In Cina i minori potranno giocare online solo 3 ore alla settimana: è lotta alla dipendenza da gaming

Di Chiara Ferrè
30 Agosto 2021

I videogiocatori cinesi avranno vita sempre più difficile: come riportato dai media ufficiali, la National Press and Publication Administration ha emesso una nota nella quale si specifica che i minori potranno giocare online solo per un’ora al giorno, dalle 20.00 alle 21.00 da venerdì a domenica, per un tetto massimo di 3 ore a settimana.

Questo provvedimento si applica su tutti i giochi online. La nuova misura restrittiva viene adottata nel tentativo di arginare la diffusione della dipendenza da videogiochi, un problema particolarmente diffuso in Cina che porta i giovani a isolarsi e a perdere il senso della realtà. Tramite la stretta infatti, si pensa che “sarà così protetta più efficacemente la salute fisica e mentale dei minori”.

Le case di sviluppo cinesi, che negli ultimi anni si stanno affermando a livello internazionale (pensiamo a miHoYo con Genshin Impact), sono ovviamente profondamente interessate dal provvedimento: dovranno infatti limitare l’accesso ai minori ai propri giochi, facendo inoltre particolare attenzione alla registrazione degli utenti e garantendo l’accesso solo attraverso dati reali e riconoscimento facciale.

Anche le amministrazioni della stampa e dell’editoria a tutti i livelli sono chiamate a fare la loro parte per assicurarsi che queste nuove norme vengano rispettate, così da guidare efficacemente famiglie, scuole e altri settori sociali verso una migliore tutela dei minori, in conformità con la legge.

Non è certo la prima volta che la Cina introduce questo genere di restrizioni. Fino ad ora infatti ai minorenni era consentito giocare online nei giorni feriali per un massimo di 90 minuti, con divieto di connessione dalle 22.00 alle 8.00. Nei giorni festivi e nei weekend era loro consentito giocare per massimo 3 ore al giorno.

Purtroppo la dipendenza dai videogiochi è un fenomeno che esiste ed è particolarmente diffuso nei paesi asiatici e non solo. Secondo alcune stime del 2020 anche in Italia sarebbero a rischio circa 300mila ragazzi. La pandemia e le restrizioni ad essa conseguenti non hanno certo aiutato. Tutto sta nel capire quanto questo tipo di divieto possa aiutare a combattere concretamente il problema, in mancanza di aiuti e sostegni psicologici adeguati.

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Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




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