L’Attacco dei Giganti, verso la fine: tutto sull’epica battaglia tra umanità e Titani | Speciale

Di Chiara Ferrè
16 Gennaio 2021

Era l’ormai lontano 2005 quando l’estro creativo e la fervida immaginazione di Hajime Isayama spingevano il mangaka, all’epoca diciannovenne, a dar vita a una one-shot di 65 pagine dedicata al mondo de L’Attacco dei Giganti. Era una prima, embrionale forma di quello che sarebbe diventato un successo editoriale mondiale così imponente da durare dal 2009 (anno in cui ha inizio la serializzazione) al 2021 e coinvolgere milioni di fan in tutto il globo, tra manga, anime, prequels, film live action, parchi a tema e quant’altro.

Tra poche settimane Shingeki no Kyojin, con le sue epiche battaglie e i suoi personaggi iconici a metà tra il bene e il male, avrà una fine.

In questo articolo proveremo ad esaminare l’opera, cercando di capire il perché del suo successo e cosa possiamo aspettarci dall’attesissimo finale.

Un calendario fitto di appuntamenti

L’Attacco dei Giganti inizia con la pubblicazione del primo capitolo del manga il 9 settembre 2009. L’autore Hajime Isayama ha recentemente confermato che l’opera terminerà col capitolo 139, la cui pubblicazione è prevista per il 9 aprile 2021. Gli ultimi capitoli (135-139) verranno raggruppati nel volume conclusivo, il numero 34, previsto per giugno 2021.

L’ultimo capitolo disponibile mentre scriviamo questo speciale è il 136, intitolato niente meno che “Devote Your Hearts” (心臓を捧げよ, Shinzō o Sasageyo): dedichiamo i nostri cuori dunque, stringiamoci forte e prepariamoci ad affrontare le prossime settimane, che saranno densissime di appuntamenti e di nuove uscite.

Continuando a riferirci al manga, ricordiamo che il prossimo capitolo, il numero 137, verrà rilasciato in Giappone il 9 febbraio.

Comunicando ufficialmente di essere giunto al termine della stesura, Hajime Isayama ha lasciato ai fan questo messaggio:

Avevo detto otto anni fa che avrei finito in tre anni, ma sembra che finalmente io sia riuscito a farcela.

È passato davvero tanto tempo, spero che rimarrete con noi fino alla fine.

Non è stato affatto colpa del mio editore, è stata una mia scelta continuare così a lungo, mentre loro mi dicevano “ma quando finirà?”. Mi dispiace, è finalmente finito.

Farò del mio meglio per quanto riguarda l’episodio conclusivo, così che sarete felici di aver letto fino a qui.”

Se il fenomeno editoriale è quindi ufficialmente prossimo al termine, in contemporanea continueranno ad uscire i nuovi episodi dell’anime.Attack on Titan: the final season” è realizzato dallo studio d’animazione giapponese MAPPA (Maruyama Animation Produce Project Association), che ha realizzato anche altri anime di succcesso come “Yuri!!! On Ice”, “Banana Fish” e “Jujutsu Kaisen”. La quarta stagione de L’Attacco dei Giganti segue la terza stagione parte 2, che era stata realizzata (come le precedenti) da Wit Studio.

Questa quarta stagione adatta il manga a partire dal capitolo 91 in avanti, coprendo di fatto l’arco narrativo dedicato a Marley e la guerra finale per la conquista dell’Isola di Paradis. La prima puntata è stata trasmessa il 7 dicembre 2020 sulla TV giapponese NHK. L’adattamento animato è nel suo pieno svolgimento e terminerà la messa in onda quasi in concomitanza con la conclusione del manga, dopo la release del sedicesimo episodio. Una precisazione: non si giungerà a coprire l’intero manga fino alla conclusione, ma è già stato confermato che l’opera integrale verrà adattata. Molto probabilmente sarà prodotta una “Final season parte 2”, come era già stato fatto con la terza stagione dell’anime.

In Italia il manga è pubblicato da Panini Comics. Le prime tre stagioni dell’anime sono disponibili su Netflix e su VVVVID, che in particolare offre anche i nuovi episodi della quarta stagione, in uscita ogni martedì.

L’Attacco dei Giganti è sopravvalutato? Analizziamo insieme i motivi di questo successo

ATTENZIONE: i prossimi paragrafi conterranno spoiler (capitoli 1-136).

