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We Were Here Tomorrow | Recensione

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Ci sono videogiochi che mettono alla prova i riflessi, altri che richiedono una buona dose di ragionamento e altri ancora che fanno della collaborazione il proprio elemento distintivo. La serie We Were Here appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria, avendo costruito nel corso degli anni una precisa identità attorno a un concetto tanto semplice quanto efficace: due giocatori, due prospettive differenti e una serie di enigmi che possono essere risolti soltanto attraverso la comunicazione.

Tutto ha avuto inizio nel 2017, quando un gruppo di studenti della Rotterdam University of Applied Sciences diede vita al primo We Were Here, un progetto universitario destinato a trasformarsi in qualcosa di decisamente più ambizioso. Pubblicato gratuitamente su Steam, il titolo riuscì a conquistare rapidamente l’interesse degli appassionati grazie a un’impostazione cooperativa asimmetrica che obbligava i due partecipanti a condividere informazioni, descrivere ambienti e interpretare indizi attraverso l’utilizzo di un semplice walkie-talkie. Il successo dell’esperimento contribuì alla nascita di Total Mayhem Games, studio indipendente olandese con sede a Rotterdam che avrebbe fatto di questa particolare formula ludica il proprio marchio di fabbrica.

Da quel momento, la serie ha intrapreso un percorso di progressiva evoluzione. We Were Here Too, pubblicato nel 2018, ha ampliato le fondamenta del capitolo originale, mentre We Were Here Together, arrivato nel 2019, ha introdotto ambientazioni più articolate e una maggiore attenzione alla componente narrativa. Con We Were Here Forever, nel 2022, gli sviluppatori hanno ulteriormente innalzato le ambizioni produttive della saga, proponendo un’avventura più ampia ed elaborata, prima di sperimentare una formula più compatta con We Were Here Expeditions: The FriendShip, pubblicato nel 2023.

Il filo conduttore è però rimasto sostanzialmente invariato, ossia la capacità di trasformare la comunicazione tra due persone in una vera e propria meccanica di gioco. Non basta infatti individuare la soluzione di un rompicapo, perché spesso le informazioni necessarie si trovano esclusivamente nelle mani del proprio compagno. Diventa quindi indispensabile imparare ad ascoltare, spiegarsi con precisione e soprattutto fidarsi reciprocamente, anche quando ciò che viene raccontato dall’altra parte della radio sembra non avere alcun senso.

Con We Were Here Tomorrow, Total Mayhem Games prova a compiere un ulteriore passo avanti, abbandonando almeno sul piano estetico alcune delle caratteristiche che hanno accompagnato la serie fin dai suoi esordi. Ai castelli inquietanti, alle costruzioni medievali e agli scenari dominati dal ghiaccio si sostituisce infatti un immaginario fantascientifico dal gusto dichiaratamente rétro, nel quale tecnologie misteriose ed esperimenti fuori dall’ordinario fanno da cornice a una nuova avventura per due giocatori.

Versione provata: PlayStation 5 Pro

Un risveglio in un futuro sconosciuto

La vicenda di We Were Here Tomorrow prende avvio ancora una volta tra le distese ghiacciate dell’Antartide. Durante una missione organizzata per soccorrere alcuni Esploratori scomparsi, i due protagonisti finiscono per ritrovarsi intrappolati sotto la superficie gelata, in circostanze che interrompono bruscamente la loro spedizione.

Quando finalmente riprendono conoscenza, però, qualcosa è cambiato. Il risveglio avviene all’interno di misteriose capsule, circondate da macchinari sconosciuti e da una tecnologia che sembra appartenere a un’epoca completamente differente. I ricordi degli eventi precedenti sono confusi e l’ambiente circostante non offre risposte immediate. L’unica certezza è che i due Esploratori si trovano all’interno di una struttura appartenente alla Norček Industries, una misteriosa organizzazione impegnata in ricerche scientifiche dai contorni ancora poco chiari.

