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Castlevania: Belmont’s Curse | Recensione

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Parigi, anno del Signore 1499. I demoni hanno dato fuoco alla città e le forze del male hanno preso possesso della capitale francese. Le strade sono senza speranza, le catacombe sono infestate: l’orrore è ovunque.

Ma quando anche la luce pare essere troppo fioca, una famiglia ha ancora la forza di stagliarsi contro le creature infernali: i Belmont. Trevor, reduce dalla vittoria contro Dracula ventitré anni prima, e sua figlia Rose prendono in mano le proprie armi, per sconfiggere ancora una volta i propri avversari demoniaci. Inizia così un’impresa intrisa di sangue, che vedrà Rose scoprire una macchinazione volta a resuscitare per l’ennesima volta il Signore delle Tenebre.

A quanto pare, Konami ha deciso di riportare Castlevania tra le saghe di punta della propria scuderia, insieme a Silent Hill e Metal Gear Solid. Un’ambizione che si è concretizzata con Castlevania: Belmont’s Curse, il nuovo capitolo della saga vampiresca, che proprio quest’anno festeggia il 40° anniversario.

Per realizzare il progetto, la compagnia giapponese si è rivolta allo studio francese Evil Empire, con sede a Bordeaux, legato a Motion Twin, già autori dell’eccellente Dead Cells. L’obiettivo era dare vita a un gioco all’altezza dell’eredità dei capitoli storici della serie, e la scelta sembra essere stata decisamente azzeccata, come vi raccontiamo nella nostra recensione.

Versione provata: PC

La maledizione del Signore delle Tenebre

Come detto, vestiremo i panni di Rose Belmont, figlia di Trevor, l’eroe di Castlevania III: Dracula’s Curse, nonché protagonista della serie animata Netflix insieme alla madre di Rose, Sypha. Rose è un’eroina tormentata da una maledizione: il suo braccio destro infatti è stato contagiato dal maleficio di Dracula, e lei rischia di perdere la propria umanità se non mantiene la calma.

Il primo aspetto da conoscere è che Castlevania: Belmont’s Curse non è un capitolo in 3D, bensì un gioco in 2D che mescola azione ed esplorazione, nel pieno rispetto della tradizione di quel genere al quale la stessa saga ha contribuito a dare il nome: il metroidvania. Si tratta quindi di un ritorno alle origini, e un netto stacco rispetto agli ultimi episodi del brand, i non canonici Lords of Shadows, i capitoli curati dallo studio spagnolo Mercury Steam ormai più di una decade fa.

Il titolo conquista fin da subito grazie a una direzione artistica molto caratterizzata, che punta su scelte stilistiche decise, come l’ampio utilizzo del rosso, capace di invadere lo schermo, e su ambientazioni ricche di dettagli, soprattutto nei fondali.

C’è poi un altro aspetto da sottolineare, forse il più importante: Castlevania: Belmont’s Curse non è semplicemente Dead Cells rivestito con l’estetica di Castlevania. Considerando il coinvolgimento di Evil Empire, si sarebbe potuto temere una simile direzione, ma lo studio ha evitato questo errore.

Di conseguenza, Castlevania: Belmont’s Curse presenta un ritmo decisamente più ragionato e meno frenetico rispetto a uno dei migliori esponenti del genere roguelite degli ultimi anni. Ed è una scelta che non può che fare piacere. Allo stesso tempo, il gioco evita anche la trappola di assomigliare eccessivamente a Blasphemous, spesso descritto come una sorta di Dark Souls in 2D. Sul fronte del gameplay, infatti, Castlevania: Belmont’s Curse propone combattimenti sufficientemente impegnativi, soprattutto negli scontri contro i boss.

Un viaggio nelle tenebre di Parigi

È evidente come in Belmont’s Curse siano l‘esplorazione e la progressiva scoperta di nuove aree al centro del suo gameplay. Non sono presenti sistemi di raccolta dell’equipaggiamento o meccaniche legate al denaro ottenuto sconfiggendo i nemici, come in Symphony of the Night o nella trilogia uscita su Nintendo DS: l’avventura di Rose punto piuttosto sulla capacità di padroneggiare le abilità della protagonista, superare gli ostacoli ambientali e sfruttare al meglio le armi a disposizione.