Chiariamo subito la questione: L’Attacco dei Giganti è un’opera complessa, che necessita di essere letta (o guardata, nel caso dell’anime), con particolare attenzione. Non si tratta di una storia adatta a tutti. Chi cerca puramente l’azione, potrebbe rimanere disorientato o annoiarsi di fronte a una mole non trascurabile di personaggi, dialoghi e intricate elucubrazioni mentali.

La traduzione e il doppiaggio italiani sono ottimi (se tralasciamo il titolo stesso dell’opera… dovrebbe essere infatti, più correttamente, “Il Gigante d’Attacco”) e aiutano sicuramente la comprensione, ma anche i più appassionati si sono necessariamente trovati, negli anni, a dover ripassare l’intera trama o alcuni punti focali per riuscire a ricostruirne gli avvenimenti.

Per quanto l’idea di base di Isayama e la caratterizzazione dei suoi personaggi siano indubbiamente geniali, la storia risulterebbe di fatto molto più chiara se non fosse per il modo in cui è narrata: gli avvenimenti non sono raccontati in maniera lineare, ma si utilizzano continui flashback che rivelano di volta in volta cose avvenute in un passato anche antichissimo, ma che influenzano irrimediabilmente e in maniera devastante il presente. Oltre a questo tipo di narrazione non lineare, a ingarburgliare ancor più la matassa vi sono i cambi di prospettiva: uno stesso avvenimento può essere compreso a pieno soltanto se visto dall’ottica di più personaggi. Pensiamo alla caduta di Shiganshina, da cui prende il via la narrazione. I fatti che hanno portato alla distruzione del Wall Maria vengono rivelati numerosissimi capitoli dopo, quando finalmente comprendiamo a pieno le vite e le scelte che hanno portato Annie, Berthold e Reiner a quel fatidico giorno dell’anno 845. Pensiamo alla storia stessa di Eren: senza conoscere nei dettagli la vita del padre Grisha, sarebbe impossibile comprendere la vera natura del suo potere. Per avere un quadro generale completo, bisogna necessariamente approcciarsi all’opera nella sua interezza: da qui deriva la complessità della storia e, al contempo, la sua genialità.

Sembra che il grande pubblico continui ad apprezzare L’Attacco dei Giganti, forse proprio per questo tipo di narrativa: giusto poche ore fa l’anime è passato al primo posto nella lista dei più terminati su MyAnimeList, spodestando quel cult chiamato Death Note, che era rimasto imbattuto per ben dieci anni.

Con l’inizio del cosiddetto arco narrativo di Marley, in seguito alla riconquista del Wall Maria e all’uscita definitiva dei protagonisti dalle mura di Paradis, L’Attacco dei Giganti si apre a uno scenario ancor più maestoso, dove la guerra tra umanità e titani torna a essere, in realtà, semplicemente guerra tra uomini. In molti hanno storto il naso in seguito a questo ennesimo cambio di prospettiva e all’introduzione di nuovi personaggi come Gabi, Falco e Yelena. È proprio dopo aver raggiunto questo fondamentale spartiacque che però la storia originariamente pensata da Hajime Isayama assume contorni meglio definiti, affermandosi per il vero capolavoro che è: in una storia di guerra, il disperato messaggio che traspare è un appello di pace, di dialogo, di comprensione dell’altro e del diverso. Le origini, la razza, sono tutte caratteristiche che perdono totalmente di senso davanti all’ultima verità: siamo tutti uomini, tutte persone con paure, aspirazioni, fragilità e forze. In ogni contesto sociale e in ogni paese esistono le mele marce, ma non per questo si può fare di tutta l’erba un fascio. Come Reiner ha capito ormai già da molti anni e come anche Eren è arrivato a comprendere dopo aver vissuto da infiltrato tra le schiere nemiche di Marley, in ogni comunità ci sono persone meschine e persone buone. Un’azione che prima ci sembrava crudele e imperdonabile diventa improvvisamente accettabile se si comprendono le ragioni profonde che hanno portato quel personaggio a fare quella determinata scelta: e dunque se in precedenza Annie e Reiner ci sembravano soltanto mostri da sterminare, ora le carte in tavola si sono totalmente ribaltate e rimescolate. Questione di punti di vista.

Ma allora chi è il vero villain de L’Attacco dei Giganti? Chi è il cattivo contro cui combattere, se anche i Marleyani ora si schierano al fianco del popolo di Paradis? Rispondere che Eren è il vero nemico, sopraffatto dal suo stesso potere e ormai impegnato in un genocidio imperdonabile, sarebbe la risposta più semplice. Questa teoria però non è convincente, è come se mancasse ancora un pezzo troppo importante del puzzle per dare il nostro giudizio finale.

