingono a combattere.

Già da questo primo volume si nota l’impostazione scelta da Tora Edizioni per la collana: non una raccolta essenziale, ma un’edizione che cerca di restituire anche il contesto artistico e produttivo dell’opera, affiancando alle storie principali una quantità significativa di materiale aggiuntivo. Un approccio che rende il volume interessante tanto per chi vuole semplicemente seguire la trama quanto per gli appassionati più attenti alla componente illustrativa e collezionistica.

Al centro troviamo innanzitutto Ryu e Ken, impegnati nella ricerca dell’assassino del proprio maestro Gouken. Una vicenda che fornisce immediatamente un obiettivo concreto ai due combattenti e permette al fumetto di muoversi tra allenamento, rivalità e desiderio di risposte, mentre l’ombra di Akuma comincia a incombere sul loro percorso.

Parallelamente, Chun-Li e Guile indagano sulla Shadaloo partendo da motivazioni differenti. Chun-Li cerca risposte sulla sorte del padre, mentre Guile continua a investigare sulla scomparsa dell’amico e commilitone Charlie Nash. Le loro indagini finiscono presto per convergere, portandoli sulle tracce della stessa organizzazione criminale e, inevitabilmente, di M. Bison.

Attorno a questi fili narrativi principali si sviluppano poi le vicende degli altri combattenti, ciascuno alle prese con le proprie sfide, personali o professionali. È proprio questa costruzione corale a dare al primo volume la sensazione di un mondo più ampio rispetto a quello percepibile all’interno di un singolo videogioco.

La struttura rimane inevitabilmente introduttiva e, in alcuni momenti, frammentata. Tuttavia, il volume riesce nell’obiettivo di preparare il terreno senza trasformarsi in una semplice enciclopedia dei personaggi. Ogni incontro, ogni combattimento e ogni breve parentesi contribuisce a mostrare chi sono questi guerrieri e quale posto occupano all’interno del conflitto che sta lentamente prendendo forma.

Volume 2: i destini iniziano a incrociarsi

Il secondo volume, Shoryuken, raccoglie invece gli originali Street Fighter #6-10, ancora una volta accompagnati da numerose cover e storie bonus. Anche qui Tora mantiene la stessa filosofia editoriale del primo libro, costruendo un volume che non si limita a proseguire la narrazione, ma continua a valorizzare il lavoro grafico di UDON attraverso un apparato extra particolarmente ricco.

Ed è proprio qui che la narrazione comincia a mostrare una maggiore sicurezza, sfruttando le fondamenta costruite nel primo albo per spingere i protagonisti verso nuove destinazioni e, soprattutto, verso incontri sempre più importanti.

Una parte significativa del racconto segue Ryu e Sakura, protagonisti di un lungo viaggio durante il quale finiscono per imbattersi in Adon, ex allievo di Sagat. La presenza di Sakura permette inoltre di dare maggiore varietà alle dinamiche tra i personaggi, contrapponendo alla serietà e alla disciplina di Ryu una figura più giovane e impulsiva, ancora alla ricerca della propria identità come combattente.

Sul fronte opposto, Chun-Li e Fei Long finiscono per incrociare le proprie strade mentre affrontano la divisione della Shadaloo di Hong Kong. È uno dei passaggi nei quali Street Fighter Classic comincia realmente a trasformare le proprie storyline inizialmente separate in una vicenda più ampia e interconnessa.

Nel frattempo continua a prendere forma anche il percorso di Cammy, il cui passato e il cui legame con la Shadaloo assumono un’importanza sempre maggiore, preparando il terreno per gli eventi che diventeranno centrali nel volume successivo.

Il tema che attraversa il secondo volume è proprio quello dell’incontro. I World Warriors sembrano essere richiamati l’uno verso l’altro da una sorta di filo rosso del destino, mentre ciò che inizialmente appariva come una serie di vicende personali comincia lentamente a convergere verso un conflitto comune.

Rispetto al primo libro, il ritmo risulta quindi più sostenuto. Le presentazioni lasciano spazio all’evoluzione dei rapporti, alle alleanze e agli scontri, mentre la presenza della Shadaloo diventa sempre più concreta. Il fumetto trova così un equilibrio migliore tra combattimento e narrazione, evitando che le numerose battaglie si riducano a semplici esercizi di stile.

Volume 3: Cammy, Delta Red e lo scontro con la Shadaloo

Il terzo volume, Tatsumaki Senpukyaku, porta questa evoluzione ancora più avanti e raccoglie gli originali Street Fighter #11-14 e Street Fighter II #0-1, oltre a numerose cover e ad alcune storie bonus firmate da artisti internazionali.