Rose ha a disposizione sette tipologie di armi, per un totale di 28 strumenti di offesa totali. Potremo affrontare le forze delle tenebre brandendo spade, spadoni, spade corte e scudi, lance, cestus, doppie lame e la classica frusta dei Belmont. Ma la frusta rappresenta molto più di un semplice strumento offensivo. Potremo usarla difatti anche come strumento per attraversare le schermate.

Agganciarsi alle piattaforme, oscillare tra un punto e l’altro e sfruttare persino i nemici per colmare grandi distanze costituisce una parte fondamentale del gameplay. L’azione è dinamica, spettacolare e fluida, soprattutto quando ci ritroviamo a saltare tra strutture sospese o a concatenare gli spostamenti acrobatici con gli attacchi.

Tuttavia, padroneggiare queste meccaniche richiede una certa abilità, anche perché il sistema di movimento aereo e l’utilizzo delle altre capacità di Rose possono risultare impegnativi. Inoltre, l’aggancio della frusta e il successivo movimento oscillatorio non sempre restituiscono una sensazione di immediatezza, con un ritmo che potrebbe sembrare leggermente macchinoso per alcuni.

L’esplorazione è ulteriormente arricchita dagli Arcani, le carte dei Tarocchi francesi delle quali Sypha fece dono a Rose, prima ancora che ella nascesse. Gli Arcani sono legati ai boss e, una volta ottenuti, permettono di sbloccare nuove possibilità e abilità ampliare progressivamente le zone accessibili. Come nei migliori metroidvania, le ambientazioni sono ricche di segreti (faremo indigestione di polli!), passaggi nascosti e percorsi alternativi. Ogni carta introduce inoltre missioni ed enigmi specifici, che aggiungeranno delle motivazioni forti per ritornare nelle aree passate a completare i compiti assegnati. Sarà in questo modo che potenzieremo i nostri Arcani e le nostre abilità.

Non mancano nemmeno gli incantesimi, sempre legati alle carte. I Tarocchi rappresentano dei nemici particolarmente temibili, che dovremo rintracciare seguendo gli indizi disseminati nel mondo di gioco. Ad esempio, sarà proprio il primo Boss, il misterioso Caduto, a farci dono della frusta nel momento della sua sconfitta.

Morite mostri! Non appartenete a questo mondo!

Rispetto ai capitoli più recenti della saga, Belmont’s Curse propone un livello di difficoltà piuttosto elevato. I nemici comuni richiedono più tempo per essere sconfitti e i danni subiti sono frequenti, soprattutto quando si cerca di attraversare ambientazioni disseminate di trappole si affrontano gruppi di avversari in spazi ristretti, in sessioni che richiamano alla mente gli scontri con le orde di Hollow Knight e Silksong, non raggiungendo però la stessa difficoltà estremamente punitiva. Occorre quindi imparare a gestire le distanze, alternare le armi e sfruttare con intelligenza le abilità di Rose, adoperando le schivate e il parry, un’abilità che proviene dalla Guerriera, uno dei primi boss.

E sono proprio gli scontri contro i boss che possono divenire delle lotte per la sopravvivenza. I combattimenti richiedono attenzione, tempismo e una buona conoscenza dei pattern offensivi degli avversari. La difficoltà degli scontri può essere molto varia, e ci è capitato alcune volte di vincere per il rotto della cuffia (o di un pixel), ma anche di trovare alcuni pattern fin troppo facili da leggere e prevedibili.

La difficoltà, comunque, non è completamente rigida. Il gioco offre diverse opzioni di assistenza che permettono di personalizzare l’esperienza, intervenendo sulla quantità di danni subiti e sul numero di pozioni disponibili. È una scelta furba di game design, perché consente di mantenere una sfida impegnativa per chi desidera mettersi alla prova con la difficoltà con quale Belmont’s Curse è stato pensato, senza però escludere chi preferisce concentrarsi sull’esplorazione e sulla progressione narrativa.

