Interstellar – La ricerca di una speranza

Di Andrea "Geo" Peroni
11 Novembre 2014

A distanza di due anni da Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (2012), l’intramontabile regista Christopher Nolan torna dietro alla macchina da presa, andando ad abbracciare il genere della fantascienza. Interstellar riunisce tutto quella filosofia di Nolan che ritroviamo in ogni suo film: una trama ben congegnata, ambientazioni iconiche e impressionanti, una sceneggiatura che non ha nulla da invidiare ad altri grandi colossal del cinema mondiale.

Il segreto del successo di Interstellar non è solo di Christopher Nolan, sceneggiatore oltre che regista e produttore, ma anche nel Premio Oscar Matthew McConaughey, alias Cooper, ex pilota della NASA che ormai vive ciò che si può definire la fine del nostro pianeta. Una Terra ormai logora, che non ha più alcuna risorsa da offrire ai propri abitanti. Un’umanità ormai ridotta al semplice ruolo di Guardiani (come loro stessi si definiscono) di quello che resta del pianeta. La piaga, rappresentata metaforicamente dall’immensa e perpetua nuvola di sabbia, è un micidiale nemico invisibile che sta danneggiando tutto e tutti: l’unico sostentamento attuale è l’agricoltura, ma anche i vegetali stanno morendo tutti. L’umanità è sull’orlo dell’estinzione.

[ATTENZIONE questo paragrafo può contenere spoiler]

Decodificando strani messaggi che appaiono costantemente a Murph, la figlia, Cooper trova una base segreta della NASA, che sta organizzando una missione senza precedenti: cercare un altro pianeta che permetterebbe la ricolonizzazione della razza umana. Il professor Brand (Michael Cane, ormai una presenza fissa dei film di Nolan) è a capo di questa missione, e convince Cooper ad abbandonare il pianeta per trovare una nuova casa all’umanità, il tutto con la promessa che questo avrebbe portato, in caso di successo, alla salvezza della sua famiglia. Cooper e Amelia Brand (figlia del professore, interpretata da Anne Hathaway) partono quindi alla volta del misterioso Buco Nero che si è aperto da circa 40 anni vicino a Saturno, un wormhole che, secondo Brand, è stato aperto da Loro, misteriosi esseri dei quali non si conosce nulla. Secondo Brand, Loro hanno aperto questo portale per permettere all’umanità di avere una speranza e di cercare la salvezza per la propria razza.

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Il viaggio è però costellato da mille difficoltà. Il primo pianeta visitato, a causa degli effetti causati dalla relatività, porta Cooper e Amelia avanti di circa 25 anni rispetto agli altri membri dell’equipaggiamento, rimasti a bordo e visibilmente invecchiati al loro ritorno. Il secondo pianeta è invece una landa ghiacciata, che non ha un suolo e quindi non sarà accettabile per creare una colonia. Un pianeta segnalato, consapevolmente, dal Dr. Mann (Matt Damon), desideroso di abbandonare quel pianeta a provare a rivedere la casa da lui abbandonata. Sulla Terra, intanto, il tempo continua a passare. Murph lavora con il professor Brand per cercare un modo di portare tutti gli abitanti della Terra sul nuovo pianeta. Brand, però, sul letto di morte, confesserà che non c’è alcun modo di pensare ad un trasferimento così imponente di persone, e proprio per questo è stato ideato un Piano B: ricolonizzazione del nuovo pianeta grazie ad ovuli fecondati che cresceranno grazie all’aiuto di alcune macchine, fino a che non si sarà creata una colonia abbastanza diversificata geneticamente per lasciarla in piena libertà.

interstellar-pathIl Dr. Mann tradisce il gruppo, ma il suo maldestro e disperato tentativo di raggiungere il modulo di lancio interstellare si tramuta in una morte orribile per lui. Cooper e Amanda riescono a recuperare l’Endurance (il modulo spaziale), e sfruttano il fenomeno della fionda gravitazionale per sfuggire ad un immenso buco nero e dirigersi verso l’ultimo pianeta da visitare. Cooper sa però che l’unico modo per salvare Amanda e la colonia di ovuli è quella di alleggerire l’astronave, e per questo si sgancia dal modulo, finendo per essere risucchiato nel buco nero. Dopo un viaggio confusionario e turbolento, Cooper si risveglia in un luogo al limite dell’assurdo: dietro alla libreria di sua figlia, la stessa libreria dalla quale lei, da bambina, riceveva i messaggi in codice. Cooper capisce di essere bloccato nella fatidica Pentadimensione, e di stare osservando un tempo reso fisico, in questa dimensione. Un concetto che rischia di farlo impazzire. Il legame che però unisce Cooper a sua figlia trascende le leggi del tempo e dello spazio. Interagendo con il tempo come se fosse un oggetto, Cooper riesce a comunicare con sua figlia a dimensioni di distanza. Cooper capisce così che tutto era già scritto, e che quei Loro che hanno creato il wormhole non sono altro che la razza umana: la missione ha infatti portato ad un paradosso temporale risolto dall’intervento di Cooper, che è riuscito a salvare dall’estinzione ogni persona.

