Lezioni di Storia: Ratchet & Clank – Avanti e indietro nel tempo

Di Andrea "Geo" Peroni
13 Luglio 2020

Se vi siete persi la prima parte della nostra retrospettiva dedicata a Ratchet & Clank, vi consigliamo di recuperarla cliccando qui.

La grandezza non conta

Se l’avventura di Ratchet e Clank su PS2 poteva ritenersi conclusa, Sony era decisa a sfruttare il loro roboante nome per il piccolo gioiellino della compagnia, PSP. Lanciata tra il 2004 e il 2005 in tutto il mondo, la console stava accogliendo sempre più spin-off e opere derivate da grandi franchise della storia di PlayStation, come God of War e Metal Gear Solid. Una serie dall’enorme potenziale come quella di Insomniac Games non poteva essere da meno, e quindi ecco che anche l’accoppiata Lombax/robot si rende protagonista di nuove avventure su PSP. Per l’occasione, Sony scomoda High Impact Games, software house nata da poco e formata da ex-dipendenti di Naughty Dog e Insomniac, di creare due videogiochi per la console portatile, dalle ambizioni importanti ma con esiti non proprio memorabili.

Nel febbraio 2007 arriva Ratchet & Clank: Size Matters, tradotto erroneamente in italiano con Ratchet & Clank: L’altezza non conta – la traduzione letterale sarebbe esattamente il contrario, ossia L’altezza conta – che ripropone con buoni risultati la formula classica della serie tra platform, sparatorie, magnifici mondi da visitare e alcune interessanti deviazioni, riuscendo a portare l’esperienza solare della serie su PSP. Da molti giocatori ed esperti del settore viene definito come uno dei migliori giochi della libreria di PSP, un valido successo che Sony decise poi di riproporre su PS2 con un porting che invece, ovviamente, sfigurava di fronte ai suoi fratelli maggiori. Come detto, il gioco aveva il suo indiscutibile fascino sulla piccola console, ma a causa di un hardware naturalmente meno performante, doveva fare i conti con una grafica inferiore, minori effetti e dettagli e un gameplay più statico, che su PS2 non venne perdonato.

Molto più tiepida invece l’accoglienza del secondo spin-off giunto su PSP, ancora una volta ad opera di High Impact Games e stavolta incentrato, sulla falsariga del Daxter di Ready at Dawn – spin-off di Jak & Daxter – interamente, o quasi, sulla figura di Clank. Con il Lombax dietro le sbarre, che verrà comunque sfruttato per alcune sezioni in stile arena di combattimento, è Clank a rubare la scena e a cercare un modo per poter salvare l’amico, in un’avventura che lo porterà a scontrarsi con il suo doppelganger Klunk già visto in Ratchet & Clank 3. Il robottino viene rifornito di gadget nuovi di zecca e un gameplay personalizzato che strizza l’occhio, oltre che al solito platform, anche a uno stealth dallo stile arcade che per certi versi richiama un’altra storica IP di Sony, Sly. In effetti, Secret Agent Clank metteva sul tavolo discrete idee, con il classico umorismo della serie, ma questo non bastò a convincere critica e pubblico, che anzi non amano particolarmente ricordare questo piccolo esperimento, a causa soprattutto di un gameplay molto lento in controtendenza con i canoni della serie e fin troppo ripetitivo. La versione PS2, proposta poco dopo, non andò meglio: ennesimo porting senza alcuna miglioria, e notevolmente inferiore alla versione PSP.

Il futuro è qui

Al di là delle divagazioni tra PSP e spin-off, Insomniac Games era comunque pronta, con l’uscita di PlayStation 3, a riportare in scena l’ormai iconico duo con non solo una nuova avventura, ma un progetto decisamente importante. Con il benestare di Sony, che ormai credeva ciecamente nel brand, gli sviluppatori posero le basi per una nuova trilogia identificata con l’appellativo di Ratchet & Clank Future, che proiettava i due personaggi in una nuova e incredibile serie di avventure. Non solo nuovi pianeti, gadget e armi, ma una lunga e profonda storia fatta di colpi di scena, dell’importante legame tra i due e di nuovi personaggi che arricchivano lo sconfinato universo della serie.