A dare loro il benvenuto è Kathleen Bowe, direttrice della struttura, che attraverso la propria voce assume rapidamente il ruolo di guida dei protagonisti. La donna sostiene che il suo gruppo di ricercatori fosse ormai prossimo a raggiungere un’importante scoperta, prima di scomparire misteriosamente e lasciare incompiuto il lavoro. Con una crisi di portata globale apparentemente imminente, Bowe chiede quindi ai due nuovi arrivati di portare a termine una serie di incarichi indispensabili per proseguire gli esperimenti.

Naturalmente, la situazione è molto meno trasparente di quanto possa sembrare. Perché i ricercatori sono scomparsi? Qual è la reale natura degli esperimenti condotti dalla Norček Industries? E soprattutto, quale legame esiste tra il destino dei protagonisti e ciò che sta accadendo all’interno della struttura? Sono questi gli interrogativi attorno ai quali prende forma una narrazione che punta ancora una volta sul mistero e sulla scoperta progressiva, lasciando ai giocatori il compito di ricostruire gli eventi attraverso l’esplorazione degli ambienti e il completamento delle sfide proposte.

A rendere particolarmente interessante questo nuovo scenario è soprattutto la sua identità estetica. We Were Here Tomorrow immagina infatti un futuro osservato attraverso la sensibilità degli anni Ottanta, caratterizzato da apparecchiature tecnologiche elaborate, ambientazioni industriali e suggestioni retrofuturistiche accompagnate da sonorità synthwave. Una scelta che segna una netta discontinuità rispetto all’immaginario fantasy dei capitoli precedenti, pur conservando quella sensazione di isolamento e inquietudine che da sempre caratterizza la serie.

Anche in questa occasione, tuttavia, i due protagonisti non potranno affrontare le difficoltà contando esclusivamente sulle proprie capacità individuali. Separati in diverse circostanze e dotati di strumenti tecnologici differenti, saranno costretti a coordinare ogni azione attraverso i loro inseparabili walkie-talkie. Un legame apparentemente fragile, ma fondamentale per affrontare le sfide della struttura e scoprire quale futuro li attenda.

Mi senti? Io ti sento!

Dal punto di vista del gameplay, We Were Here Tomorrow rimane fedele alla formula che ha decretato il successo della serie, proponendo un puzzle game ambientale in prima persona nel quale la collaborazione tra due giocatori rappresenta il fulcro dell’intera esperienza. Come da tradizione, i protagonisti si ritrovano spesso separati, ciascuno con accesso a porzioni differenti degli scenari e, soprattutto, a informazioni che risultano indispensabili per il compagno. La comunicazione diventa quindi uno strumento fondamentale, ma sarebbe riduttivo pensare che tutto si limiti a descrivere simboli, leggere indicazioni o riferire ciò che appare sul proprio schermo. Il vero cuore dell’esperienza risiede infatti nella capacità di interpretare queste informazioni, comprenderne il significato e soprattutto individuare il modo corretto per sfruttarle all’interno degli ambienti.

È proprio in questo delicato equilibrio tra osservazione, comunicazione e ragionamento che We Were Here Tomorrow riesce a esprimere il meglio della propria formula ludica. Spesso una semplice indicazione può rivelarsi soltanto il punto di partenza di un procedimento ben più articolato, nel quale entrambi i giocatori devono contribuire attivamente alla ricerca della soluzione. Non è sufficiente che uno dei due individui un indizio e lo comunichi all’altro, bisogna capire come collegarlo agli elementi presenti nella propria area, sperimentare diverse possibilità e, quando necessario, rimettere in discussione le intuizioni iniziali.

