Mycopunk | Recensione

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Gli sparatutto cooperativi hanno spesso fatto della frenesia e del lavoro di squadra i propri punti di forza, ma non è semplice trovare una formula capace di distinguersi in un genere sempre più affollato. Con Mycopunk, lo sviluppatore Pigeons at Play, sotto l’etichetta di Devolver Digital, propone un FPS PvE che mescola combattimenti adrenalinici, personalizzazione dell’equipaggiamento e un umorismo decisamente sopra le righe.

Il risultato è un’esperienza che ricorda per certi aspetti Deep Rock Galactic e Borderlands, pur riuscendo a costruire una propria identità grazie a un sistema di combattimento basato sulla distruzione modulare dei nemici e su una mobilità estremamente accentuata. Il tutto all’interno di missioni affrontabili da un massimo di quattro giocatori, nelle quali la coordinazione della squadra può fare la differenza tra un’estrazione riuscita e una disfatta totale.

Ma andiamo con ordine.

Versione provata: PlayStation 5 Pro

Tutta colpa di un fungo

La premessa narrativa di Mycopunk ruota attorno alla SAXON, una potente corporazione mineraria interessata allo sfruttamento delle risorse del pianeta New Atlas. Le operazioni della compagnia vengono però compromesse da una misteriosa infezione fungina, capace di impossessarsi dei macchinari e trasformarli in pericolose creature ostili.

Per risolvere la situazione viene impiegata la New Atlas Hazard Crew, una squadra composta da robot decisamente malridotti, ai quali viene offerta una seconda possibilità lavorativa in cambio di missioni estremamente rischiose. Il loro compito consiste nel ripulire le aree contaminate, recuperare materiali preziosi e garantire che gli interessi economici della SAXON non vengano compromessi.

A supervisionare le operazioni troviamo Roachard Cox, uno scarafaggio parlante che incarna perfettamente lo spirito satirico della produzione. Attraverso i suoi interventi e le situazioni surreali che accompagnano le spedizioni, il gioco costruisce un universo nel quale lo sfruttamento aziendale viene raccontato con un’ironia volutamente assurda.

La componente narrativa non rappresenta comunque il fulcro dell’esperienza. Mycopunk preferisce affidarsi alla caratterizzazione del proprio mondo, ai dialoghi e ai dettagli disseminati negli ambienti piuttosto che a una campagna tradizionale. Una scelta coerente con la natura cooperativa del progetto, che lascia ai giocatori la libertà di concentrarsi sulle missioni senza interrompere continuamente l’azione.

Un antimicotico!

Il cuore di Mycopunk è rappresentato da un sistema di combattimento estremamente dinamico, costruito attorno alla mobilità e alla distruzione progressiva degli avversari. La particolarità più interessante riguarda proprio i nemici, robot contaminati da organismi fungini che possono essere letteralmente smontati durante gli scontri.

Distruggere un braccio significa privare un avversario di una delle sue armi, mentre danneggiarne le gambe può limitarne gli spostamenti. Tuttavia, eliminare alcune componenti non equivale necessariamente a neutralizzare la minaccia, poiché i rottami possono essere riutilizzati da altri macchinari infetti. Questo sistema introduce una componente strategica che premia la precisione e la capacità di individuare rapidamente i punti deboli, soprattutto contro le creature più imponenti.

A rendere gli scontri ancora più movimentati contribuisce l’assenza di una barra della resistenza, che permette di correre e spostarsi senza le limitazioni tipiche di altri sparatutto. Anche la gestione delle munizioni segue una filosofia particolare: colpire i nemici con un’arma consente di recuperare proiettili per l’altra, incoraggiando un continuo cambio di equipaggiamento.

I personaggi giocabili offrono ulteriori possibilità tattiche. Lo Scrapper utilizza un jetpack e strumenti per facilitare gli spostamenti verticali, il Wrangler sfrutta scatti rapidi e un lazo a razzo, mentre il Glider può planare sopra il campo di battaglia. Il Bruiser assume invece un ruolo maggiormente difensivo, grazie a scudi e potenti attacchi ad area. A questi si aggiunge Mycologist, introdotta con la versione completa del gioco, che amplia le combinazioni disponibili attraverso abilità legate alle spore e alle infezioni fungine.