La verità è che in Shingeki no Kyojin non c’è un vero cattivo: tutti hanno ragione e tutti hanno torto allo stesso tempo, ed è per questo che L’Attacco dei Giganti non può essere considerato un’opera sopravvalutata (e tanto meno un’apologia della guerra o del nazismo, come alcuni hanno provato a dimostrare nel corso degli anni, insensatamente). Da Eren a Erwin, da Reiner a Gabi, tutti i personaggi hanno agito sempre coerentemente con se stessi, con le loro origini, con ciò che gli è stato insegnato. Per questo nessuno di loro può davvero essere considerato “cattivo”, nel vero senso della parola. Di nuovo, è tutta questione di punti di vista, giuste o sbagliate che fossero le singole decisioni.

Hajime Isayama ha spesso parlato delle sue fonti di ispirazione. Oltre alla passione per Jurassic Park (dalla quale deriva l’idea dell’affrontare nemici enormi e letali, in una costante situazione di pericolo), l’autore ha raccontato che l’intera opera ruota attorno alla difficoltà di comunicare. Il ragazzo era stato infatti vittima di una aggressione da parte di alcuni ubriachi all’uscita da un internet café, esperienza traumatica che l’ha portato a riflettere sul terrore derivante dall’impossibilità di poter cercare il confronto con l’altro attraverso un dialogo costruttivo. Sono così i giganti, che non sanno parlare e agiscono solo come è nella loro natura, ma di fatto sono così anche gli uomini, che continuano a farsi la guerra senza cercare di comprendere chi hanno davanti. Il messaggio di Hajime Isayama traspare forte e chiaro in quello che è probabilmente uno dei capitoli migliori in assoluto dell’opera, il 127 intitolato “La vigilia della fine” (“End’s Eve”). In questo capitolo, personaggi un tempo acerrimi nemici si ritrovano seduti davanti a un falò a rinfacciarsi gli orrori del passato: è grazie al dialogo e al confronto che si crea una nuova alleanza e le motivazioni di ognuno risultano chiare, tanto da preferire la tregua al continuo sterminio reciproco.

Purtroppo di lì a poco si comprenderà nuovamente quanto sia difficile sradicare convinzioni e credenze tramandate da centinaia di anni: la guerra, pur non essendo mai la soluzione, è ormai inevitabile. Così come nella vita vera, l’umanità è sempre in lotta prima di tutto con se stessa, perché il vero nemico è, di fatto, il pregiudizio, nonchè la guerra stessa.

Se continuiamo a ragionare sul perché L’Attacco dei Giganti abbia avuto un così grande successo, menzione speciale va alle musiche che negli anni hanno reso l’anime, e di conseguenza le vicende narrate, ancor più iconiche. Il compositore giapponese Hiroyuki Sawano si è dedicato alle sigle e alla soundtrack ufficiale di tutte le stagioni, creando un immaginario musicale potente, epico ed indimenticabile che i fan proteggono come un vero e proprio tesoro. Basti pensare alle recenti critiche che hanno investito lo studio MAPPA dopo che, in una puntata di svolta come la quinta (“Dichiarazione di guerra”, “Declaration of War”), è balzata all’orecchio l’assenza di una traccia famosa come “YOUSEEBIGGIRL/T:T”, che secondo i fan sarebbe invece risultata perfetta per accompagnare la trasformazione di Eren in gigante. Una polemica alquanto infondata data la maestosità dell’episodio, ma che comunque ci aiuta a comprendere quanto anche l’intera OST de L’Attacco dei Giganti sia considerata una specie di culto per i fan più accaniti. Comprensibilissimo, data la bellezza delle musiche di Sawano, scritte appositamente per rappresentare i personaggi e i momenti più impattanti del racconto.

A un passo dalla fine, cosa aspettarsi? Speculiamo tra indizi, speranze e timori

Il finale di un’opera non è tutto, ma è sicuramente una sua parte fondamentale. Se fino ad ora l’opera di Isayama non ha deluso per coerenza, character development e colpi di scena, non è ancora detta l’ultima parola: siamo nel pieno dello scontro finale e le vite di tutti i protagonisti sono in bilico, sull’orlo di un baratro nel quale potrebbero sprofondare davvero da un momento all’altro, trascinando con sé anche le speranze dei lettori.