Nel 2007, a un anno dall’uscita di PS3, ecco quindi Ratchet & Clank: Armi di Distruzione (in originale Ratchet & Clank Future: Tools of Destruction, ma in italiano l’appellativo Future venne escluso), e tutto, per i giocatori, sembrava essere bellissimo. Tutto era tornato come ai tempi di Ratchet & Clank 3, dimenticando deviazioni come Gladiator e i giochi per PSP, con una formula cioè dove sia Ratchet che Clank erano al centro dell’intera vicenda e il focus ruotava intorno alla loro nuova avventura galattica. La storia però, stavolta, si arricchiva di tante nuove sfumature, e poneva inoltre le basi per ciò che sarebbe stato il prosieguo della serie Future, una caccia continua da parte di Ratchet delle sue origini e di uno dei misteri più grandi che i giocatori si sono sempre domandati sin dal primo capitolo della serie: dove sono finiti tutti i Lombax? La risposta c’è, ed è un vero e proprio plot twist che sconvolge l’esistenza di Ratchet.

Nel bel mezzo di una tranquilla giornata su Kerwan, ecco quindi che l’Imperatore Percival Tachyon irrompe con le sue truppe scatenando il panico dopo aver già conquistato numerosi altri pianeti, in cerca della misteriosa tecnologia della razza aliena dei Lombax e di una vendetta nei loro confronti. Si scopre infatti che Tachyon, in passato allevato dai Lombax, è l’ultimo membro dei Cragmiti, una potente razza aliena che ha combattuto una mastodontica guerra contro i Lombax del pianeta Fastoon. In questa guerra, Fastoon ne uscì vincitore, e i Lombax, tramite un dispositivo chiamato Dimensionatore in grado di aprire squarci tra le dimensioni e viaggiare tra di essi, riuscirono nell’impresa di esiliare per sempre i Cragmiti. L’ultimo dei Cragmiti, appunto Tachyon, scoprì la tremenda verità sulla fine dei suoi simili, e giurò di darsi da fare per trovare il Dimensionatore per distruggere tutti i Lombax. In tutto questo, anche Clank ha il suo bel da farsi, dopo l’apparizione di alcuni misteriosi esseri chiamati Zoni in grado di conferirgli nuove straordinarie capacità.

Senza la volontà e la necessità di stravolgere una formula già rodata e ben collaudata, Armi di Distruzione portava Ratchet & Clank nella nuova generazione di hardware con risultati eccellenti soprattutto dal punto di vista tecnico, e mostrando la sempre crescente bravura di Insomniac nel costruire grandi mondi e grandi storie. Premiato dalla critica e amato dal pubblico, Tools of Destruction fu per molto tempo considerato il miglior platform di PS3, questo prima dell’arrivo… di un nuovo capitolo della serie!

E non parliamo di Ratchet & Clank: Alla ricerca del tesoro (R&C Future: Quest for Booty), un breve e limitato spin-off dedicato interamente a Ratchet nel quale continua la sua ricerca di Clank, scomparso al termine del precedente titolo. Qualche nuova meccanica, qualche piccola sorpresa compresa la sconvolgente rivelazione finale, ma in generale si tratta di un titolo che, nonostante fosse venduto a prezzo budget, è risultato essere più che altro un gradevole passatempo in attesa di qualcosa di più sostanzioso. Questo qualcosa arriverà pochi mesi dopo (era l’autunno del 2008, e nella primavera successiva sarà già tempo di un nuovo gioco), in un gargantuesco capitolo della serie ritenuto tra i migliori, se non addirittura il migliore, dell’intera storia della saga.

Destino ineluttabile

Ratchet & Clank: A spasso nel tempo è considerato il più grande esponente della serie Future, ma senza dubbio uno dei migliori videogiochi dell’intera serie. Riprendendo la narrazione dai fatti di Quest for Booty, Ratchet e Qwark sono ancora alla ricerca dello scomparso Clank, il quale, rapito dagli Zoni, è stato portato in un luogo leggendario sul quale si basa l’intero concept del gioco: il Grande Orologio. Si scopre infatti che Clank non è solo un piccolo robot costruito su Quartu, ma dentro di sé racchiude un’anima ben più profonda. Clank è infatti l’erede designato di Orvus, il guardiano del Grande Orologio che altri non è che un macchinario in grado di controllare il flusso del tempo nell’intero universo e che si trova esattamente al centro di esso – 50 metri più, 50 metri meno. Può un marchingegno di tale potenza essere considerato al sicuro? Ma certo che no, e infatti un potente nemico dal passato di Ratchet, Clank e Qwark è interessato a sfruttarne le capacità per diventare il nuovo dominatore dell’universo: il malvagio, robotico e appassionato di soap-opera Dr. Nefarious.