Un altro elemento particolarmente riuscito riguarda la personalizzazione delle armi e dei robot, gestita attraverso una griglia esagonale nella quale collocare potenziamenti di forme differenti. Non basta quindi raccogliere materiali e sbloccare miglioramenti, bensì occorre anche organizzarli correttamente, cercando combinazioni capaci di modificare concretamente il comportamento dell’equipaggiamento. Si tratta di un sistema che offre una profondità notevole e incentiva la sperimentazione, anche se la progressione richiede spesso numerose missioni prima di consentire la realizzazione delle configurazioni più interessanti.

Le attività disponibili spaziano dalla bonifica delle zone infestate alla difesa di obiettivi, passando per missioni di scorta, recupero di risorse e operazioni più spettacolari, come l’attivazione di un gigantesco cannone planetario. La possibilità di regolare separatamente difficoltà e intensità delle orde permette di adattare l’esperienza alle proprie preferenze. Tuttavia, nonostante la varietà iniziale, la struttura delle missioni tende a diventare ripetitiva dopo diverse ore, soprattutto quando si è costretti a ripetere le stesse attività per accumulare materiali.

Il gioco può essere affrontato anche da soli, ma è nella cooperazione fino a quattro giocatori che esprime il proprio potenziale. Coordinare le abilità, soccorrere i compagni caduti e affrontare orde sempre più numerose genera situazioni imprevedibili e particolarmente soddisfacenti.

Comparto tecnico e artistico

Dal punto di vista visivo, Mycopunk sceglie una direzione artistica fortemente stilizzata, caratterizzata da colori accesi, contorni marcati e un’estetica fantascientifica volutamente esagerata. Il contrasto tra le strutture industriali della SAXON, gli organismi fungini e i robot dall’aspetto bizzarro contribuisce a costruire un’identità immediatamente riconoscibile.

Le ambientazioni del pianeta New Atlas alternano installazioni minerarie, territori contaminati, paludi e regioni più ostili, offrendo una buona diversificazione scenografica. Anche la base orbitale, utilizzata come punto di ritrovo tra una missione e l’altra, presenta numerosi dettagli e attività secondarie, tra cui minigiochi e piccoli passatempi che rafforzano il tono ironico della produzione.

Questa ricchezza visiva comporta però qualche compromesso. Durante gli scontri più affollati, la quantità di effetti particellari, esplosioni e nemici può compromettere la leggibilità dell’azione, rendendo difficile individuare con precisione la provenienza degli attacchi. Un problema particolarmente evidente quando la squadra viene circondata da numerose creature contemporaneamente.

Anche sul fronte tecnico emergono alcune imperfezioni, tra cui comportamenti anomali dei nemici e occasionali problemi nella gestione degli attacchi, che possono colpire il giocatore persino attraverso alcuni elementi dello scenario. Si tratta di inconvenienti che non compromettono completamente l’esperienza, ma che possono risultare fastidiosi durante le missioni più impegnative.

Il comparto sonoro accompagna efficacemente la natura frenetica degli scontri, valorizzando il feedback delle armi, le esplosioni e il caos che caratterizza le battaglie. Anche i dialoghi e gli interventi di Roachard Cox contribuiscono a rafforzare la personalità del gioco, mantenendo costantemente un tono leggero e irriverente.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

7.8
Verdetto
Riassunto

Mycopunk è uno sparatutto cooperativo originale e ricco di personalità, capace di distinguersi grazie al sistema di distruzione modulare dei nemici, alla mobilità dei personaggi e a una personalizzazione dell'equipaggiamento sorprendentemente articolata. Tuttavia, una certa ripetitività delle missioni e alcuni problemi di leggibilità visiva impediscono alla produzione di raggiungere risultati ancora più convincenti. Nonostante questo, il progetto di Pigeons at Play riesce a trasformare il caos in uno dei suoi maggiori punti di forza, offrendo un'esperienza particolarmente divertente quando viene affrontata con una squadra affiatata.

Pro
Combattimenti frenetici e sistema di distruzione modulare dei nemici originale e soddisfacente Personalizzazione profonda di armi e personaggi, con numerose combinazioni possibili Cooperazione fino a quattro giocatori coinvolgente e ricca di situazioni imprevedibili
Contro
Dopo poche ore emerge un certa ripetitività delle missioni Eccessiva confusione visiva durante gli scontri più affollati. Esperienza in solitaria meno stimolante
  • Valutazione7.8
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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