Murph (Jessica Chastain), aiutata dai messaggi interdimensionali del padre, riuscirà a portare in salvo l’umanità, e a condurla verso un futuro migliore. Su un altro pianeta, intanto, Amanda allestisce un campo base, in attesa del ritorno di Cooper, che ormai ha capito che il suo posto è vicino a lei.

Viaggiatori interstellari

La rappresentazione di Interstellar è un magnifico messaggio di speranza: nulla può essere lasciato al caso, l’unico modo per continuare a credere nel futuro è immergersi in esso, senza alcuna paura.

“L’umanità è nata sulla Terra, ma non è detto che debba morirci.”

“La fine della Terra non sarà la nostra fine.”

Nolan continua a ripercorrere questo tema nel corso della pellicola, oltre a quello del fortissimo legame emotivo. Murph e Cooper condividono un sentimento così potente da poter attraversare le dimensioni, e talvolta questo sentimento rischia di prevalere sui bisogni dei molti. Il desiderio di consegnare un futuro radioso alla propria figlia è così forte che Cooper si lascia spesso andare ad eccessi di emotività. Non solo: nonostante la rabbia iniziale, Murph continua a credere nel proprio padre, anche quando ormai nessuno più crede nella buona riuscita della missione. La stessa emotività che ha fatto impazzire il Dr. Mann, rimasto solo per anni in una landa ghiacciata e deserta. L’idea di restare solo per tutta la vita, l’idea di non riuscire a fare nulla per salvare l’umanità, tutto questo porta ad una follia di Mann che tenta disperatamente di tornare sul nostro pianeta e rivedere i suoi cari.

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Bisogna comunque ammetterlo: Interstellar non è un film perfetto, anzi non è esente da alcuni difetti. Tra tutti, la spiegazione scientifica di alcuni fenomeni, tra cui il Buco Nero attraversato da Cooper (per ben due volte), le distorsioni spazio-temporali, o gli effetti del moto mareale che abbiamo incontrato nel primo pianeta visitato dal team di Cooper. Ma non siamo qui per parlare delle spiegazioni scientifiche. Interstellar non è un documentario, e proprio per questo non si deve prendere sul serio ogni cosa che ivi avviene. Se dovessimo ragionare così, allora la fatidica Pentadimensione non avrebbe senso. O forse si? Forse le nostre menti non sono abbastanza aperte ed evolute per capire il concetto. Forse non siamo ancora pronti per individuare nel tempo una dimensione che può essere rappresentata fisicamente. Si tratta ovviamente di congetture, ma è bello anche accorgersi di quanto poco sappiamo dello sconfinato universo.

Inutile parlare della colonna sonora di Hans Zimmer, mastodontica come sempre. Il Premio Oscar per la miglior colonna sonora del 1995 con Il re leone, ci propone nuovamente brani musicali capaci di immergere completamente chi sta guardando nel film. Le lande desolate del pianeta ghiacciato del Dr. Mann, il dramma della Terra morente, la drammaticità degli eventi nei momenti più tesi, o il finale ricongiungimento tra Cooper e l’ormai anziana figlia Murph, che ha passato la vita a salvare la razza umana grazie ai messaggi del padre. Zimmer si riconferma un mostro sacro delle colonne sonore, e il suo sodalizio con Nolan porta sempre a prodotti di altissimo livello.

Voto 8

Il film non sarà ricordato come il capolavoro di Christopher Nolan, ma sicuramente si tratta di un ottimo prodotto. Una sceneggiatura che presenta alcuni buchi qua e là, compensati da un McCoanaughey superlativo e da una musica e delle ambientazioni fantastiche. Consigliato a tutti coloro che sono fan di Nolan, ma non solo: in definitiva, un buon film deve sempre essere visto.

 



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.