ratchet clank nefarious

Se già Insomniac aveva dimostrato di saper portare avanti la serie su PS3 con l’esordio della serie Future, A spasso nel tempo è invece un notevole passo avanti, sia in termini di meccaniche che di cura generale degli ambienti, dei mondi, della scrittura. L’escamotage dei viaggi nel tempo simula una continua progressione e dinamismo negli ambienti di gioco, ora più veloce, rapido ed esplosivo grazie ai soliti e immancabili gadget e armi, tra grandi ritorni e simpaticissime sorprese. Le sezioni di Ratchet sono abbastanza canoniche, in linea con il resto del franchise, ma impreziosite da alcune nuove e brillanti meccaniche. I momenti dedicati a Clank, invece, in maggior quantità rispetto a prima vista la notevole importanza del personaggio nell’economia globale della narrazione, sono del tutto nuovi, dedicati alla lunga e faticosa esplorazione e sistemazione del Grande Orologio a base di enigmi e combattimenti contro gli scagnozzi di Nefarious. Un compito non semplice, certo, ma le anomalie temporali devono in qualche modo essere sistemate. Specialmente se, in questa – vera e propria – corsa contro il tempo, interviene anche un misterioso Lombax venuto dal passato.

Se Armi di Distruzione aveva iniziato a posare i paletti per dare una complessa mitologia alla civiltà Lombax, in questo terzo capitolo arriva il primo vero simile a Ratchet – tralasciamo la controversa Angela di Ratchet & Clank 2 – il generale Azimuth, un tempo grande amico del padre del nostro eroe e fortemente intenzionato a trovare il Grande Orologio per cambiare il destino della sua razza. Un’avventura semplicemente magnifica, visivamente, sì, ma anche terribilmente emozionante, e che lasciava aperto un altro futuro per i due protagonisti. A spasso nel tempo era sì la conclusione della serie Future, ma non la fine delle avventure di Ratchet e Clank.

ratchet e clank grande orologio

Da quell’anno, però, le cose per i nostri due eroi non furono splendenti come un tempo. La serie riuscì a mantenere il ritmo di (quasi) un nuovo titolo ogni anno, ma si parla sempre di progetti molto minori alla gloriosa trilogia Future. Prendiamo Ratchet & Clank: Tutti per Uno, ad esempio, la prima esperienza interamente multiplayer cooperativa fino a 4 giocatori con l’improbabile team formato da Ratchet, Clank, Qwark e, assurdamente, il dr. Nefarious. Un gioco senza enormi pretese: uno spin-off della saga, per meglio dire, che intendeva proporre un’esperienza molto diversa dal solito, pur senza dire addio al solito mix di fantascienza, comicità e sana azione. Nel 2012, poi, arriva Ratchet & Clank: Q-Force, ulteriore spin-off e strutturato come un tower defense in tempo reale nei panni del solito Ratchet. Una durata esigua – poche ore per completare il tutto – ma giustificata dal prezzo budget, e parliamo comunque di un titolo che è riuscito, tra qualche ritorno e alcune meccaniche inedite, a rappresentare un sano svago per gli appassionati della serie. Niente di neanche lontanamente paragonabile, però, all’epoca d’oro di PS2, o all’ottimo A spasso nel tempo.

