Videogiochi e impatto ambientale: quanto inquinano?

Di giangireds
20 Gennaio 2021

L’industria del gaming è attualmente la sesta più grande al mondo ed è al secondo posto in Europa, con un valore totale di circa 160 miliardi di dollari. Sin dagli anni ’80, infatti, i videogiochi sono diventati una parte sempre più importante dell’industria dell’intrattenimento: a partire da Pacman, oramai icona culturale e popolare nella storia dei videogiochi, fino ad arrivare a titoli come Call of Duty, Fortnite e Minecraft, che negli ultimi anni dominano incontrastati le classifiche del mercato videoludico. Ma tutto questo, esattamente, che impatto ha sull’ambiente? Uno studio recente, intitolato Console Carbon Footprint, ha indagato maggiormente sull’argomento. Osserviamone i punti principali.

Copia fisica o digitale?

Com’è logico che sia, la produzione di copie fisiche non è proprio la scelta più green. L’emissione di CO2 nel processo di “inscatolamento” di un videogioco equivale infatti a 23 volte la quantità di CO2 prodotta dal download digitale. Di conseguenza potremmo tagliare il 96% della nostra carbon footprint (ovvero la quantità di emissioni di gas a effetto serra associate direttamente a un individuo) scegliendo di acquistare sempre una copia digitale piuttosto che una copia fisica. Ma ciò da cosa deriva?

La più intensa emissione di COderivante dalla produzione di copie fisiche è causata dai materiali utilizzati per i dischi (alluminio o policarbonato), dalla plastica delle confezioni e dalla carta usata per la copertina e i foglietti all’interno. Per scaricare un titolo in digitale, invece, si consumano in media 60 watts, per un totale di 0.017 kg di CO2 che si vanno a scontrare con i 0.39 kg di CO2 emessi durante il processo di produzione di una copia fisica.

Solamente nel 2019, ad esempio, la produzione di copie fisiche di FIFA 20 ha avuto come risultato un’emissione di CO2 pari a 595,395 kg. L’equivalente dell’utilizzo di energia in 68 case nell’arco di un anno. Negli ultimi anni, società del calibro di Sega hanno quindi deciso di introdurre un packaging riciclabile al 100%: le confezioni sono composte da cartone e le copertine vengono stampate utilizzando inchiostri vegetali. Le vendite di titoli in digitale, tuttavia, stanno aumentando vertiginosamente: solo nel 2020, infatti, quasi il 90% dei videogiochi sono stati acquistati in questa forma.

Quale console tiene di più all’ambiente?

La fetta più importante di energia consumata da una console è determinata dalla GPU. Scheda video più potente = minor efficienza energetica = maggiori emissioni di CO2. Ad esempio, lo studio esamina l’energia consumata da Xbox Series X, che si stima generi emissioni pari a 0.07 kg di CO2 per ora di utilizzo. In confronto, la PS5 risulta essere più eco-friendly, con emissioni pari a 0.02 kg di CO2 per ora di utilizzo. Per capirci, la prima equivale a ricaricare 9 smartphone, mentre la seconda solo 3. Ma quindi è PS5 la console che tiene di più all’ambiente? La risposta è no.

Mentre PS5 è la console PlayStation più green di sempre, la console di ultima generazione a tenerci maggiormente all’ambiente è Nintendo Switch. Il prodotto di punta di Nintendo, infatti, consuma appena 18 watt all’ora, contro i 140-200 di PS5. Dopo aver dichiarato qual è la console più ecosostenibile, andiamo a vedere invece qual è il videogioco che consuma più energia. Con un tempo medio di completamento di 40 ore e 24 minuti, Assassin’s Creed Odyssey è il titolo più dispendioso di tutti i tempi; appena dietro troviamo Grand Theft Auto V. L’ambiente ringrazia quindi i numerosi speedrunner.

Un futuro più “green” per i videogiochi?

Il mercato mondiale dei videogiochi è in continua crescita e si stima possa raggiungere il valore di 300 miliardi di dollari entro il 2026. Per tentare di ridurre il consumo energetico complessivo, diversi enti discutono frequentemente riguardo a varie alternative. Il dottor Gianluca Balla, docente di Games Design alla Brunel University di Londra, ha dichiarato che Sony si è impegnata molto nel realizzare una console eco-friendly, ma questo dev’essere solo un inizio.

La soluzione più convincente sembra essere quella del Cloud Computing, un metodo che permette di raggiungere risorse attraverso una continua connessione a internet. Konstantinos Domdouzis, in ‘Green Information Technology: A Sustainable Approach’, scrive “il cloud computing è un modello per abilitare una riserva condivisa di risorse on demand, che possono essere rilasciate rapidamente con il minimo sforzo energetico e gestionale“.

Se il Cloud Computing decollasse, un semplice dispositivo sarebbe in grado di riprodurre in streaming dei videogiochi da un singolo server. Ciò si convertirebbe in un consumo minore di energia, rispetto a milioni di singole console in esecuzione contemporaneamente, e potrebbe quindi rappresentare il futuro del green gaming. Negli ultimi anni si sta cercando di esplorare questa via, ma siamo ancora lontani dall’obiettivo. E voi, cosa ne pensate? Conoscevate già questi dati o vi sono risultati nuovi? Fateci sapere e, nel frattempo, stay green!




Ciao! Sono un ragazzo di 21 anni e nel tempo libero mi piace ascoltare un po' di musica, guardare film e serie tv, andare in palestra, scrivere e videogiocare... Passioni abbastanza semplici, no? 😊




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