Negli ultimi anni Square Enix ha trovato nell’HD-2D qualcosa di più di una semplice soluzione estetica. Quello che nel 2018, con Octopath Traveler, appariva soprattutto come un esperimento capace di fondere il fascino della pixel art con ambienti tridimensionali, profondità di campo e illuminazione moderna, si è trasformato progressivamente in un vero e proprio linguaggio visivo. Una formula che la compagnia ha continuato a perfezionare e, soprattutto, a utilizzare in contesti sempre diversi.
Dopo averne esplorato le possibilità con l’ip degli otto personaggi, la casa giapponese ha infatti iniziato a guardare al proprio passato. Nel 2022 è stato Live A Live a dimostrare quanto l’HD-2D potesse prestarsi alla riscoperta di un classico dell’era a 16 bit, prima che la compagnia alzasse ulteriormente la posta con una delle sue serie più importanti: Dragon Quest. Prima Dragon Quest III HD-2D Remake, arrivato nel 2024, e poi Dragon Quest I & II HD-2D Remake nel 2025 hanno trasformato quella che poteva sembrare una semplice cifra stilistica in uno degli strumenti privilegiati da Square Enix per mettere in comunicazione la propria storia con il presente.
Mancava però ancora un nome all’appello, probabilmente quello più immediatamente associato alla storia della compagnia. Per quanto l’HD-2D sembri quasi cucito addosso a una saga che per anni ha costruito il proprio immaginario tra sprite, cristalli e combattimenti a turni, Final Fantasy era rimasto curiosamente ai margini di questa sperimentazione. Almeno fino a oggi.
Final Fantasy Resonance rappresenta infatti il primo capitolo realizzato in HD-2D, ma anche qualcosa di più della semplice applicazione di questa tecnologia a un altro marchio storico di Square Enix. Il progetto cerca piuttosto di condensare una certa idea di Final Fantasy, recuperandone gli elementi più immediatamente riconoscibili —, aeronavi, evocazioni, job e combattimenti a turni — per rileggerli attraverso una sensibilità moderna. Non a caso, il concetto indicato dagli stessi sviluppatori nasce proprio dalla domanda su cosa sarebbe successo se Final Fantasy avesse continuato a spingere sempre più avanti i limiti della pixel art, preservando il fascino dei primi sei episodi senza rinunciare alla spettacolarità che ha caratterizzato la serie a partire da Final Fantasy VII.
Versione provata: PlayStation 5 Pro
Una nuova battaglia per i cristalli
La storia di Final Fantasy Resonance prende il via nel regno di Grandshelt, una terra prospera e apparentemente pacifica, protetta dal potere dei cristalli. A spezzare questo equilibrio è l’improvviso indebolimento della barriera magica che circonda il Santuario della Terra, un’anomalia che spinge il giovane Rain, comandante di uno squadrone di aeronavi, a partire insieme all’amico d’infanzia e vicecomandante Lasswell per scoprirne la causa.
Quella che dovrebbe essere una semplice missione di ricognizione si trasforma però rapidamente in tragedia: nelle profondità del santuario i due si imbattono in un misterioso guerriero avvolto in un’armatura nera, dotato di una forza schiacciante e capace di distruggere il Cristallo della Terra davanti ai loro occhi. Rain e Lasswell riescono a sopravvivere per un soffio, ma il prezzo da pagare è altissimo, tra la distruzione dell’aeronave e la perdita dei loro compagni. Quando fanno ritorno a Grandshelt scoprono inoltre che la minaccia li ha preceduti, in quanto il misterioso aggressore, Veritas of the Dark, ha già portato l’attacco nel cuore del regno.
Da qui prende forma il viaggio vero e proprio, che vedrà i due cavalieri attraversare il mondo nel tentativo di proteggere i cristalli rimasti e fermare Veritas prima che possa distruggerli uno dopo l’altro. A unirsi a loro sarà anche Fina, una ragazza emersa dal Cristallo della Terra e priva di ricordi, fatta eccezione per il proprio nome, destinata a diventare uno degli elementi centrali della vicenda.
È un impianto volutamente classico, quasi archetipico, che non nasconde affatto il desiderio di richiamare i Final Fantasy delle origini. Cristalli da proteggere, un misterioso antagonista, un gruppo di eroi chiamato a viaggiare per il mondo e una ragazza senza memoria sono tutti elementi familiari, ma Resonance cerca di dare maggiore spessore ai propri protagonisti anche lontano dagli snodi principali. Le missioni secondarie, in particolare, contribuiscono a far emergere carattere, fragilità e rapporti tra i membri del gruppo, evitando che Rain, Lasswell e Fina rimangano semplici pedine all’interno dell’ennesima storia di cristalli da salvare.