Questione di priorità

Perché tale scelta, da parte di Insomniac? Perché ognuno di noi, grande appassionato di questa storica serie, aveva l’impressione che la software house americana stesse quasi alzando bandiera bianca nei confronti di Ratchet e Clank senza dar loro la giusta chiusura che meritavano? Questione di priorità, forse. Insomniac Games, dopo la conclusione della trilogia Future, dovette terminare la lavorazione della serie Resistance con il terzo capitolo che uscì nel 2011, dopodiché arrivò il momento di cambiare, almeno in parte, le politiche aziendali. Se in passato Insomniac si era concentrata su una o due IP alla volta – Spyro su PS1, R&C su PS2, Resistance e ancora R&C nei primi anni di PS3 – lo studio voleva ora espandere i propri orizzonti e ampliare il suo bagaglio di esperienze. Fu così che, tra le varie produzioni minori, arrivarono negli anni giochi come Outernauts e Fuse, per poi iniziare a pensare al nuovo accordo siglato con Microsoft. Con la next-gen in vista, gli insonni, oseremmo dire clamorosamente visti i rapporti strettissimi con Sony, furono coinvolti dal colosso di Redmond per la realizzazione di una IP completamente nuova sulla futura Xbox One, che sarà poi conosciuta con il nome di Sunset Overdrive.

ratchet e clank into the nexus

E Ratchet e Clank, quindi? Sì, c’era ancora spazio per loro. Poco, ma c’era. Tra un’apparizione e l’altra in discutibili crossover come PlayStation Move Heroes insieme a Jak e Sly, e PlayStation All Stars Battle Royale, il saluto della serie a PS3 avviene nell’autunno 2013 con quello che può essere considerato il prologo definitivo della trilogia Future (dunque… tetralogia Future?), Ratchet & Clank: Nexus, altro titolo a prezzo budget estremamente breve ma decisamente più riuscito degli ultimi due spin-off. Un’ultima avventura, con una nuova dinamica di gameplay incentrata sul sempre sorprendente Clank e l’Antiverso, legata al filone narrativo del Dimensionatore, dei Cragmiti, del Grande Orologio e della ricerca dei Lombax, come un ultimo grande omaggio di Insomniac alla recente storia del franchise prima di pensare ad altro.

Altro, appunto, perché per Ratchet e Clank, nella generazione che si appresta a volgere al termine, di spazio ne è stato concesso ben poco. Intendiamoci, il remake reimmaginato del primissimo capitolo della serie, lanciato nel 2016 in occasione dell’uscita dell’omonimo (e pessimo) film animato, è un fulgido esempio di tutte le potenzialità inespresse di Ratchet & Clank su PS4, il simbolo di ciò che avremmo potuto avere e che invece, per un motivo o per l’altro – Insomniac ha dovuto anche fare i conti con un nuovo super-progetto, Marvel’s Spider-Man – non abbiamo avuto. Pazienza, ma neanche troppa, perché anche il remake, forse per problemi di tagli al budget o di sviluppo, è stato sottoposto a limitazioni rispetto all’originale, pur risplendendo grazie ad un comparto tecnico-grafico e artistico davvero sbalorditivo. E così, ancora una volta, i fan non sapevano quale potesse essere il futuro della serie. Insomniac avrebbe ora seguito la moda dei remake, rivisitando tutti i suoi classici, o c’era effettivamente spazio per un prosieguo?

La risposta, molto positiva, è arrivata proprio poche settimane fa, quando in occasione dell’evento di reveal dei giochi di PlayStation 5, Insomniac Games è salita in cattedra e ha sganciato la bomba che in molti, ormai, neanche si aspettavano: Ratchet & Clank: Rift Apart. Un titolo palesemente mostrato per mettere sotto gli occhi di tutti le potenzialità della tecnologia SSD, ma che non per questo non sembra avere carattere, anzi. Seppur non sia ancora stato confermato, sembra ormai ovvio che Rift Apart riprenderà laddove Nexus si era interrotto, con Ratchet e Clank impegnati a sistemare un multiverso sempre più a pezzi e ancora una volta preda delle macchinazioni di Nefarious, intravisto nel corso del trailer. Un filmato che, seppur breve, ha già fatto tanto discutere, anche a causa dell’apparizione a sorpresa di un misterioso personaggio che sarà indubbiamente importante: una Lombax femmina.

La serie di Insomniac Games ha vissuto di alti e bassi, come tanti altri franchise, eppure mai una volta è mancato il sentimento di chiaro amore degli sviluppatori verso questa IP da sempre nei cuori dei fan PlayStation. Noi, da appassionati, ci auguriamo che la carriera di Ratchet e del piccolo Clank possa andare avanti ancora per molto, molto tempo. L’universo di idee è semplicemente sconfinato.

Hai Telegram? Clicca sull'icona per entrare nel canale


Abbiamo parlato di:

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




Scrivi un commento