Rispetto ai precedenti capitoli, inoltre, abbiamo riscontrato una maggiore profondità e complessità nella costruzione degli enigmi. Naturalmente non tutte le sfide presentano lo stesso livello di difficoltà e alcuni passaggi risultano relativamente immediati, ma i rompicapi più elaborati richiedono una buona dose di pazienza e concentrazione. In determinate circostanze possono trascorrere parecchi minuti prima ancora di comprendere pienamente il funzionamento di un meccanismo, ai quali si aggiunge poi il tempo necessario per individuare e mettere in pratica la soluzione. Una scelta che rende particolarmente gratificante il superamento degli ostacoli più impegnativi, ma che potrebbe scoraggiare chi preferisce esperienze dal ritmo sostenuto o avventure da completare tutte d’un fiato.

La tentazione di ricorrere a una guida online, soprattutto quando ci si ritrova bloccati apparentemente senza possibilità di avanzare, potrebbe quindi farsi sentire. Sarebbe tuttavia un peccato cedere a questa scorciatoia, perché gran parte del fascino della produzione risiede proprio in quei momenti di confronto nei quali un’intuizione improvvisa, magari nata da un dettaglio inizialmente trascurato, permette finalmente di fare progressi. La soddisfazione che deriva dal risolvere autonomamente un enigma particolarmente ostico, dopo aver discusso e sperimentato insieme al proprio compagno, rimane uno degli elementi più riusciti dell’intera esperienza.

A introdurre un’ulteriore variazione rispetto al passato troviamo inoltre la presenza di particolari strumenti utilizzabili dai protagonisti, una sorta di armi tecnologiche assegnate individualmente ai due giocatori. Non si tratta naturalmente di equipaggiamenti pensati per il combattimento, bensì di dispositivi indispensabili per interagire con determinati elementi dello scenario e attivare meccanismi che altrimenti risulterebbero inaccessibili. La loro introduzione amplia le possibilità offerte dagli enigmi ambientali, aggiungendo un ulteriore livello di interazione e rendendo ancora più importante il coordinamento tra i partecipanti.

Questi strumenti non rappresentano quindi una semplice aggiunta estetica, ma contribuiscono a modificare il modo in cui vengono affrontate alcune delle sfide più avanzate. Ogni giocatore deve imparare a sfruttare le caratteristiche del proprio equipaggiamento, comprendendo non soltanto quando utilizzarlo, ma anche come combinarne gli effetti con le azioni del compagno. Ne deriva un sistema che valorizza ulteriormente l’asimmetria della cooperazione e permette a Total Mayhem Games di arricchire una struttura ormai consolidata senza snaturarne l’identità.

Il risultato è un’esperienza che continua a premiare soprattutto l’affiatamento della coppia, la capacità di ragionare insieme e la disponibilità ad affrontare anche qualche inevitabile momento di stallo. We Were Here Tomorrow non cerca di semplificare la propria formula per renderla accessibile a tutti i costi, ma sembra piuttosto volerla approfondire, chiedendo ai giocatori un coinvolgimento ancora maggiore rispetto al passato.

Passato e futuro

Se dal punto di vista del gameplay We Were Here Tomorrow dimostra di saper evolvere una formula ormai consolidata, lo stesso entusiasmo non ci sentiamo di esprimerlo nei confronti delle ambientazioni, probabilmente uno degli aspetti che ci hanno convinto meno rispetto ai precedenti capitoli della serie. Il passaggio a un immaginario fantascientifico rappresenta indubbiamente una scelta coraggiosa da parte di Total Mayhem Games, desiderosa di esplorare nuove direzioni artistiche e prendere le distanze da un’identità visiva che ha accompagnato il franchise fin dai suoi esordi. Tuttavia, non sempre il cambiamento riesce a restituire il medesimo fascino.

I castelli imponenti, le cripte misteriose, i passaggi sotterranei e le suggestive architetture medievali che caratterizzavano le avventure precedenti lasciano infatti spazio a strutture futuristiche, laboratori scientifici e sezioni tecnologiche appartenenti al complesso della Norček Industries. Un cambiamento radicale che, pur risultando perfettamente coerente con la nuova direzione narrativa, finisce inevitabilmente per modificare anche le sensazioni trasmesse durante l’esplorazione.