Un ritorno al Final Fantasy a turni
Sul fronte del gameplay, Final Fantasy Resonance segna un ritorno deciso alle radici della serie, recuperando una struttura da gioco di ruolo a turni dopo la deriva sempre più action intrapresa dagli episodi principali più recenti. È una scelta che si percepisce fin dalle prime ore, quando Rain e Lasswell muovono i primi passi in un’avventura che sembra voler condensare molti degli elementi più riconoscibili della saga. Anche per chi non ha mai giocato a Final Fantasy Brave Exvius, da cui Resonance riprende personaggi e parte dell’impianto narrativo, l’ingresso nell’avventura risulta immediato e autosufficiente, con un’impostazione che richiama volutamente i capitoli dell’era 2D e li rielabora attraverso una struttura e una presentazione decisamente più moderne.
A rafforzare questa sensazione contribuisce il ritorno dei combattimenti casuali, una soluzione dal sapore fortemente tradizionale che farà sicuramente felici i nostalgici, ma che potrebbe risultare più difficile da digerire per chi si è abituato ai Final Fantasy contemporanei, dove i nemici compaiono direttamente sulla mappa e lo scontro avviene senza una vera separazione tra esplorazione e battaglia. Qui si torna invece alla transizione verso un’arena dedicata, con tanto di riepilogo finale dell’esperienza e delle ricompense ottenute. È uno degli aspetti in cui Resonance mostra più apertamente il proprio desiderio di recuperare ritmi e consuetudini di un’altra epoca, nel bene e nel male.
Una volta entrati in combattimento, però, Resonance non si limita affatto a riproporre pedissequamente il passato. Una timeline collocata nella parte superiore dello schermo mostra l’ordine di azione di alleati e avversari, permettendo di anticipare le mosse nemiche e di pianificare con maggiore attenzione le proprie strategie. Gli attacchi più pericolosi vengono inoltre segnalati in anticipo, lasciando così al giocatore la possibilità di prepararsi, dare priorità a determinati bersagli o modificare il proprio approccio allo scontro.
Attacchi fisici, magie e numerose abilità, che si ampliano progressivamente durante l’avventura, consentono di differenziare i membri del party e costruire strategie sempre più articolate. Una parte fondamentale del sistema ruota attorno allo sfruttamento delle debolezze elementali e della barra Stagger presente sotto i punti vita degli avversari. Portarla a zero significa mandare il nemico in uno stato di rottura, impedirgli di agire durante il proprio turno e abbassarne temporaneamente la difesa. Il personaggio responsabile dello stordimento ottiene inoltre un’azione supplementare nella successiva fase bonus, mentre spezzare contemporaneamente tutti i nemici dà origine a uno Sweeping Stagger, garantendo un’azione extra all’intero gruppo.
È proprio su questa meccanica che si innestano le Visions, uno degli elementi più interessanti tanto del sistema di crescita quanto del rapporto che Resonance instaura con l’eredità della saga. Si tratta di essenze cristallizzate di eroi leggendari, tra cui compaiono anche celebri protagonisti degli altri Final Fantasy, che possono essere equipaggiate ai personaggi per accedere alle loro magie e abilità. Aumentando il legame con una Vision se ne sbloccano progressivamente ulteriori capacità, ampliando sensibilmente le possibilità di personalizzazione e permettendo di adattare i vari membri del party al proprio stile di gioco.
La loro presenza va quindi oltre il semplice fanservice, anche se ritrovare personaggi storici della serie rappresenta inevitabilmente parte del fascino del sistema. Mandando in Stagger tutti gli avversari nello stesso turno è infatti possibile innescare una Resonance, una potente tecnica speciale associata alla Vision equipaggiata e accompagnata da una sequenza cinematografica dedicata. Non tutte servono esclusivamente a infliggere grandi quantità di danni: alcune colpiscono più bersagli, altre forniscono bonus al gruppo, rendendo importante scegliere quella più adatta alla situazione. La soddisfazione derivante dal rompere le difese avversarie e concatenare le azioni supplementari fino a scatenare una Resonance riesce così a dare ai combattimenti una piacevole sensazione di crescendo, controbilanciando la notevole aggressività di alcuni nemici.
Il livello di sfida, del resto, non è completamente trascurabile. Già dalle prime fasi capita di dover ricorrere agli oggetti di resurrezione e affrontare avversari capaci di punire rapidamente una strategia poco attenta. Il bilanciamento riesce comunque a evitare che la difficoltà diventi frustrante, soprattutto perché la conoscenza delle debolezze elementali e un utilizzo intelligente dello Stagger possono ribaltare scontri apparentemente complicati. Il gioco consente inoltre di modificare liberamente la difficoltà senza penalità e indica un livello consigliato prima di alcune battaglie più impegnative, lasciando quindi un discreto margine al giocatore nel decidere quanto mettere alla prova il proprio party.
A completare il quadro ci sono naturalmente le evocazioni, qui rappresentate dagli Esper, ottenibili proseguendo nella storia o completando determinate missioni secondarie. Una volta richiamati, combattono al fianco del gruppo per tre turni prima di congedarsi con un potente attacco finale. Il loro utilizzo richiede una quantità consistente di MP, rendendoli una risorsa da amministrare soprattutto negli scontri più impegnativi.