Anche in questo caso il lavoro di Tora Edizioni emerge soprattutto nella costruzione del volume come oggetto editoriale completo. La scelta di affiancare alle storie principali un ricco apparato di cover e contributi aggiuntivi rafforza la continuità della collana e restituisce bene la natura fortemente visiva del progetto UDON, dove il disegno e la spettacolarità della tavola hanno un peso quasi pari a quello della narrazione.

Questa volta l’attenzione si sposta in maniera importante su Cammy e sulla sua squadra, la Delta Red. Dopo essere comparsa nei capitoli precedenti, la combattente britannica guadagna finalmente maggiore spazio e viene approfondita attraverso il rapporto con il proprio gruppo e il suo coinvolgimento nella battaglia contro la Shadaloo.

Parallelamente aumentano anche le occasioni per conoscere meglio alcuni degli antagonisti dell’organizzazione. Vega e Balrog, in particolare, assumono un peso maggiore negli eventi, trovandosi ad affrontare le forze congiunte degli allievi di Gouken e dell’Interpol.

Il risultato è un volume decisamente più corale, nel quale il conflitto non riguarda più soltanto singoli personaggi alla ricerca di risposte, ma schieramenti ormai ben definiti che iniziano a entrare apertamente in collisione.

È proprio qui che il lavoro svolto dai primi due libri inizia a ripagare maggiormente. Personaggi inizialmente lontani finiscono progressivamente all’interno dello stesso scenario, le sottotrame acquistano nuove connessioni e la Shadaloo assume sempre più chiaramente il ruolo di elemento capace di legare l’intera narrazione.

Il percorso conduce infine verso uno scontro particolarmente atteso, capace di richiamare direttamente una delle rivalità fondanti della saga e la celebre finale del primo torneo affrontato da Ryu. Senza entrare nei dettagli, è uno dei momenti nei quali il fumetto sfrutta meglio la familiarità del pubblico con la storia di Street Fighter, trasformando un confronto iconico in una sorta di punto di arrivo per quanto costruito fino a quel momento.

Una crescita evidente volume dopo volume

Considerati nel loro insieme, i primi tre volumi di Street Fighter Classic mostrano una crescita narrativa piuttosto chiara. Il primo introduce il mondo e mette in moto le principali vendette e ricerche personali; il secondo porta i World Warriors a incrociarsi sempre più frequentemente; il terzo amplia definitivamente il conflitto e permette alla minaccia della Shadaloo di assumere una dimensione molto più concreta.

A rendere particolarmente interessante questa nuova edizione italiana è però anche il lavoro svolto da Tora Edizioni, che ha scelto di non proporre Street Fighter Classic come una semplice ristampa, ma come una collana dotata di una propria identità. La diversa suddivisione rispetto alle raccolte inglesi, i titoli scelti per i singoli volumi e la presenza costante di cover, storie bonus e contributi di artisti internazionali contribuiscono a costruire un’edizione pensata tanto per la lettura quanto per il collezionismo.

È proprio questo uno degli aspetti più riusciti dell’operazione. Tora permette infatti al pubblico italiano di recuperare in maniera organica una produzione a fumetti che ha avuto un ruolo importante nell’espansione dell’universo di Street Fighter, presentandola attraverso volumi capaci di valorizzarne non soltanto la componente narrativa, ma anche quella artistica.

Va inoltre ricordato che la suddivisione scelta dall’editore italiano non coincide direttamente con quella dei volumi pubblicati in inglese da UDON. Gli albi originali vengono infatti redistribuiti secondo una struttura differente, motivo per cui titoli come Ansatsuken, Shoryuken e Tatsumaki Senpukyaku vanno letti all’interno del progetto editoriale costruito specificamente da Tora per il mercato italiano.

Più che semplici trasposizioni dei videogiochi, questi primi capitoli diventano così un modo per osservare Street Fighter da una prospettiva differente. I combattimenti restano spettacolari e centrali, ma intorno a essi trovano spazio rapporti, rivalità, vendette e motivazioni che aiutano a dare maggiore consistenza a personaggi conosciuti da decenni soprattutto per Hadouken, Shoryuken e mosse speciali.

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Riassunto
Riassunto

Street Fighter Classic è un recupero che ogni appassionato della saga dovrebbe tenere d’occhio. Le storie UDON restituiscono tutta l’energia, il carisma e la spettacolarità dei videogiochi, arricchendo al tempo stesso personaggi e rivalità con maggiore profondità narrativa. A valorizzare ulteriormente il tutto c’è l’ottimo lavoro di Tora Edizioni, che confeziona una collana ricca, curata e pensata anche per i collezionisti. Tre volumi che scorrono velocemente e lasciano soprattutto una sensazione: la voglia di leggere subito il prossimo.

  • Valutazione9
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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