Un nuovo studio inglese evidenzia i legami tra lootbox e gioco d’azzardo nei bambini

Di Andrea "Geo" Peroni
19 Gennaio 2020

Il tema delle lootbox, sempre più presenti nei videogiochi, continua a far discutere, e oggi un nuovo report dalla Gran Bretagna delinea un futuro non semplice per questa meccanica da molti odiata.

Claire Murdoch, direttore del National Health Service (NHS), ha infatti esposto i risultati di un nuovo studio, evidenziando come ci sia un profondo legame tra le lootbox e il gioco d’azzardo che viene di rimbalzo provocato nelle menti dei più giovani.

Occorre ricordare che oggi, in Inghilterra, le lootbox non sono state vietate come è accaduto in altri Paesi, ma secondo Murdoch si tratta di una semplice scappatoia legale. Un servizio come le casse-premio si sta rivelando infatti dannoso per la salute e il futuro dei bambini, come ha avuto modo di dichiarare:

Credo che nessuna azienda dovrebbe preparare i bambini alla dipendenza insegnando loro il gioco d’azzardo su questi bottini. Nessuna società dovrebbe vendere oggetti con questa possibilità, quindi sì, la vendita delle lootbox dovrebbe finire. […] I siti web che vendono account di gioco e oggetti rari sono ormai moltissimi e facili da trovare su Internet.

Alla base del rapporto di NHS ci sono anche numerosi casi saliti all’onore delle cronache, che sono stati evidenziati da Murdoch. Le lootbox possono creare numerosi rischi se il bambino non viene attentamente informato delle probabilità dell’ottenimento di un oggetto, e se non viene soprattutto controllato dai genitori e dagli adulti:

Le indagini hanno portato alla luce tantissimi casi di bambini che spendono soldi senza che i genitori lo sappiano, abbiamo visto un 16enne che ha pagato 2000£ per una partita di basket.

Sul fronte della legalità sembrano non esserci problemi in questo momento, ma Murdoch vuole fare leva piuttosto sull’eticità da parte dei grandi editori e distributori, chiedendo di regolare la vendita di queste lootbox e, perché no, introdurre anche un limite nella spesa.

Parole certamente forti e un pensiero nobile, ma non sappiamo quanti di questi grandi publisher saranno pronti a scendere a compromessi potenzialmente “letali” per le loro tasche.

Fonte



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