Anthem – Anteprima

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Di Alberto "Seven" Baldiotti
4 Febbraio 2019

Il nome di BioWare dovrebbe suscitare nel cuore di molti giocatori un immediato, sussultuoso e inebriante effetto nostalgia. Dragon Age e Mass Effect, membri del più recente splendido passato della software house, non possono essere considerati dei semplici videogiochi. Essi piuttosto rappresentano degli autentici capolavori videoludici che, nonostante gli alti e bassi, sono riusciti a insediarsi completamente nei ricordi di milioni di videogiocatori.

L’azienda canadese è tornata a suonar la carica durante l’E3 2017, presentando con tonalità epocali non un nuovo capitolo di queste due storiche saghe, bensì Anthem, IP del tutto nuova che ha creato grande clamore sin dall’annuncio. Il rimando a Mass Effect è inevitabile: siamo ancora una volta in un setting “spaziale”, vestiamo ancora una volta eso-tute per esplorare quello che c’è là fuori e incontriamo nuovamente nemici (umani e non solo) disposti a tutto pur di portare a termine i propri piani malevoli. La sostanza alla base è piuttosto interessante, motivo per cui abbiamo voluto provare le due fasi di demo (VIP Demo e Open Demo, dalle fattezze più che altro di una beta) rese disponibili da EA nei due weekend precedenti.

Tra Alpha e Omega di un nuovo mondo

In occasione della versione di prova, abbiamo avuto modo di giocare una minima parte della storia di Anthem, che si colloca a metà via tra elementi in chiave post-apocalittica e di cyberpunk più puro. Narrativamente, infatti, ci troviamo dinanzi ad un mondo plasmato da divinità chiamate Creatori, i quali però hanno ben presto abbandonato il progetto, lasciando alle proprie spalle i macchinari realizzati. Tra gli esseri umani, la comunità dei Dominion ben presto coglie l’occasione per tentare di impossessarsi di queste formidabili tecnologie. A fargli fronte ci provano gli Specialisti, un folto gruppo di soldati che rappresenta la fazione buona di cui facciamo parte. Dopo una iniziale pesante sconfitta, gli Specialisti si riorganizzano nel corso degli anni presso Fort Tarsis per restaurare le energie e rilanciare l’offensiva ai Dominion ritornati più carichi che mai.

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Il già citato Fort Tarsis costituisce l’hub principale del gioco, una sorta di piccola mappa in cui, tramite una visuale in prima persona, ci si può spostare tra le diverse missioni e quest secondarie, aree funzionali, banchetti di rifornimento scorte, armeria e quant’altro. Da Fort Tarsis è possibile partire sia per le spedizioni relative a missioni vere e proprie, sia per la modalità libera. In entrambi i casi si passerà alla visuale in terza persona alla guida del proprio Javelin, l’eso-tuta che vi descriveremo tra qualche riga.

Ogni personaggio reperibile a Fort Tarsis è dotato di un proprio campionario di frasi, e gli si potrà rispondere mediante un sistema a due scelte, a rispecchiare in tutto e per tutto una struttura di Action-RPG pura, come specificato dagli stessi sviluppatori. Non è ancora chiaro in che modo queste scelte potranno influenzare i risvolti della storia, ma resta comunque una piacevole aggiunta, seppur ridotta un pochino all’osso.

Alzi la mano chi non si è sentito Iron-Man!

L’elemento cui gravita attorno tutto il contesto di gameplay è sicuramente il Javelin, in italiano Strale, l’eso-tuta in dotazione al proprio personaggio che permette di poter uscire al di fuori di Fort Tarsis in totale sicurezza, nonché di poter viaggiare tra i bellissimi paesaggi proposti nel mondo di gioco. Gli Strali (o Javelin) sono disponibili in quattro versioni: Guardiano (disponibile al giocatore dall’inizio), Colosso, Tempesta e Intercettore, ognuno con le proprie caratteristiche peculiari che vanno a definirne diverse modalità di gameplay. Il Guardiano è lo Strale più equilibrato, il Colosso rappresenta il classico tank, il Tempesta consente di sfruttare appieno i poteri energetici e l’Intercettore dona grande rapidità nei movimenti.

Questo sistema a quattro Strali ricorda molto da vicino il più tipico sistema di classi già visto nella stragrande maggioranza degli RPG occidentali (e non solo): con un po’ di immaginazione è facile ricollegare il Guardiano ad una qualsiasi classe equilibrata, il Colosso come già detto ad un tank guerriero, il Tempesta ad un mago e l’Intercettore ad una classe stealth. Anthem quindi affonda le proprie radici nei giochi di ruolo e ne combina assieme elementi di shooting frenetico, come vedremo nel prossimo paragrafo.

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Lo Strale in propria dotazione permette al giocatore di muoversi con grande rapidità nel mondo di gioco, grazie ai propulsori che consentono di volare per un po’ di tempo, o di correre più velocemente, o di compiere balzi degni di nota. A Fort Tarsis ovviamente è possibile entrare nella fucina e personalizzare la propria eso-tuta nel modo che si preferisce: oltre alle armi in dotazione, si potrà scegliere a piacimento ogni periferica, potenziamento, colore e modello dei pezzi della tuta. La personalizzazione è piuttosto complessa e consente di ottenere dei Javelin unici, non senza però spendere i crediti in-game per sbloccare elementi nuovi.

