Eternals è il Marvel Studios d’autore che serviva | La recensione

Di Andrea "Geo" Peroni
28 Ottobre 2021

I Marvel Studios non sono nuovi alla missione di portare sul grande schermo personaggi sconosciuti, o quasi, al grande pubblico. È accaduto con i Guardiani della Galassia, divenuti uno dei team più iconici del MCU. È accaduto con Iron Man, del quale, prima del 2008, nessuno spettatore aveva mai sentito parlare. Kevin Feige ci riprova oggi, nel 2021, com gli Eterni plasmati da Jack Kirby, e per farlo si appoggia alla prima regista Premio Oscar che lavora per questo mastodontico progetto. Chloe Zhao, premiata meno di un anno fa per Nomadland, sale in cattedra e fa sentire tutta se stessa, nel primo vero e proprio film d’autore del MCU.

Del resto, serviva un tocco importante per rappresentare Eternals, che nella sua continua e poetica ricerca, visiva e artistica, di raccontare una storia più matura e filosofica, porta sul grande schermo un gruppo di esseri superdotati che sono ben diversi dagli Avengers, dai già citati Guardiani o da qualsiasi altro personaggio principale apparso nel MCU, non ultimo il riuscito Shang-Chi di Simu Liu che ha esordito a settembre. Gli Eterni, in quanto esseri eterei e al di sopra dell’umanità, hanno ben altre priorità rispetto a coloro che devono proteggere, hanno altri pensieri e una coscienza che nulla ha a che vedere con gli altri eroi che abbiamo imparato a conoscere negli anni. Gli Eterni, a partire da Ikaris (Richard Madden), Sersi (Gemma Chan) e così via, sono entità ingombranti, che portano un enorme peso sulle loro spalle da tempo – molto tempo.

La storia di Eternals, in fondo, era ormai chiara da tempo, e si rifà alle origini narrate nei fumetti – a tal proposito, i puristi andranno certamente su tutte le furie a un certo punto del film, ma la scelta operata dai Marvel Studios è molto interessante e apre a chiavi di lettura quasi leinbiziane, oseremmo dire. Gli Eterni sono una razza di esseri superdotati creati dal Celestiale Arishem in un tempo lontanissimo, e giunti sulla Terra col compito di eliminare una pericolosa razza di creature note come Devianti che rischiano di compromettere l’evoluzione dell’uomo. Nel 5000 a.C., il gruppo guidato da Ajak (Salma Hayek) sbarca quindi sul pianeta e si stabilisce a Babilonia, per poi restare ancorato al pianeta e continuare nella loro millenaria missione di eliminazione dei Devianti.

Passioni, amori, famiglia, unioni e segreti, tutto confluisce in Eternals. Un film che si prende tutto il tempo per raccontare qualcosa di nuovo, fresco, sia per il profondo tema che per il modo di raccontarlo. Il montaggio porta in continuazione lo spettatore tra una location e l’altra, tra un tempo e un altro, facendoci vedere gli Eterni in molti modi e molti luoghi. Il loro presente, costellato di separazioni e riappacificazioni, è il frutto di ciò che questa razza eterea ha seminato nei 7000 anni di permanenza sulla Terra, un quantitativo di tempo interminabile per l’umanità ma che sembra sia volato per loro. Ed è anche in questo la chiave vittoriosa della pellicola, che, avendo a che fare con superdotati più vicino agli déi che all’uomo, si sofferma costantemente sui volti, i semplici gesti, le espressioni.

La mano di Chloe Zhao, come dicevamo in apertura, si fa chiaramente sentire. Oltre al fatto che il film è stato ampiamente girato in ambienti reali, cosa abbastanza atipica per i Marvel Studios ma elemento sul quale si basa anche la continua dicotomia tra dio e uomo, finto e reale, la regista di Nomadland si concede molte delle sue ormai tipiche inquadrature, con un’ossessiva ma apprezzatissima ricerca per l’estetica della rappresentazione. Una ricerca che l’MCU ha già sperimentato in passato, basti pensare al Thor di Taika Waititi o alle spettacolari pellicole corali dei fratelli Russo, tra i più carismatici dell’intera cabala (in senso positivo) che regna sull’universo cinematografico della Casa delle Idee. In mano a Zhao, però, Eternals risplende di una luce tutta sua.

Questo non solo per l’ottima mano della regista, ovviamente, ma anche per un cast fatto di grandi nomi, di diversità ragionata e di ottime performance. Inutile specificare che Thena (Angelina Jolie) è in grado di rubare la scena non appena compare sul grande schermo, facendo passare in secondo piano addirittura Ikaris e Sersi, il duo sul quale si concentra il focus del film. Degni di nota sono poi certamente Lia McHugh, giovane Sprite che regala anche qualche colpo di scena imprevisto, e certamente Kumail Nanjiani aka Klingo, una sottile ma apprezzata linea comica per un film che comunque non vuole a tutti i costi strappare la risata allo spettatore, lasciandolo maggiormente impegnato a cogliere l’epicità della storia. In generale, però, ogni personaggio riesce a restare impresso nella mente dello spettatore, interessato a ciò che gli Eterni sono diventati nel momento in cui si sono avvicinati all’umanità e alla sua imprevedibilità. Il lavoro di scrittura per presentarli, in effetti, è da apprezzare, e l’unico vero sacrificato in fin dei conti risulta essere il Dane Whitman di Kit Harington, più una comparsa che un vero volto del film.

Sarà anche per questo che le sequenze d’azione, poche ma essenziali, non sono poi così memorabili, se non per quanto riguarda il grandioso combattimento conclusivo che apre poi le porte a un finale davvero sbalorditivo – e, come sempre, aperto per un futuro ancor più incerto per i poveri e ignari abitanti della Terra.



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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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