Anche le attività opzionali si inseriscono con una certa naturalezza nel ritmo dell’avventura. Oltre alle numerose missioni secondarie, Resonance propone nemici particolarmente potenti, dungeon segreti, un colosseo e diversi minigiochi, mentre l’esplorazione consente di spostarsi a piedi, in sella ai chocobo e persino a bordo di un’aeronave. La progressione rimane generalmente spedita e contribuisce a quella sensazione di JRPG classico e immediato che permea l’intera esperienza, senza rinunciare a una serie di comodità moderne come il viaggio rapido, la velocità dei combattimenti regolabile in qualsiasi momento e la possibilità di accorciare le animazioni più elaborate.
A pesare sull’esperienza, però, c’è una mancanza tutt’altro che secondaria: Final Fantasy Resonance non include l’italiano neppure per i testi. Su Nintendo Switch, Switch 2 e PlayStation 5 sono supportati giapponese, inglese, francese, tedesco e spagnolo, mentre le versioni Xbox e PC aggiungono cinese e coreano, ma la nostra lingua resta completamente esclusa. Considerando la quantità di dialoghi, descrizioni delle abilità e sistemi da assimilare, è una scelta che finisce inevitabilmente per limitare la fruizione dell’opera per chi non possiede una buona dimestichezza con l’inglese o con una delle altre lingue disponibili.
Pixel art tra passato e presente
Dal punto di vista tecnico, Final Fantasy Resonance conferma ancora una volta quanto Square Enix abbia ormai maturato una notevole esperienza nell’utilizzo dell’HD-2D. La pixel art impiegata per personaggi, nemici e soprattutto boss è estremamente curata, con sprite ricchi di dettagli e animazioni capaci di restituire carattere anche nelle situazioni più concitate. È un lavoro che parla direttamente a chi è cresciuto con i capitoli bidimensionali della saga, ma senza limitarsi a copiarne l’estetica: illuminazione, profondità di campo, effetti particellari e regia delle sequenze più spettacolari contribuiscono a dare al tutto un aspetto decisamente moderno.
È proprio questa capacità di fondere vecchio e nuovo a rappresentare uno dei punti di forza dell’intera produzione. La presentazione riesce a mantenere intatto il fascino della pixel art senza rinunciare a una certa spettacolarità, in linea con l’obiettivo dichiarato dagli sviluppatori di mantenere il carattere dei Final Fantasy dall’I al VI e, contemporaneamente, recuperare quella maggiore enfasi sulla messa in scena diventata centrale nei capitoli successivi.
Non tutto, però, mantiene lo stesso livello qualitativo. Alcuni fondali risultano meno definiti rispetto alla cura riservata agli sprite e agli elementi in primo piano, con ambientazioni capaci di colpire grazie alla composizione e all’illuminazione alternate ad altre visivamente più semplici e meno rifinite. Nel complesso la direzione artistica rimane comunque coerente e riconoscibile, riuscendo a restituire bene quella sensazione di Final Fantasy classico reinterpretato attraverso una sensibilità contemporanea.
Sul piano delle prestazioni, invece, c’è ben poco da rimproverare. Durante la nostra prova Final Fantasy Resonance si è dimostrato fluido e stabile, senza glitch o bug degni di nota e senza inconvenienti capaci di compromettere l’esperienza. Un risultato apprezzabile anche considerando la quantità di effetti presenti nelle battaglie e la spettacolarità delle animazioni dedicate a Resonance ed evocazioni. Per chi preferisse ridurre i tempi morti, il gioco consente inoltre di modificare liberamente la velocità degli scontri e di accorciare le animazioni più elaborate.
Buona anche la longevità. Per arrivare ai titoli di coda della storia principale sono necessarie indicativamente tra le 20 e le 30 ore, una durata che permette alla campagna di mantenere un ritmo generalmente sostenuto senza trascinarsi oltre il necessario. Le cose cambiano sensibilmente per chi punta al completamento: affrontare tutte le missioni secondarie, i nemici opzionali, i dungeon segreti e le altre attività può portare il conteggio complessivo nell’ordine delle 70-80 ore.
Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

Verdetto
Riassunto
Final Fantasy Resonance riesce a trasformare il richiamo al passato in qualcosa di più di un semplice esercizio nostalgico. Il ritorno ai turni, il sistema di Stagger e Visions e una direzione artistica HD-2D ormai molto matura restituiscono un JRPG classico ma tutt’altro che antiquato. Alcune scelte, come i combattimenti casuali, i fondali non sempre all’altezza e soprattutto l’assenza totale dell’italiano, impediscono al pacchetto di essere impeccabile, ma il risultato resta una convincente celebrazione dell’identità storica di Final Fantasy.
Pro
Sistema di combattimento a turni profondo e appagante Pixel art e animazioni di personaggi e boss molto curate Ottima quantità di contenuti e buona longevitàContro
Totale assenza della lingua italiana Combattimenti casuali potenzialmente indigesti per il pubblico moderno- Valutazione8.5






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