A proposito delle armi, stupisce il numero di categorie disponibili: fucili d’assalto, cannoni automatici, granate, pistole di grosso calibro, mitragliatrici leggere, pistole mitragliatrici, fucili da tiratore scelto, fucili a pompa e fucili di precisione. Un encomio va fatto senza dubbio ad EA, che si è impegnata nell’offrire una varietà degna dei migliori esponenti MMORPG.

Paragoni infausti, ma necessari

Veniamo dunque al gameplay vero e proprio. Come già detto, l’esperienza di Anthem si snoda attorno all’hub di Fort Tarsis, da cui è possibile spiccare il volo verso missioni (della storia principale, oppure quest secondarie) o decidere per il Freeplay che vi consentirà di esplorare la vastissima mappa di gioco esterna al Forte.

Ci duole precisare da subito il punto più critico di Anthem, su cui EA dovrà mantenere il focus del proprio lavoro: la sensazione di ripetitività che sta alla base del tutto. A nostro modo di vedere infatti dopo qualche partita si avverte il peso della ripetizione di missioni piuttosto simili tra loro, non sempre in grado di carpire l’attenzione del giocatore. Per fortuna c’è una trama che, grazie ad un background narrativo ben realizzato, consente di alleviare di tanto in tanto il peso dell’incombente noia.

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La ripetitività di Anthem sta tutta nell’essenza stessa delle missioni, che a lungo andare finiscono per plasmarlo come un banale shooter in terza persona fortemente incentrato sul looting. In sostanza, si parte per una quest (di cui si può scegliere il grado di difficoltà, con conseguenti maggiori ricompense) assieme ad altri tre giocatori, si concludono i vari obiettivi seminando distruzione tra i nemici, e si porta a termine il tutto ritornando a Fort Tarsis con il bottino in saccoccia. Le uniche, poche varianti nelle quest risiedono appunto nella narrazione, che per fortuna riesce a calare il giocatore di volta in volta nel contesto: ad esempio, è proprio grazie alla narrazione che si riesce ad apprezzare la visita di una caverna o di una base sotterranea.

Se avete già potuto leggere o ascoltare pareri di videogiocatori che hanno provato la beta di Anthem, oltretutto, avrete sicuramente sentito del paragone tra Anthem e Warframe/Destiny, due giochi da cui il nuovo titolo di EA e BioWare sembra prendere parecchi spunti. Ebbene, abbiamo cercato di separarci il più possibile da questi confronti basati sulle pure e semplici sensazioni dei players, ma a primo impatto non possiamo che confermare in parte queste impressioni.

Anthem somiglia a Warframe nel suo stile di gameplay frenetico, in terza persona e focalizzato su eso-tute e salti pirotecnici, mentre somiglia a Destiny nel sistema di quest, nello spawn ripetuto di nemici in attesa del completamento di un obiettivo e perfino in alcuni menu, così come nelle armi. Gli elementi di somiglianza ci sono eccome, anche se riteniamo non sia corretto accusare BioWare di aver preso spunto da alcuni rivali. In ogni caso, poi, è ovvio che il gioco va giocato per molto più tempo, motivo per cui rimandiamo ogni altra osservazione più avanti, magari dopo aver provato la versione completa. Lo stesso vale per il comparto grafico che, al netto di una veste davvero eccellente già visibile dalla beta, necessita sicuramente di un’opinione definitiva dopo il lancio della versione completa di Anthem.

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Abbiamo sempre nutrito grandi speranze nei confronti di Anthem, anche perché si tratta di un gioco che segue il trend più amato dai videogiocatori negli ultimi anni: universi fantastici, mappe enormi, libertà totale di esplorazione e di personalizzazione e un mondo interconnesso con la rete mondiale di players, in grado di non confinare il giocatore all’interno dell’offline. Parte delle speranze sono state ripagate, grazie alle buone impressioni ottenute dalle fasi di demo, ma non possiamo non dar voce all’opinione del pubblico nella quale ci siamo ritrovati parzialmente: Anthem, in effetti, ad oggi non sembra il titolo clamoroso che era parso dall’annuncio fino ai mesi immediatamente successivi.

Che si tratti di un progetto strepitoso sul lungo periodo, o di un ennesimo clone shooter in salsa RPG? Di sicuro solo la versione definitiva, giocata molto più approfonditamente, riuscirà a darci la risposta a tali quesiti. Nel frattempo, potrete gustarvi l’ultimo video di Anthem su PC mostrato nel corso del CES 2019.



Studente universitario e gamer nel tempo libero, la sua passione videoludica non ha confini. Questa passione nasce a 4 anni, quando si ritrova a giocare Doom II su un vecchio computer acquistato dal padre. Appassionato di giochi open-world e GDR, le sue pietre miliari sono le serie di Grand Theft Auto, Fallout e The Elder Scrolls. A fianco di ciò, la tecnologia e lo sport giocano un ruolo fondamentale nei suoi interessi, ed adora restare informato sulle ultime novità nei rispettivi settori.