A cura di L. Peroni
Il nuovo film Disney Pixar, Jumpers – Un salto tra gli animali, arriva in tutte le sale italiane questo 5 marzo. Fin dai primi trailer era chiaro che ci saremmo trovati davanti a un prodotto dall’altissimo livello tecnico, come Pixar ci ha abituato negli anni, ma allo stesso tempo c’era un certo scetticismo sul risultato complessivo. Le ultime produzioni dello studio hanno infatti alternato momenti di grande ispirazione a titoli meno incisivi, con un riscontro al box office piuttosto altalenante. La domanda che molti si ponevano era quindi inevitabile: Pixar è davvero tornata in forma? Dopo aver visto Jumpers, possiamo dire che la risposta tende al sì.
Fin dai primi minuti il film mette in chiaro le sue intenzioni: Jumpers vuole stupire visivamente, e lo fa con una sicurezza che ricorda i momenti migliori dello studio. L’impatto visivo è immediato e potente: colori pieni, animazioni fluide, materiali resi con una cura quasi maniacale. Il modo in cui vengono rappresentati pelli, piume, squame e superfici naturali è incredibilmente convincente, e la gestione della luce richiama il lavoro fatto in film come Coco, dove ogni scena sembrava respirare grazie a un uso sapiente di ombre, riflessi e contrasti cromatici. Anche qui ritroviamo quella stessa sensibilità: ampi scorci del mondo animale si alternano a primi piani molto espressivi, creando un linguaggio visivo ormai riconoscibile e consolidato, che riesce a essere spettacolare senza mai risultare artificioso.

Il comparto sonoro accompagna bene questa solidità tecnica. Il mix è pulito, gli effetti sonori sono ben integrati e il doppiaggio italiano funziona, restituendo carattere e ritmo ai vari personaggi. L’unico elemento che rimane un po’ in ombra è la colonna musicale: le musiche sostengono le scene, ma non riescono mai davvero a imporsi. Non c’è un tema che rimanga in testa, nessuna melodia che accompagni lo spettatore fuori dalla sala. È uno di quei casi in cui la soundtrack fa il suo dovere senza però diventare protagonista, e considerando la tradizione Pixar in questo campo, è forse l’aspetto meno memorabile dell’intero pacchetto.
Dove Jumpers mostra qualche incertezza è nella storia. La trama segue un percorso piuttosto classico: una giovane protagonista alle prese con scelte difficili, dilemmi morali e conseguenze inevitabili. È un impianto narrativo che abbiamo già visto più volte, e il film non prova davvero a scardinarlo. Il contesto animale in cui tutto è immerso aggiunge sicuramente freschezza e qualche trovata originale, ma non basta a eliminare del tutto la sensazione di déjà vu. Alcune svolte sono prevedibili, alcuni conflitti si risolvono esattamente come ci si aspetta, e in generale la sceneggiatura preferisce rimanere su binari sicuri piuttosto che rischiare qualcosa di più audace.
Eppure, proprio quel mondo animale che fa da sfondo alla storia è anche il suo elemento più riuscito. La varietà di creature che popolano l’area di Beaverton, città fittizia intorno a cui ruota la narrazione, è enorme: mammiferi, volatili, insetti, rettili, pesci, ognuno con un design semplice ma efficace, con movenze e personalità che li rendono immediatamente riconoscibili. È un universo che vive di dettagli, di piccole abitudini e comportamenti che richiamano il vero regno animale ma filtrati attraverso una lente più leggera, quasi caricaturale. Pixar gioca molto con questa varietà, sfruttandola per creare gag visive, momenti di tenerezza e situazioni che funzionano proprio perché ogni specie porta con sé un modo diverso di muoversi, reagire e interagire.
È proprio questa scelta stilistica a rendere molte scene irresistibilmente divertenti. Alcune gag sembrano volutamente esagerate, quasi “meme” animati, e funzionano perché il film non ha paura di prendersi meno sul serio quando serve. C’è una leggerezza di fondo che permette a Jumpers di alternare momenti più riflessivi a sequenze puramente comiche, senza mai perdere coerenza. La resa stilistica degli animali, volutamente un po’ caricaturale, aiuta a mantenere un tono giocoso anche quando la trama affronta temi più delicati.

Il ritmo rimane sempre leggero, pensato chiaramente per un pubblico giovane, ma con abbastanza ironia e trovate visive da intrattenere anche gli adulti. Jumpers non vuole essere un film che fa riflettere a lungo, né un’opera che ridefinisce la poetica Pixar: vuole far sorridere, far passare 90 minuti piacevoli e raccontare un mondo colorato e pieno di vita. E in questo riesce senza difficoltà. La durata contenuta aiuta, così come la scelta di non appesantire la narrazione con sottotrame troppo complesse o messaggi eccessivamente didascalici.
Un altro elemento interessante è il modo in cui il film rappresenta la società animale. La fauna di Beaverton è strutturata come una sorta di monarchia, con ruoli e gerarchie che richiamano sia il mondo reale sia quello delle fiabe. Questo permette al film di giocare con dinamiche di potere, responsabilità e appartenenza senza mai diventare troppo serio. È un contesto che funziona bene perché dà coerenza al mondo narrativo e allo stesso tempo offre spunti per gag e situazioni che sfruttano le caratteristiche delle varie specie.
Alla fine, pur con una trama che non brilla per originalità, Jumpers – Un salto tra gli animali si rivela un prodotto divertente, tecnicamente impeccabile e capace di conquistare grazie al suo cast di creature irresistibili. Non sarà il miglior film Pixar di sempre, ma probabilmente è uno dei più riusciti degli ultimi anni, soprattutto per chi cerca un’esperienza leggera e ben confezionata. È un film che non pretende di rivoluzionare nulla, ma che sa intrattenere con intelligenza e con una cura visiva che ricorda perché Pixar è ancora oggi uno dei nomi più importanti dell’animazione mondiale.

Review Overview
Riassunto
È un film che non pretende di rivoluzionare nulla, ma che sa intrattenere con intelligenza e con una cura visiva che ricorda perché Pixar è ancora oggi uno dei nomi più importanti dell’animazione mondiale.
- Giudizio complessivo3.75
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