Il punto di domanda più grande rimane incentrato sulla figura di Eren, il personaggio che più di tutti ha stupito per la sua profonda crescita (o involuzione). Dopo un’infanzia relativamente felice, il trauma della perdita della propria casa (e dei genitori) e la trasformazione in gigante, Eren sembra essersi separato del tutto dai suoi compagni. Durante l’arco di Marley, il ragazzo agisce ormai da solo, senza più confrontarsi con gli amici d’infanzia. Ha acquisito nuova consapevolezza, nuova forza, è inarrestabile. Il suo disperato bisogno di libertà sembra averlo reso ancora più schiavo. Tutt’oggi non sappiamo quale sarà la sua sorte, ma il personaggio di Eren, solo ed isolato dai compagni, rispecchia ancora una volta quella terrificante impossibilità di comunicare che ha sempre ispirato Isayama.

Armin, di contro, si pone come suo diretto opposto: incline al ragionamento e al dialogo pacifico, il ragazzo sembra sempre più destinato a diventare la chiave di volta che permetterà di giungere alla risoluzione finale. Armin è sempre stato l’asso nella manica dell’umanità grazie alla sua intelligenza, al senso di giustizia e di sacrificio che lo muovono. Come già affermato da Eren stesso nel capitolo 84, senza Armin nulla sarebbe stato possibile.

Altro nodo ancora evidentemente da sciogliere è la vera natura degli Ackerman, stirpe alla quale appartengono due personaggi fondamentali come Mikasa e Levi. I due sono accomunati da una sorta di potenziale ancora inespresso, che speriamo davvero possa avere la possibilità di esplodere e di compiersi pienamente sul finale. Mikasa è una combattente formidabile, ma di fatto è rimasta imbrigliata tutta la vita dall’affetto per Eren, che non le consente mai di ragionare lucidamente. La paura di perderlo la disorienta, la spiazza, ed è ancora così. Il Caporal Maggiore Levi invece è ridotto piuttosto male, tanto che alcuni hanno ipotizzato che Isayama avesse già deciso di toglierlo di mezzo, ma che l’abbia poi salvato data la popolarità del suo personaggio. Questa ipotesi non ci sembra plausibile, anche perché l’arco narrativo di Levi sarebbe stato così davvero inconcludente e pregno soltanto di dolore e di morte. A differenza di Hanji, che ha avuto una fine opinabile ma che risplende grazie a una caratterizzazione magistrale e a un arco narrativo completo, soddisfacente, “il soldato più forte dell’umanità” ha ancora una missione da portare a termine.  Deve rispettare la promessa fatta ad Erwin ed eliminare Zeke, il nemico giurato. Per quanto ci aspettiamo che Levi ottenga alla fine la sua vendetta (purtroppo forse, anche a costo della sua stessa vita), ci azzardiamo a fare un’ulteriore ipotesi: quanto sarebbe giusto, profondo e coerente con il messaggio intrinseco dell’opera, se il letale Levi decidesse all’ultimo di porre fine alla violenza e risparmiare anche il suo peggior nemico, lasciando andare il dolore del passato per dare inizio definitivamente ad un nuovo mondo di pace? Forse quest’idea è troppo ottimista e poco in linea con ciò a cui Attack on Titan ci ha abituato, ma è una bella soluzione sulla quale ci piacerebbe riflettere.

Infine, ricordiamo che probabilmente c’è ancora molto che non sappiamo sulla leggendaria Ymir, le sue azioni, le sue intenzioni e il suo potere. Il destino di Ymir e di Eren, insieme a quello del mondo intero, sono profondamente collegati e determineranno le rivelazioni finali che ci attendono negli ultimi capitoli.

Il genocidio è in corso, non ci sono dubbi a riguardo. I differenti rimandi alla mitologia nordica sparsi in tutto Shingeki No Kyojin si stanno riproponendo anche in questo finale, che vede il “Ragnarök” come unica soluzione: in seguito all’ultimo scontro, il mondo viene spazzato via per poi risorgere dalle sue ceneri in un’epoca nuova.

Niente è perfetto, ma L’Attacco dei Giganti ci arriva pericolosamente vicino a quell’inafferrabile perfezione.

Anche se un finale piuttosto che un altro non cancellano tutto ciò che c’è stato prima, bisognerà aspettare aprile per emettere il giudizio complessivo sull’intera storia di Hajime Isayama.

Nel frattempo, dedichiamo i nostri cuori e aspettiamo trepidanti.

 

 

 

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Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




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