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Gears of War E-Day, provata la campagna: un ritorno alle origini che guarda al futuro

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Ci eravamo lasciati giusto qualche mese fa con un primo, tiepido contatto con Gears of War E-Day, nuovo capitolo del celebre franchise Xbox sviluppato da The Coalition, già autori dell’apprezzato quinto capitolo della saga. In quell’occasione, l’Xbox Showcase per essere precisi, il team alzò per la prima volta il velo sul progetto. Lo ricordo bene perché i miei sentimenti furono perlopiù contrastanti: quello che mi sembrò di percepire dal reveal fu perlopiù un progetto poco ambizioso, quasi conservativo se vogliamo, molto legato all’anima storica del brand e un po’ orfano di quell’innovazione (o anche solo un ventata di aria fresca) di cui forse ci sarebbe terribilmente bisogno.

Anche per questo ho accolto con grande entusiasmo questa prima prova del gioco: la Casa di Redmond ci ha infatti messo a disposizione una versione ancora non definitiva dell’esperienza, ambientata in un paio di capitoli della campagna. Un paio d’ore, giocando con calma, e non di più: nonostante questo, il tempo a disposizione è stato molto utile per capire meglio cosa vuole essere (e cosa sarà) Gears of War E-Day e più nello specifico cosa potrebbe diventare Gears in un futuro non troppo lontano. 

Come spesso prediligo fare per anteprime di questo tipo, vi darò inizialmente un po’ di contesto dopodiché vi guiderò passo passo nella la mia esperienza di gioco, infarcendo quanto più possibile il racconto di dettagli e opinioni che possano esservi utili. 

Cosa ho giocato, dove e come

La build che Coalition ha messo a disposizione, come detto, era molto circoscritta: due capitoli dell’Atto 2 (Capitolo 1 e 2, per la precisione) un breve tutorial (Boot Camp) e niente del multiplayer – che ha avuto un momento di prova a parte. 

Si poteva giocare solo in singolo e non in coop, e per l’occasione era possibile personalizzare un minimo le proprie sessioni; io, per darvi contesto, ho giocato a difficoltà normale (una delle quattro selezionabili) e in modalità performance. La piattaforma che ho scelto invece e stata Xbox Series X. 

La scelta del team di sviluppo di non farci toccare con mano il primo atto del gioco è data probabilmente da un paio di fattori: evitare spoiler e calarci subito nell’azione, con due sezioni differenti tra loro ma che raccontano più o meno la stessa ambizione. Infine, prima di entrare nel merito, ci tengo a ricordare che in totale parliamo di un paio d’ore di gioco – ad essere abbondanti. 

Boot Camp e Capitolo 2, Atto 1: Bravo Squad

Sono un veterano del franchise, ma nonostante questo ho deciso di seguire il consiglio presente nella preview guide partendo quindi dal tutorial piuttosto che dalla campagna. Il Boot Camp è sostanzialmente un campo di addestramento propedeutico a far capire subito due cose: le basi del gioco (per i neofiti) e la dichiarazione d’intenti di The Coalition.

La seconda mi ha sinceramente sorpreso: Gears of War E-Day è un gioco nuovo. Certo, le cose da fare sono più o meno le stesse (ci torniamo da poco), ma le animazioni sono estremamente più fluide, credibili, il feeling con le armi e cambiato – non solo nello shooting, ma anche per esempio nelle ricariche – e più in generale la sensazione è veramente quella di giocare a qualcosa proiettato nel futuro. Il modo in cui il personaggio si muove, interagisce con l’ambiente, spara e uccide ha quel feeling familiare ma ciononostante permeato da un costante senso di novità. Qualcosa che assolutamente non mi aspettavo e che ha immediatamente acceso qualcosa in me – peraltro The Coalition ci tiene molto a sottolineare che è stato tutto rifatto da zero, e ora capisco bene questa enfasi. 

Terminato il tutorial, entro nella campagna. 

Ci troviamo a Kalona, città colpita anch’essa dell’emersione delle Locuste e a quanto pare i nostri protagonisti (Marcus, Dom, Lucas e Mags) sono sopravvissuti ai primi momenti di puro terrore e si trovano in un centro di raccolta feriti in compagnia del sindaco della città, la carismatica Shaw. Questa si scontra immediatamente con l’attuale leader dei Gears, il Colonnello Trench, il quale mette come priorità la neutralizzazione della minaccia piuttosto che la messa in sicurezza dei feriti e sopravvissuti. 

Qui percepisco subito una nuova tensione: l’atmosfera è molto cupa, c’è sgomento e paura di fronte all’ignoto e mi sento di dire che mai nei capitoli precedenti avevo vissuto questa sensazione di urgenza, timore ma anche violenza. Peraltro il mood generale molto cinematografico e gli ottimi dialoghi (doppiati in Italiano, ottima notizia) arricchiscono ancora di piu il primo impatto. 

Dopo il confronto tra sindaco e colonnello, conosciamo il capitano Grey, la quale ci guiderà nelle vie di Kolona per recuperare una squadra dispersa di colleghi. Insomma, si gioca. 

Questa prima porzione di gioco è quella più classica nella struttura e nello svolgimento: guidata, alterna uno scontro dopo l’altro ma già mi sbatte in faccia diverse novità. La cosa più impattante, per quanto mi riguarda, è la difficoltà degli scontri a fuoco. Le Locuste sono più aggressive e ragionano meglio, le armi si ricaricano in modo diverso, più lento, le animazioni di Marcus sono più “pesanti” ma in senso positivo (realistiche, per capirci, seppur molto fluide) e la verticalità dei livelli aggiunge complessità, ma anche possibilità.

