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The Roundup: No Way Out | Recensione Blu-ray

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The Roundup: No Way Out, diretto come il precedente film della serie da Lee Sang-yong e interpretato dall’immancabile Ma Dong-seok, segna il ritorno della saga con un terzo capitolo. Il nostro massiccio eroe è di nuovo pronto a fronteggiare il crimine a colpi di arte marziali. Diamo quindi uno sguardo alle nuove imprese del super-poliziotto Ma!

Il futuro passa dalla droga

Il tema principale di questo terzo episodio è la lotta contro il traffico di stupefacenti, un argomento sempre più presente nei media sudcoreani. Come spesso accade, il cinema rappresenta soltanto la parte emersa dell’iceberg. Diversi scandali legati alla droga hanno infatti coinvolto attori molto noti, come Ha Jung-woo e, più recentemente, il giovane Yoo Ah-in, che dopo Burning e Seoul Vibes era diventato uno dei volti simbolo della nuova generazione del cinema coreano, ma cha ha avuto conseguenze ancora più tragiche nell’episodio che aveva portato al suicidio di Lee-sun Kyun, uno dei protagonisti di Parasite.

È dunque il commercio illegale di droga a mettere nuovamente alla prova Ma Dong-seok, poliziotto dai metodi brutali ma dotato di un’ironia disarmante. Sette anni dopo le vicende ambientate in Vietnam, Ma viene assegnato a una squadra locale impegnata nelle indagini su un omicidio. Ben presto emerge un sospettato: Riki, interpretato da Munetaka Aoki, uno spietato membro della yakuza. Ma la situazione si complica quando si scopre che anche un agente corrotto, interpretato da Lee Joon-hyuk, è coinvolto nella vicenda.

Nel corso di un’indagine ricca di colpi di scena, viene alla luce una nuova sostanza stupefacente, chiamata “Hiper”, che sta rapidamente invadendo i locali notturni di Seul. Questo offre al film l’occasione di mostrare, quasi con taglio documentaristico, alcuni scorci della vita notturna della capitale, ma soprattutto di dare spazio a una lunga serie di combattimenti, vero marchio di fabbrica del pachidermico Ma Dong-seok.

Un umorismo a suon di pugni

È evidente che Ma Dong-seok continui a perfezionare attorno al proprio personaggio uno stile che potremmo definire budspenceriano, fatto di pugni e battute. La trama, infatti, ha ben poco interesse se privata dei momenti in cui il protagonista prende letteralmente a mazzate chiunque gli si pari davanti. Quasi metà del film è occupata da risse e pestaggi di ogni tipo, mentre tutto il resto appare secondario e viene trattato con relativa superficialità da un regista chiaramente affascinato dall’estetica dei videogiochi.

L’attore americano di origine coreana, già apparso anche nei blockbuster hollywoodiani nei panni di un supereroe, sarà forse il nuovo Bruce Willis o il Vin Diesel del cinema sudcoreano? Il nostro incarna una giustizia sommaria: un poliziotto che non rispetta le regole, pragmatico, individualista e profondamente manicheo, che ricorda a tratti il celeberrimo ispettore Callaghan di Clint Eastwood. Se questo modello appare familiare nel cinema occidentale, lo è molto meno all’interno della tradizione cinematografica della Corea del Sud.

In passato abbiamo visto poliziotti ottusi o corrotti nei capolavori di Bong Joon-ho come Memories of Murder e Mother, oppure nell’eccellente Asura di Kim Sung-su. Non sono mancati nemmeno investigatori moralmente ambigui, come quello interpretato da Lee Byung-hun nel magnifico I Saw the Devil di Kim Jee-woon. Tuttavia, qui ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso: un autentico eroe positivo, liberato dalle sfumature e dalle cautele tipiche del cinema realistico.

Il personaggio di Ma si propone apertamente come modello di riferimento, una figura piuttosto rara nel cinema coreano contemporaneo. Su cosa si fonda il suo fascino?

Innanzitutto su una morale estremamente semplice, che divide il mondo tra ciò che gli piace e ciò che non gli piace, ovvero tra buoni e cattivi. A questo si aggiunge il pugno, simbolo della forza fisica e della violenza. Una violenza che spesso sfiora l’isteria: diverse scene mostrano Ma completamente fuori controllo, come quando, incapace di aprire una cassaforte, decide semplicemente di distruggerla a mani nude.

A tutto ciò Ma Dong-seok aggiunge anche una buona dose di comicità. L’eccesso e l’assurdità della sua violenza generano infatti un effetto comico, trasformando la paura in divertimento, mentre il suo repertorio di espressioni facciali, battute e situazioni grottesche contribuisce ad alleggerire quasi novanta minuti di violenza praticamente ininterrotta.

Qualche novità nella formula

l film decide di rinnovare leggermente le sue scene di combattimento, questa volta con battaglie in cui gli avversari del nostro eroe hanno almeno il tempo di sferrare qualche colpo prima di essere violentemente atterrati.

Al di là di questo piccolo cambiamento, che finalmente permette a Ma Dong-seok di essere ferito senza che lo spettatore abbia la sensazione che si stia trattenendo, The Roundup: No Way Out segue esattamente la stessa formula dei suoi predecessori, iniettando un pizzico di umorismo in più. Buono o cattivo? Beh, dipende dalle gag, perché mentre alcune sono intelligenti e divertenti, altre risultano piatte, senza essere oltraggiose o veramente brutte. Inoltre, lentamente ma inesorabilmente, questo terzo film si orienta ancora di più verso l’azione. Mentre il film precedente lasciava ancora ampio spazio alle indagini e ad alcune negoziazioni basate sui dialoghi nella sua parte centrale, No Way Out non si risparmia, e moltiplica i pericoli. La polizia deve vedersela con diverse gang coreane, così come con la yakuza giapponese, la triade cinese e minacce interne, dato che le stesse forze dell’ordine non sono immuni alla corruzione e alcuni dipartimenti sono tutt’altro che immacolati. Quella che inizia come una normale indagine per omicidio-suicidio si trasforma rapidamente in una rissa che si snoda per tutta la città, nei locali, negli appartamenti e, naturalmente, in commissariato per degli interrogatori piuttosto intensi. La formula è familiare, ma funziona perché il film non pretende mai di essere altro che semplice intrattenimento. Sfrutta al meglio la presenza del suo protagonista e il resto scorre senza intoppi.

L’edizione Blu-ray

Come per le precedenti pellicole della saga, CG Entertainment inserisce questa release nella sua collana FAR EAST film, dedicata alle produzioni dell’Estremo Oriente. Come per i due prequel, il comparto degli extra prevede unicamente il trailer del film, ma la realizzazione video è egregia e priva di segni di compressione. Il formato rispetta i 2,39:1 della pellicola originale, con risoluzione in 1080p. Il comparto audio prevede le consuete doppie tracce in originale e in italiano in Dolby Digital 2.0 e DTS-HD Master Audio 5.1 oltre che ai sottotitoli in italiano

Prodotto fornito da CG Entertainment

Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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