Sia chiaro, le ambientazioni di We Were Here Tomorrow funzionano e riescono a dare credibilità all’universo fantascientifico immaginato dagli sviluppatori. Il problema, almeno dal nostro punto di vista, è che viene in parte a mancare quel senso di meraviglia e di scoperta che aveva reso particolarmente affascinanti le location del passato. Esplorare un antico castello, attraversare una cripta dimenticata o ritrovarsi all’interno di una costruzione medievale ricca di misteri contribuiva a rendere ogni nuovo scenario qualcosa da osservare con curiosità, indipendentemente dagli enigmi che custodiva.

In Tomorrow, invece, la frequente presenza di laboratori, macchinari e ambienti industriali restituisce una sensazione complessivamente più fredda e meno suggestiva. Non significa che la nuova direzione artistica sia poco curata o priva di personalità, quanto piuttosto che l’immaginario tecnologico, per quanto funzionale alle meccaniche e alla narrazione, fatichi a esercitare lo stesso potere evocativo delle ambientazioni fantasy della serie.

Un domani migliore, oggi

Sul fronte puramente visivo, We Were Here Tomorrow mette invece in mostra un deciso passo avanti rispetto ai precedenti capitoli della serie. Total Mayhem Games sembra aver investito maggiori risorse nella realizzazione del comparto grafico, offrendo ambientazioni più definite, una migliore cura dei dettagli e una palette cromatica decisamente più vivace. I colori accesi che caratterizzano le strutture futuristiche e le numerose apparecchiature tecnologiche contribuiscono a restituire un colpo d’occhio complessivamente più convincente rispetto al passato, conferendo alla produzione una maggiore pulizia visiva e un’identità estetica più moderna.

Si tratta di un miglioramento evidente, che dimostra la progressiva crescita dello studio olandese anche sotto il profilo produttivo. Pur continuando a mantenere una propria impronta stilistica, senza inseguire necessariamente il fotorealismo, We Were Here Tomorrow appare più rifinito e gradevole da osservare, con scenari che beneficiano di una maggiore ricchezza visiva.

Qualche incertezza emerge invece sul versante prettamente tecnico, dove la produzione continua a mostrare alcune imperfezioni. Durante la nostra prova ci siamo imbattuti in piccoli bug, occasionali fenomeni di compenetrazione tra gli elementi degli scenari e qualche calo di framerate, soprattutto nelle aree più dense di dettagli e oggetti. Nulla che abbia compromesso seriamente la fruibilità dell’avventura o la risoluzione degli enigmi, ma si tratta comunque di sbavature che impediscono al comparto tecnico di raggiungere il medesimo livello di maturità mostrato da quello grafico. Fortunatamente, parliamo di problematiche relativamente contenute, sulle quali gli sviluppatori potranno intervenire attraverso i consueti aggiornamenti correttivi.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

8
Review Overview
Riassunto

We Were Here Tomorrow conferma la capacità di Total Mayhem Games di proporre esperienze cooperative coinvolgenti e intelligenti, arricchendo la formula della serie con enigmi più complessi, nuove possibilità di interazione e un comparto grafico sensibilmente migliorato. Il passaggio alla fantascienza, pur rappresentando un'interessante novità, sacrifica parte del fascino e della meraviglia delle ambientazioni precedenti, mentre qualche incertezza tecnica tradisce ancora i limiti produttivi dello studio. Rimane comunque un'avventura decisamente riuscita, capace di regalare grandi soddisfazioni a chi ama ragionare e collaborare, purché armato della giusta pazienza e, soprattutto, di un compagno altrettanto determinato.

Pro
Enigmi più profondi, complessi e gratificanti rispetto al passato. Cooperazione asimmetrica ancora una volta eccellente. Nuovi strumenti che arricchiscono le possibilità di interazione.
Contro
Ambientazioni futuristiche meno suggestive rispetto a quelle medievali. Alcuni enigmi particolarmente ostici possono rallentare eccessivamente il ritmo. Piccoli bug, compenetrazioni e occasionali cali di framerate.
  • Valutazione8
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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