Abbiamo invece qualche perplessità a riguardo dei nemici comuni, che non brillano certo per varietà. Certo, ritroviamo anche fra essi tante citazioni dei capitoli precedenti della saga, ma ci sarebbe piaciuto vedere qualche avversario inedito in più.

Anche il potenziamento di Rose tramite la progressione a livelli contribuisce a rendere più gestibili gli scontri più duri, dando la possibilità di tornare ad affrontare un boss dopo aver migliorato le proprie capacità.

Ci è molto piaciuta l’idea di racchiudere i boss sconfitti all’interno delle carte dei tarocchi, permettendo loro di continuare a interagire con la protagonista. Gli Arcani sono a tutti gli effetti uno strumento narrativo, e nel corso dell’avventura di Rose ci daranno consigli, indizi, e racconti sulla storia dei Belmont. Ma i più “ribelli” non mancheranno di punzecchiarci durante la nostra lotta contro Dracula.

Una Parigi gotica ricca di dettagli

Sul piano visivo, non possiamo che tessere le lodi per il lavoro svolto da Evil Empire. Parigi e il castello di Dracula sono ricostruiti attraverso fondali minuziosi, scenari ricchi di particolari e una notevole varietà di elementi architettonici. Il level design valorizza il design del gioco, ed è sempre stupefacente vedere come le aree si colleghino a vicenda. Sono ottime anche le scene animate d’intermezzo, che danno ulteriore drammaticità all’avventura di Rose.

Anche la componente sonora rafforza l’immersione, accompagnando efficacemente l’atmosfera gotica delle ambientazioni con melodie con l’organo. Magari abbiamo perso i virtuosismi eccelsi e la varietà melodica di Michiru Yamane, ma anche la colonna sonora di Belmont’s Curse si difende bene.

Il ritorno in grande stile dei Belmont

Castlevania: Belmont’s Curse ha tutte le carte in regola per riportare la serie di Konami al centro dell’attenzione, grazie a un sistema di combattimento appagante, un’esplorazione ben strutturata e una difficoltà che recupera parte del rigore dei capitoli classici. Il fulcro del gioco non è più il loot forsennato come in Symphony of the Night e nei capitoli 2D che lo hanno seguito su Nintendo DS, ma è la nostra abilità nei combattimenti e nell’esplorare le location e i loro segreti. La possibilità di alternare armi e Arcani, la progressione legata alla sconfitta dei boss e la varietà degli enigmi mantengono alta la motivazione per esplorare a fondo Parigi e il castello del Signore delle Tenebre.

Certo, ci sono alcune criticità, come delle sessioni platform che potrebbero far saltare la mosca al naso ad alcuni giocatori, e avremmo preferito una maggiore varietà degli avversari, ma niente che comprometta un titolo ottimo che ha avuto l’onere e l’onore di riportare gli Ammazzavampiri di Konami sotto i riflettori.

Castlevania: Belmont’s Curse, è difatti un progetto che trasuda amore e rispetto per la saga. Per la famiglia Belmont, insomma, non poteva esserci una notizia migliore.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

9
Riassunto
Riassunto

Castlevania: Belmont’s Curse è un convincente ritorno alle origini per la storica saga di Konami, affidandosi all'esperienza di Evil Empire per proporre un metroidvania in 2D capace di unire nel migliore dei modi esplorazione, combattimenti impegnativi e una direzione artistica ricca di cura e fascino. L'avventura di Rose Belmont ci ha conquistati grazie a un sistema di combattimento approfondito e agli Arcani, che arricchiscono sia la progressione sia la componente narrativa. Splendida la ricostruzione gotica di Parigi e del castello di Dracula, accompagnata da una colonna sonora convincente, ma magari non all’altezza dei fasti di Michiru Yamane. Qualche limite nella varietà dei nemici e una difficoltà altalenante non permettono a Belmont’s Cure di raggiungere la perfezione, ma non intaccano minimamente la qualità complessiva di un'avventura che dimostra quanto la famiglia Belmont abbia ancora molto da raccontare.

Pro
Gameplay coinvolgente Esplorazione ben strutturata Boss fight impegnative Narrazione riuscita Direzione artistica eccellente
Contro
Nemici comuni poco vari Difficoltà talvolta discontinua
  • Giudizio complessivo9
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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