Già perché in Gears of War E-Day si salta e si “scala”. Possiamo per esempio salire sulle automobili, saltare su un camion adiacente e quindi accedere al balcone dal quale una squadra di Locuste ci sta sparando. Questa dinamica, che pensavo fosse una sciocchezza ma che in realtà applicata in questo modo e dirompente, di base aiuta a eliminare quel problema di level design ripetitivo di cui la serie soffriva e poi, come già detto, rende molta più giustizia agli scontri a fuoco. 

A questo si aggiunge un quasi senso di impotenza e pericolo che rappresenta anch’esso una novità per Gears: si e costantemente sotto fuoco nemico, calati in un clima di guerriglia urbana vera, spietata e inquietante perché, lo ripeto, in questa fase nessuno sa cosa siano o non siano le Locuste. Un prequel con questa sfumatura di novità, sono sincero, non l’avevo mai giocato. Finita questa prima porzione si passa ad una cutscene – molto curata, come la precedente – e si passa al pezzo successivo, quello per il quale nutrivo più curiosità.

Atto 2, Capitolo 2: Hold the Line

Finito un breve brief con il capitano Grey, la mappa di Gears of War E-Day si apre e ci vengono proposte tante nuove features, tutte accattivanti. Prima di raccontarvi, vi spiego un attimo questa cosa delle mappe aperte.

The Coalition li chiama “Distretti Aperti”, ovvero dei quartieri di Kolona che di base sono delle macro aree aperte dove si possono fare diverse cose. Esiste una mappa per ogni singolo distretto che vi mostrerà gli obiettivi, così come esiste una mappa piu ampia di Kolona dove sono mostrati i vari distretti – non so dirvi, ad oggi, quanti ce ne saranno.

Dannazione, interessante: un third person shooter che è sempre stato lineare, ora diventa più aperto. Come funziona? Nel distretto, sostanzialmente, ci sarà una quest primaria e diverse secondarie, ottenibili esplorando liberamente le vie della città (sempre vive, in fermento, con nemici che vi aggrediscono e cadaveri smembrati sui marciapiedi) che una volta completate vi daranno come ricompensa, rullo di tamburi… delle mod per le armi. 

Finalmente! un primo esperimento di progressione: lo desideravo da anni. Sostanzialmente qua e là per Kolona troverete dei cosiddetti “Supply Cache”, ovvero dei bauli di rifornimento tramite i quali potremo ricaricare le armi, cambiare equipaggiamento e inserire/modificare appunto le mod. Ne esistono di specifiche per ogni arma (ah, ci sono anche armi nuove) e cambiano sensibilmente l’efficacia della vostra bocca da fuoco. Il gioco non sembra spingersi oltre, ma per quello che ho provato va bene cosi – un paio di missioni secondarie con obiettivi diversi, anche se sarà da verificarne la varietà nella versione finale.

Dopo aver girato un po’ qua e là per la mappa, completo la quest principale dopo uno scontro a fuoco in un ambiente vasto e verticale, non senza qualche difficoltà, e anche in questo caso (lo voglio ribadire) il senso di guerra e pericolo che mi trasmette Gears of War E-Day mi conquista. Se siete veterani della serie, dovrete completamente ripensare il modo in cui vi approcciate agli scontri, ed e esattamente il tipo di risultato che mi auguravo di trovare.

La build termina infine sbloccando l’Equipaggiamento Tattico, ovvero abilità utilizzabili per potenziare i nostri attacchi, depotenziare i nemici o usare dispositivi che agiscono direttamente sul campo di battaglia. Purtroppo non ho potuto provare nulla di tutto ciò, ma tornare al menu principale dopo l’ennesima scoperta ha contribuito a lasciarmi sulla pelle una enorme voglia di approfondire e il gioco e godermelo in sede di recensione. 

Tirando le somme

Ero partito con più di un dubbio – lo ammetto senza problemi – convinto, dopo il reveal, di trovarmi di fronte a un Gears timido e fin troppo affezionato al proprio passato. Ecco, questa prova ha ribaltato le carte in tavola: nel giro di un paio d’ore The Coalition mi ha dimostrato che E-Day, dietro l’apparente ritorno alle origini, nasconde in realtà un gioco nuovo. La fluidità ritrovata, il feeling delle armi rimesso a punto, la verticalità che finalmente spezza quella ripetitività del level design che ci trascinavamo dietro da qualche capitolo, i “Distretti Aperti” con il loro primo e sospirato accenno di progressione e di mod: sono tasselli che, sommati a un’atmosfera cupa e disperata come non l’avevo mai respirata nella saga, mi hanno conquistato ben oltre le mie aspettative. Un prequel che, paradossalmente, ha più le sfumature di un sequel.

Le cautele del caso restano, sia chiaro: parliamo di una manciata di ore su una build ancora acerba, con tutto ciò che ne consegue – la varietà delle missioni secondarie è tutta da verificare sulla distanza, e l’Equipaggiamento Tattico, sbloccato proprio sul più bello, non ho nemmeno fatto in tempo a provarlo. Ma se questo è l’antipasto, sono già seduto a tavola con il tovagliolo al collo.

Scritto da
Yuri Polverino

Gioco dal 1998 e lo racconto dal 2014. Millennial convinto e quindi nostalgico: Metal Gear Solid mi ha cambiato la vita.

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