A cura di L. Peroni
Quando un videogioco si presenta al pubblico proclamandosi l’erede spirituale di pietre miliari come Bully, GTA e persino delle commedie irriverenti alla American Pie, le aspettative salgono inevitabilmente alle stelle. La promessa di un’avventura adolescenziale politically incorrect, capace di farci rivivere i nostalgici fasti dei primi anni duemila con le tecnologie e le comodità moderne, avrebbe potuto rappresentare un sogno per molti giocatori. Ma i ricordi, da soli, spesso non bastano.
Provato su PlayStation 5, Agefield High: Rock the School si dimostra essere un gioco davvero imbarazzante sotto ogni punto di vista, un’esperienza così maldestra da sollevare il dubbio che ci si trovi di fronte a una demo tecnica mal assemblata da sviluppatori alle prime armi tramite l’uso sconsiderato di asset gratuiti prelevati dall’Unreal Engine.
Se proprio dobbiamo, parliamone un po’.
Versione provata: PlayStation 5
Si torna a scuola

L’incipit narrativo tenta di catapultarci nella vita di Sam, un adolescente inviato al liceo di Agefield mentre i genitori stanno affrontando un divorzio. Il compito teorico del giocatore dovrebbe essere quello di sopravvivere agli ultimi mesi prima del diploma, unendosi a due compagni con il folle piano di sovvertire la gerarchia scolastica, sconfiggere gli atleti, organizzare la festa perfetta e conquistare il ballo di fine anno.
Sulla carta, la premessa potrebbe persino funzionare per chi ama il genere dei teen movie dei primi anni duemila, e per chi ovviamente ha ancora Bully ben impresso nella mente, ma la realizzazione concreta spazza via ogni minimo entusiasmo nel giro di pochissimi minuti. Fin dal prologo ci si scontra con una sequenza estenuante di filmati infiniti e diretti in modo amatoriale, caratterizzati da inquadrature bizzarre e primi piani sconcertanti sui volti dei personaggi. Gli avatar digitali mostrano espressioni vitree e sguardi vuoti che fissano il nulla, creando una sensazione di inquietudine invece di generare empatia o divertimento.
Lo diciamo subito: salvare qualcosa di Agefield High: Rock the School è difficilissimo. L’illusione di trovarsi all’interno di una scuola viva ed esuberante svanisce non appena ci si incammina per i corridoi dell’istituto.
L’intelligenza artificiale è praticamente inesistente e il mondo di gioco appare desolante. La città di Agefield somiglia a una simulazione senza anima popolata da manichini sordi che ripetono ossessivamente due o tre frasi predefinite all’infinito. Camminando per strada vi imbatterete sistematicamente nello stesso poliziotto fermo allo stesso identico angolo, o negli stessi passanti che pronunciano a nastro la medesima battuta sul divorzio o sui frullati proteici. Persino la gestione dei PNG importanti appare ridicola, a dimostrazione di una cura per i dettagli totalmente assente.

La cosa più estenuante è però la routine scolastica, che in Bully rappresentava un pilastro fondamentale e divertente; qui, al contrario, è una punizione corporale per il giocatore. Il programma giornaliero impone di frequentare due doppie ore di lezione al giorno, pena la perdita della paghetta e un calo dei voti. Purtroppo queste lezioni si traducono quasi sempre in soporiferi e banali quiz a risposta multipla – che non si possono mai saltare. L’unica variante proposta è un minigioco musicale vagamente ispirato a Guitar Hero che riesce nell’incredibile impresa di essere completamente fuori tempo e desincronizzato rispetto alla traccia audio che sta suonando in sottofondo.
A essere strutturata male è l’intera mattinata scolastica: non potremo dedicarci a nulla nel tempo che trascorre tra la prima e la seconda lezione della giornata, dato che i minuti a disposizione sono sia lunghi che insufficienti allo stesso tempo.
Un gioco che fa male quasi tutto
Sotto il profilo del gameplay puro, la situazione peggiora drasticamente. L’esplorazione e la progressione della trama sono strutturate attorno a un loop di missioni piatte, ripetitive e concettualmente arretrate di almeno vent’anni. Il tempo viene speso per la gran parte a spostarsi da un punto all’altro per attivare compiti che spaziano dal pedinare qualcuno in modo grottesco, allo scappare a piedi, fino a fasi stealth imbarazzanti in cui ci si limita a evitare il cono visivo dei nemici anche quando ci si trova palesemente davanti ai loro occhi. L’interazione con l’ambiente è nulla e la libertà d’azione è una pura illusione: qualsiasi deviazione dal binario prestabilito dagli sviluppatori porta a un fallimento immediato della missione.

Il punto più basso della produzione viene toccato senza ombra di dubbio dal sistema di combattimento. Gli scontri a corpo a corpo, inevitabili e fin troppo frequenti in quasi ogni missione, sono tra i più legnosi, goffi e frustranti che si siano mai visti su una console di corrente generazione. Tirare un pugno o tentare una parata significa scontrarsi con animazioni slegate, collisioni imprecise e inquadrature della telecamera che impazziscono, lasciando il giocatore in balia di un sistema farraginoso e privo di qualsiasi tipo di feedback tattile o soddisfazione.
Agefield High: Rock the School è un fallimento completo sotto ogni punto di vista artistico, tecnico e ludico. Quello che avrebbe dovuto essere un tributo affettuoso ed eversivo ai classici dell’era PlayStation 2 si rivela essere soltanto un guscio vuoto, privo di ritmo, mal ottimizzato e privo di qualsiasi reale motivo di interesse.
L’ambizione di Refugium Games si infrange contro una realizzazione dilettantesca che sembra attingere a mani basse da asset generici assemblati senza alcuna visione d’insieme o competenza di game design. Se queste devono essere le operazioni nostalgia, vi prego: basta.
Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

Verdetto
Riassunto
Un disastro su tutta la linea: un videogioco che si è basato sulla nostalgia per Bully, senza azzeccare nulla di concreto.
Pro
A un certo punto, finisce Fa comprendere il valore del proprio denaro e di come spenderloContro
Tutto quanto- Giudizio complessivo4
Scrivi un commento