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Crazy Taxi: World Tour | Provata la closed beta del ritorno arcade targato SEGA

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A cura di L. Peroni

Sembra sia passata una vita, eppure… No, è davvero passata una vita, ma una SEGA lanciatissima sta rilanciando molti suoi brand storici. E Crazy Taxi, per fortuna, ci va di mezzo.

Il test della closed beta di Crazy Taxi: World Tour si è tenuto nei giorni scorsi, e ci ha sollevato: la prova dimostra come la celebre formula arcade di SEGA riesca ad adattarsi con naturalezza alla dimensione multiplayer, regalando frenesia e nostalgia in attesa del lancio ufficiale. Almeno per ora. Ma sarà all’altezza del suo nome?

Ritorno al passato

Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, a cavallo tra l’era del Dreamcast e gli anni immediatamente successivi, SEGA ha incarnato come nessun altro studio lo spirito dei titoli da sala giochi riadattati per le console casalinghe. Capolavori del calibro di Virtua Tennis, Space Channel 5 e Jet Grind Radio testimoniavano una creatività e una propensione al rischio davvero fuori dal comune.

In quella straordinaria produzione, Crazy Taxi spicca ancora oggi come uno dei titoli più iconici in assoluto, capace di offrire sessioni, anche brevi, di puro e immediato divertimento. L’appello del gioco originale non è mai risieduto nella ricerca della traiettoria perfetta o nella tutela della carrozzeria, bensì nell’individuare il percorso più rapido verso la destinazione, ignorando le norme del codice stradale e lanciandosi in scorciatoie al limite dell’assurdo.

Il recente test che abbiamo potuto giocare su Crazy Taxi: World Tour, la nuova incarnazione del franchise prevista per il prossimo anno, offre un primo e chiarissimo assaggio di come questo grande classico stia preparando il suo ritorno in grande stile.

Velocità pura e nostalgia

Dal punto di vista della guidabilità, World Tour sceglie di non appesantire la formula con complicazioni meccaniche o artificiose, cercando di preservare intatta l’impostazione arcade di un tempo. Le vetture schizzano in avanti con scatti fulminei, le sbandate controllate permettono di aggredire le curve e il sistema di collisioni risulta estremamente permissivo, consentendo un recupero rapido senza penalizzare la corsa con snervanti incastri nel traffico.

Un sistema che ha però una piccola postilla: funziona molto bene alle alte velocità, ma non restituisce altrimenti la stessa sensazione di godimento. Una scelta forse fatta per attirare nuovi giocatori più casual, ma che potrebbe far storcere il naso.

Anche l’impatto visivo richiama da vicino le tonalità brillanti e solari del capitolo originale, restituendo un mondo di gioco vivace, seppur caratterizzato da una patina leggermente plastica e poco raffinata su cui il team potrà lavorare prima della release finale. A completare il quadro interviene il graditissimo ritorno del brano “All I Want” degli Offspring, elemento capace di scatenare un’immediata carica nostalgica mentre ci si lancia a rotta di collo giù dalle discese cittadine.

Un multiplayer travolgente

La vera sorpresa emersa durante la beta riguarda l’integrazione organica della modalità multiplayer all’interno del gameplay classico. Le dinamiche competitive introdotte spostano la pressione dal semplice scontro con il cronometro alla costante interferenza causata dagli altri giocatori presenti sulla mappa.

In Pickup Race, la gestione del ritmo e la conoscenza dei percorsi devono fare i conti con l’imprevedibilità degli avversari, pronti a soffiare i clienti all’ultimo secondo o a tagliare la strada, costringendo a improvvisare deviazioni e scorciatoie estreme. Sebbene questa modalità risulti al momento un po’ mononota e trarrebbe beneficio da percorsi multipli e ricompense per le consegne più complesse, l’impianto di fondo si conferma comunque molto divertente.

Ancora più riuscita si è rivelata la modalità Cops ‘n’ Cabbies, che vede quattro tassisti gareggiare per raccogliere e consegnare un determinato obiettivo mentre due poliziotti tentano di intercettarli e speronarli. La prova ha mostrato due varianti di questo scontro: una focalizzata sul trasporto dei tradizionali clienti e l’altra sulla raccolta di pacchi e spedizioni.

La variante con i passeggeri introduce anche un’inedita decisione strategica legata alla scelta della vettura: a seconda del taxi selezionato è infatti possibile caricare più clienti contemporaneamente, costringendo il giocatore a valutare capienza, percorsi e tempi limite. Entrambi i ruoli, sia quello del tassista che quello del poliziotto, offrono un ottimo grado di coinvolgimento e un tasso d’inventiva notevole.

Serve più caos!

Sul fronte delle prestazioni, la beta, testata su PC di fascia media tramite Steam, ha dimostrato una solidità buona ma non eccellente: è priva di lag visibili, disconnessioni o cali di frame rate, ma ci ha costretto a qualche compromesso grafico. Si tratta di una rinuncia forse non necessaria in un gioco come Crazy Taxi che non fa della fedeltà grafica il suo punto forte; è l’ennesimo asterisco, trattandosi di una beta, ma onestamente il mercato videoludico recente non ci ha abituato a grandi ottimizzazioni da questo punto di vista, soprattutto su Unreal Engine 5.

Le due mappe messe a disposizione hanno garantito un buon margine di sperimentazione, anche se sollevano qualche interrogativo sulla tenuta a lungo termine. Dal momento che la padronanza delle strade è sempre stata la chiave del franchise, la versione finale dovrà offrire una notevole varietà di contenuti per evitare che le mappe vengano “risolte” dai giocatori più esperti, rendendo i match ripetitivi.

Per assicurare la massima longevità, SEGA dovrà allentare ulteriormente il freno a mano e spingere sull’interattività ambientale. Per quanto la fisica di guida inviti a condotte spericolate, gli ambienti di gioco appaiono ancora un po’ troppo ordinati. L’aggiunta di un maggior numero di oggetti distruttibili, ostacoli improvvisi e scorciatoie bizzarre sarà fondamentale per consentire ai giocatori di generare quel caos imprevedibile che costituisce l’essenza stessa di Crazy Taxi.

Crazy Taxi: World Tour si dimostra un ritorno convincente e promettente per lo storico brand targato SEGA, perlomeno da questa prima prova, anche se restano alcune riserve. Se il titolo finale saprà offrire maggiore distruttibilità ambientale e un’adeguata varietà di mappe, ci troveremo di fronte a un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti del genere.

Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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