Freaks Out: tre buoni motivi per correre in sala a vederlo

Di Chiara Ferrè
31 Ottobre 2021

Avete mai visto un alto ufficiale nazista suonare al pianoforte un’esaltante cover di Sweet Child O’ Mine dei Guns ‘n Roses? No? Probabilmente non ve lo eravate mai nemmeno immaginato, prima di questo momento.

Ma Gabriele Mainetti sì, ed è questa l’essenziale meraviglia che permea tutto Freaks Out, la nuova pellicola del regista italiano disponibile nelle sale dal 28 ottobre. Si tratta della sua seconda opera dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot: anche questa volta restiamo a Roma, ma nel 1943 durante la Seconda Guerra Mondiale. I nazisti imperversano con le loro barbarie e la loro follia, diventando i “villain” di un racconto fantasy che mischia i generi e le diverse culture cinematografiche, per un risultato davvero strabiliante, emozionante e commovente sotto tutti i punti di vista.

Per questo oggi non possiamo che consigliarvi di andare a vedere il film. Per tre motivi in particolare.

Primo motivo: Freaks Out parla a ciascuno di noi

Se siete particolarmente impressionabili (o minorenni) forse Freaks Out potrebbe non essere il film giusto per voi (basatevi su Lo chiamavano Jeeg Robot, siamo lì a livello di violenza e tematiche). Mainetti ha questo incredibile gusto per mischiare insieme racconto favolistico e “gore/sexual themes” che rende il suo cinema ancor più straniante e unico. Freaks Out, come accadeva in Jeeg Robot, ha il potere di disturbare e far ridere allo stesso tempo.

Bene, ora che siete avvisati, non indugiamo oltre e spegnamo le luci. Siamo nel 1943, in un tendone da circo. Fulvio (Claudio Santamaria) è il nostro nuovo Chewbecca, ma sa essere decisamente molto eloquente in un romanaccio da far piegare dalle risate. Dotato di una forza sovraumana e affetto da ipertricosi, è un fenomeno da baraccone di tutto rispetto. Con lui ci sono il nano calamita Mario (Giancarlo Martini), Cencio (Pietro Castellitto), un ragazzo albino in grado di comandare gli insetti, e la dolce Matilde (Aurora Giovinazzo), che elettrifica qualsiasi cosa tocchi. A capo del “Circo Mezza Piotta” c’è l’ebreo Israel (Giorgio Tirabassi), che chiude il quadro dei “freaks”.

La guerra, sanguinosissima, ingiusta, irrompe (letteralmente) nel tendone, interrompendo la magia del circo per riportarci bruscamente alla realtà dell’epoca storica in cui sono ambientate le vicende. I nazisti, rappresentati dal personaggio dell’ufficiale Franz (Franz Rogowski), sono i nemici. E si salvi chi può, data la situazione. Franz, che è il più “freak” di tutti, è ossessionato dalla ricerca di alcuni superuomini da regalare a Hitler, così da assicurare la salvezza del Reich.

In questo quadro narrativo entusiasmante, tutti i personaggi si ritagliano il proprio spazio, risultando equalmente importanti per la riuscita generale del film. C’è la crudeltà e la follia egocentrica dei nazisti, ci sono d’altra parte anche le barbarie della resistenza, fatta di uomini incattiviti dalla guerra e capitanati dal “Gobbo” (Max Mazzotta), ma c’è anche la mitezza di Matilde, una giovane donna alla scoperta del proprio potere e dei propri valori. Alle bombe e alle mutilazioni si contrappongono le lucciole regalate da Cencio a Matilde e il tenero rapporto tra i due, per un film che davvero sa parlare al cuore della gente: nella settimana in cui l’Italia (o almeno una parte di essa) ha deciso di mettere da parte diritti civili e salvaguardia di più deboli e discriminati, Freaks Out diventa un’opera ancor più significativa, perché mette in scena dei personaggi umanissimi, storpi, deboli, ma indubbiamente speciali nella loro unicità. Gli ultimi saranno i primi, davvero in questo caso.

Secondo motivo: Freaks Out è ciò che mancava al cinema italiano

Per i primi minuti tutto vi sembrerà strano. La fotografia di Michele D’Attanasio è potente, evocativa, meravigliosa. Freaks Out è una pellicola maestosa, forse fino troppo prolissa nelle sue due ore e venti di svolgimento, ma sicuramente bella da vedere, grazie ad alcune scene iconiche e rappresentative. Ci ha ricordato a tratti la serie di Animali Fantastici o The Greatest Showman.

Tutto questa opulenza si contrappone agli stilemi a cui ci ha abituati il cinema italiano negli ultimi anni: storie realistiche che esplorano l’animo umano attraverso racconti di vita dolce-amari, un sentimento che permea anche la comicità nostrana (oppure parliamo di cinepanettoni). Freaks Out segna uno spartiacque importante all’interno di questi schemi, unendo battute sagaci e dialetto romano a un film che apparentemente non sembra affatto italiano, ma somiglia più a una grande produzione fantasy americana. Il risultato è entusiasmante grazie anche alle interpretazioni di tutto il cast, che ha saputo mettere in scena personaggi folli ed iconici: un novello Pinocchio di Matteo Garrone ma più in grande.

Terzo motivo: Freaks Out è il kolossal che non ci aspettavamo  

La seconda opera di Mainetti lascia con mille idee in testa e con la sensazione di aver visto sia una favola che un film di guerra. Non approfondiremo oltre, per evitare qualsiasi tipo di spoiler, ma scena dopo scena (soprattutto verso la metà del film), la pellicola riesce sempre a stupire con qualche colpo di genio inaspettato. Le stranezze dei protagonisti hanno un perché interessante, che si fa via via più evidente con lo sviluppo delle vicende.

Tra tutti emergono con forza Matilde, una giovane donna emarginata e segnata dalla sua condizione, alla disperata ricerca di un modo per coesistere con le altre persone nel mondo, e la sua diretta contrapposizione, il nazista Franz con sei dita e le sue maniacali ossessioni. Franz stesso è un emarginato tra i suoi, mangiato vivo dal desiderio di emergere e farsi valere.

Freaks Out è molto di più di quello che ci aspettavamo. A volte pecca di eccessivo amore per l’arte cinematografica e mette da parte la narrazione per risultare più magniloquente (soprattutto in una determinata scena straniante, totalmente distaccata dall’ambientazione storica, seppur sorprendente). Altre volte si ha la sensazione che il contesto sia fin troppo messo da parte, a favore della narrazione e dell’intrattenimento. La regia sul finale è molto caotica, fin troppo, e si prende un po’ più tempo del necessario per giungere alla conclusione degli eventi.

Nonostante questi difetti, la sceneggiatura scritta da Mainetti (coadiuvato da Nicola Guaglianone) è magica, iconica, emozionante, divertente, profondamente attuale ed umana.

Il nuovo film di Paolo Sorrentino è il nostro candidato agli Oscar 2022, ma Freaks Out ha tutte le carte in regola per viaggiare a testa alta tra le opere internazionali.

 




Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




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